L’Università Islamica di Lecce e la sindrome di Fratelli D’Italia

Chiunque di voi in questi giorni abbia letto le dichiarazioni di alcuni uomini pubblici (deputate, europarlamentari, cose così) sui giornali si sarà già scontrato con la dura realtà che potrebbe abbattersi su Lecce: L’ISIS, lo Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, verrà in Italia non solo a prendere le nostre donne, ma a prendersi anche l’ex tabacchificio di via Birago per farci un’università. Possibile? Da Capitale Europea della Cultura a Avamposto dell’invasione Islamica dell’Europa continentale così, in un lampo? No, non proprio. Anche se questa versione dei fatti potrebbe far schizzare Lega e Fratelli D’Italia al 40 per cento dei voti alle prossime elezioni, le cose non stanno così.

Perché la notizia è più banale: c’è la possibilità che a Lecce apra una Università Islamica, lì dove sorge l’ex tabacchificio dismesso negli anni ’80. La notizia l’ha data il Nuovo Quotidiano di Puglia il 9 ottobre scorso. Quel giorno ci svegliammo così:
Il giornale, oltre ad ospitare la prevedibile “dichiaropoli” scatenatasi sul tema (inclusa la ormai classica spaccatura interna al Pd), ha condotto un aggiornamento della vicenda, rivelando via via particolari più significativi sul progetto. L’incontro del Consorzio investitore con i proprietari della manifattura (la Red srl), quello con alcuni imprenditori locali interessati ai lavori di ristrutturazione, il prezzo dell’immobile (tra 7 e 12 milioni di euro), l’avvio in Commissione Urbanistica del Comune di Lecce di un approfondimento sulla destinazione d’uso del complesso industriale dell’ex deposito.

Muniti di queste informazioni, siamo pronti a fare la nostra parte. Per far ciò bisogna cercare risposta a una semplice domanda. Cos’è un’Università Islamica? Ebbene non si tratta di un centro di reclutamento di Al Qaeda, nonostante questa versione dei fatti possa portare Fratelli D’Italia al governo del Paese. Certo, esistono diverse Università Islamiche in Europa e, volendo regalare un ulteriore 3 per cento a Fratelli d’Italia, in alcuni casi i Rettori di queste università non si sono distinti sicuramente per il politically correct. È il caso, ad esempio, e preghiamo Fratelli d’Italia di prenderne nota, del Rettore dell’Università Islamica di Rotterdam Ahmet Akgündüz il quale un anno fa bollò come “nemici dell’Islam” e “traviati dallo stile di vita occidentale” i giovani turchi (no no, aspettate, non stiamo parlando di Orfini) che scesero in piazza contro Erdogan, aggiungendo anche che la lapidazione è una punizione prevista dall’Islam. Ma esistono altri centri di formazione islamici, in Europa, di ben altra caratura e con altri personaggi. Riprendendoci quel 3 per cento appena regalato a Fratelli d’Italia, facciamo l’esempio del College Musulmano di Londra (The Muslim College) istituito nel 1986 da Mohamed Aboulkhair Zaki Badawi, uno dei più influenti musulmani d’Inghilterra che ha perseguito l’integrazione interreligiosa nella società inglese e che ha coniato il termine “islamofobia”. Ancora oggi il college londinese è presieduto da intellettuali musulmani che lavorano nella società inglese per cercare il dialogo tra religioni, soprattutto dopo gli attentati nella metropolitana di Londra del 7 luglio 2005 (dopo il quale nasce il progetto The Radical Middle Way del quale il direttore Esecutivo è Fuad Nahdi, membro del comitato consultivo del College). Insomma, anche se la cosa non dovrebbe stupire più di tanto, anche nel mondo della cultura islamica esiste chi la spara grossa e chi svolge un lavoro all’altezza dei tempi che viviamo. Di quanto i primi siano in realtà rappresentativi dell’intero mondo della cultura islamica se ne potrebbe parlare a lungo, ma rinviamo questa discussione al prossimo comizio di Fratelli d’Italia.

Per avere qualche informazione di prima mano su intenti, natura, opere e colpi di testa sul progetto leccese, abbiamo parlato con Giampiero Khaled Paladini, il presidente del Confime, un consorzio specializzato in rapporti commerciali con i paesi del Medio Oriente, che è capofila nell’affare, il quale giusto qualche giorno dopo la nostra intervista ha deciso di entrare in silenzio stampa. Abbiamo scoperto che è in errore anche chi pensa che nel progetto, quest’Università Islamica sia il corrispettivo del seminario cattolico. Sarebbe più giusto dire, invece, che è il corrispettivo dell’Università Cattolica la quale non sforna sacerdoti, suore e vescovi ma, tra gli altri, manager d’impresa, broker, avvocati, docenti di economia. C’è poi un altro aspetto fondamentale di cui tener conto: una Università privata, di qualsiasi matrice culturale o confessionale, per essere riconosciuta deve rispettare dei criteri stabiliti dal Ministero dell’Istruzione e della Ricerca. In sostanza in una eventuale facoltà di Economia dovrà esserci l’insegnamento del diritto aziendale, in una facoltà di Giurisprudenza, accanto al diritto dei paesi islamici, dovrà esserci comunque diritto pubblico o diritto privato. “Ci saranno ovviamente degli insegnamenti specifici dedicati ai paesi islamici – spiega Paladini – ma non si potrà prescindere dagli insegnamenti delle discipline definite dal Ministero e valevoli per tutti. Del resto se vogliamo ottenere il riconoscimento dobbiamo osservare la legislazione italiana”. No, amici di Fratelli D’Italia, l’insegnamento “Come rubare il lavoro agli italiani” non è contemplato nei programmi.

Stando a quanto racconta Paladini e a quanto dice la legge, all’interno dell’Università lavoreranno (anche) docenti laici, oltre agli ospiti internazionali che – dice Paladini – deterranno cattedre più specifiche dedicate ai paesi islamici. E potrebbe anche accadere che, laddove un giovane ricercatore non trovasse posto nella nostra Università Pubblica (come accade a tanti dottorati leccesi), l’Università Islamica potrebbe rappresentare una alternativa. In progetto, racconta Paladini, c’è l’attivazione di due facoltà: Economia e Teologia. Per la seconda, ovviamente, sul fronte dell’insegnamento, ci saranno meno occasioni per i ricercatori leccesi. Ma non prendetela sul personale, amici di Fratelli D’Italia.

Assodato (si spera) che un Ateneo Islamico non è necessariamente una copertura per traffici d’armi internazionali o per rifugiati terroristi provenienti dalla Siria, forse sarebbe più utile e costruttivo discutere quali prospettive possa offrire all’economia cittadina questa novità. Perché 50 milioni di euro di investimenti privati, provenienti, “soprattutto da enti caritatevoli islamici”, non sono spiccioli, sebbene il segreto (o la riservatezza) che Paladini tiene sull’identità degli investitori, non aiuti. Decisamente no:

Più che immaginarci il Califfato che tenta di aprire una breccia all’altezza di Porta Rudiae, abbiamo preferito chiedere cosa intenda Paladini per riqualificazione dell’ex deposito tabacchi. “La struttura universitaria in progetto sarà simile a quella di un qualsiasi campus americano o inglese o olandese”. Insomma, alloggi per studenti e docenti, bar, parco, attrezzature sportive. Inoltre, sempre secondo Paladini, l’accesso sarà aperto a tutti, anzi: “Abbiamo intenzione di ridurre la parte immobiliare per poter implementare un parco verde aperto a tutti”. E, per fugare un altro dubbio atroce, “All’interno dell’Università Islamica avranno libero e completo accesso e possibilità di studio e carriera le donne”.

Questi sono alcuni degli elementi che Paladini, da portatore degli interessi degli investitori, offre al conflitto d’opinione – a botte di stereotipi – che in questi giorni anima la politica leccese e, purtroppo, non solo. E, sebbene la programmazione economica a lungo termine di questo territorio solitamente non vada oltre il prossimo San Martino, dobbiamo registrare che gli investitori sono dichiaratamente disposti ad accogliere eventuali proposte da parte delle amministrazioni locali.

Per esempio la tanto agognata, e mai concretizzata, apertura di una Facoltà di Agraria. Sul punto Paladini dice: “Noi abbiamo intenzione di sederci al tavolo con l’amministrazione comunale e capire insieme come questa Università possa servire al territorio. E se c’è l’esigenza di aprire un corso del genere perché ciò non dovrebbe accadere?”. Già, perché ciò non dovrebbe accadere? “Le dirò di più – continua Paladini – l’agricoltura è un aspetto fondamentale tanto per il territorio leccese quanto per tutti quei paesi del Medio Oriente e dell’Africa in via di sviluppo. E lei immagina cosa può voler dire avere un Facoltà di Agraria che ospita personalità di tutto il mondo Arabo e Africano Islamico che mettono a disposizione le loro conoscenze per lo sviluppo di quanti, qui sul territorio vogliano formarsi in questo senso? E viceversa, può immaginare che apporto possiamo dare noi a questi paesi? E le prospettive di apertura di scambi commerciali o tecnologici o di competenze con questi paesi? Ci vogliamo pensare?”. Enfasi a parte, pare che la risposta sia positiva, e chissà se con una facoltà di Agraria gli amici di Fratelli d’Italia non riescano a trovare la loro naturale collocazione nel mondo.

“Lei pensi – dice Paladini – cosa può significare l’apertura di una facoltà di Economia, con insegnamenti tanto riguardanti il sistema italiano tanto quello arabo islamico, non solo sotto il profilo del capitale umano e delle competenze, ma sotto il profilo della possibilità di un’apertura di mercati e scambi commerciali con paesi ai quali oggi cui è prevalentemente preclusa ogni forma di cooperazione economica”. Cioè, in sostanza, noi gli diamo le nostre donne e loro ci danno gli sceicchi che finalmente porteranno Ibrahimovic a Lecce? Non proprio, cari elettori della Meloni, ma qualcosa del genere. Pensiamoci. Però, si, va bene Ibrahimovic, va bene liberarsi delle suocere, però un nodo ancora da sciogliere in realtà sussiste. Se da un lato non basta certo una Università privata ad assicurare una apertura dei mercati arabi alle competenze dei tanti imprenditori, ingegneri o laureati in economia del Salento (e d’Italia), non mostrarsi chiusi a questa possibilità può essere un primo passo per far funzionare quell’idea, in fondo non peregrina, che un ponte di collaborazione concreta con le altre sponde del Mediterraneo possa essere interessante per il Sud Italia. E che sarebbe giusto che nel Salento, anche data la posizione geografica vantaggiosa, si assumesse un atteggiamento di apertura verso questa possibilità (leggi; alternativa all’emigrazione). Forse sarebbe giusto anche nei confronti dei propri giovani oltre che naturale nei confronti di chi – tra l’altro – afferma di voler investire qui 50 milioni di euro. Compressi tra la propaganda dell’islamismo radicale e la sindrome di Fratelli d’Italia, ragionare sul Medio oriente come un insieme di popoli con i quali abbiamo molto in comune è comunque una possibilità che non possiamo lasciarci sfuggire. Ce la faremo?

p.s. Nessun iscritto a Fratelli d’Italia è stato maltrattato durante la scrittura di questo articolo

p.p.s Forse no, non ce la possiamo fare

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24 thoughts on “L’Università Islamica di Lecce e la sindrome di Fratelli D’Italia

  1. Articolo troppo sereno, giudizioso e intelligente per la platea dei lettori italo-salentini…. Il problema non è la paura (islamofobia, xenobobia, manifatturofabia) della gente comune che è comprensibile e giustificato, quanto la vertiginosa ignoranza, la malfede e l'ottusità di gran parte della classe dirigente italo-salentina…..

  2. È per questo che abbiamo parlato della sindrome di Fratelli d'Italia, perchè il punto non è l'opinione pubblica bensì quella politica. E soprattutto abbiamo voluto spostare il centro del dibattito, dal pericolo estremismi o dubbi investimenti a quello più importante delle ricadute economiche sul territorio. Sperando di aver aggiunto qualche spunto in più di discussione per l'opinione pubblica, che continuo a ritenere capace di ragionare (lo so, sono fin troppo ottimista)

  3. Piacevole lettura pomeridiana, ma un po' troppo scarna e faziosa.
    Faziosa in quanto non sono state erette barricate da parte di partiti politici specifici, anzi, la richiesta di chiarezza e trasparenza è pervenuta anche da signori, volutamente in minuscolo, che con Fratelli d'Italia penso non abbiano nulla a che fare, Abaterusso, Marra, Perrone, Gabellone… Trasparenza e Chiarezza, richiesta eterogenea e trasversale.
    Scarsa, perchè rendi superficiale il concetto, invece fondamentale, della questione, punto di contatto con le garanzie fondamentali richieste: la tracciabilità, la fonte, la certezza riguardo la provenienza dei famosi 50milioni. Non è assolutamente un atteggiamento populista o portatore di terrore che indurrà la gente "incapace di ragionare" a votare Tizio o Caio, è il principio cardine di ogni investimento, che possa riguardare politica, economia o sviluppo sociale.
    Inoltre i dubbi rapporti con l'Imam di Lecce, il sentore di Qatar e Arabia, il concetto di università privata in sè per cui dubito non ti sia mai riempito la bocca, la richiesta stessa, ribadisco trasversale, di tutti gli schieramenti di ascoltare il parere della gente…
    insomma, bella lettura pomeridiana futile e scarna, argomenta in maniera più decisa altrimenti non sono nemmeno 20 di centesimi credimi.

  4. Al di la delle implicazioni religiose e delle paure su eventuali fondamentalismi io credo che una università islamica unica in Italia in un piccolo centro come Lecce (100.000 abitanti) finirebbe per impattare in maniera pesante sulla composizione etnica della società andondo inevitabilmente a modificare tradizioni e stile di vita a cui sono affezionato, per questo sono molto scettico.

  5. Perdonatemi ma non sono d'accordo,non dico che gli altri fattori non incidano ma i maggiori e piu rapidi cambiamenti negli ultimi anni sono dovuti in gran parte alla variazione nella composizione etnica della nostra società. Se si parla di evoluzione gigi sarei d'accordo con te, il problema e' che io in questo caso vedrei una involuzione e vi prego non scambiate la mia idea per una idea razzista.
    Mettete un gruppo di 10.000 persone in una comunità di 2 milioni e avrete un effetto, mettetela in una realtà di appena 100.000 e avrete un impatto molto maggiore. Una piccola città come Lecce a torto o a ragione verrebbe identificata troppo con la componente islamica e in questo momento io non credo sia una buona pubblicità. Perdonatemi ma i miei modelli di sviluppo sono altri. Parere puramente personale.

  6. Concordo con Marco
    Gigi tu parli di forme minime di integrazione il problema è che come dice Marco mettere un cosi grosso numero di persone appartenenti ad una unica corrente, quella islamica ( e quindi di origine mediorientale) in una piccola comunità come Lecce sarebbe una grossa forma di integrazione forse troppo grossa per non influire massicciamente sulla nostra società. E poi non è che si puó essere favorevoli all' integrazione a prescindere da chi ci portiamo dentro. Una università per stranieri sarebbe cosa diversa e sicuramente bene accetta per varietà e tipologia di culture che porta con se ma una università cosi spiccatamente legata alla fede islamica la vedrei negativamente specie in questo momento storico con potenziali ripercussioni negative anche sulla immagine della città.

  7. questa sera sarò a CONTROVENTO in nome e per conto di Fratelli d'Italia, si colleghi all'emittente televisiva TELERAMA sign. Apollonio, Canale 12. Le potrebbe interessare il pensiero completo del mio partito. Lei ignora Sign. APOllonio, Ignora. Lei. Ignora.

  8. Un articolo malignamente fazioso e super saccente è dir poco,leggendolo da elettore di Fratelli d'Italia mi sento preso davvero per il culo da una schifezza simile…! Vi sentite in diritto di permettere a chiunque di venire nella nostra terra a spadroneggiare e creare università islamiche,come se poi non fossimo stanchi della marea di clandestini che l'Europa ci propina qui e di cui non si prende la responsabilità,bene io non lo tollero ok? OK. Chiamateci razzisti se volete. Per quello che conta..ciao.

  9. L'ignoranza mi fa orrore. La paura mi mette tristezza.
    Ma a farmi veramente schifo sono i politici che soffiano sul fuoco della xenofobia, che aizzano i cittadini contro gli stranieri, che innescano la guerra tra i poveri, e che tentano di distrarre l'opinione pubblica dalle proprie malefatte.
    Se l'Italia è in difficoltà, se non ci sono servizi, se le nostre tradizioni sono andate a… quel paese, se la cultura viene stuprata, la colpa non è dei poveri disgraziati che non vengono ad "invadere" nessuno ma tentano solo di sopravvivere (come fanno tanti italiani all'estero). La colpa è di chi ha avuto responsabilità politiche negli ultimi decenni. E non basta mettersi sulla carta intestata l'inno di Mameli per fare l'interesse degli italiani.

  10. Sinceramente a me fa orrore chi metterebbe sull'Italia la scritta ingresso libero e consumazione omaggio, chi sbandiera ai 4 venti gli ideali di integrazione senza porsi minimamente l'interrogativo su chi si sta facendo entrare. Non e' che l'integrazione e' sempre cosa buona…chiedetevi prima quale sarebbe l'utenza di questa fantomatica università islamica (non certo i poveretti bisognosi), chiedetevi da dove vengono i soldi e perche, informatevi sui corsi di laurea e su come sarebbero spendibili, chiedetevi cosa spingerebbe una persona che si voglia integrare a iscriversi a una università islamica..ma prima di tutto approfondite il concetto di università ISLAMICA non di università in cui si studia l'islam.

  11. Gli interventi inutili saranno i tuoi caro Cosimo e ti faccio presente che io non ho offeso nessuno. Ho scritto semplicemente e lo penso sinceramente che integrazione non è sempre sinonimo di progresso. Una università islamica dove si studia esclusivamente filosofia islamica è di per se un estremismo possibile che non lo capiate? Al di del fatto che come ho letto in altri commenti mettere una università del genere unica in italia in un piccolo centro come lecce finirebbe per identificarci troppo con l'islam con conseguenti ripercussioni negative. Questo è il mio pensiero forse inutile per te caro cosimo probabilmente come tutti gli altri commenti che vanno contro il tuo pensiero.

  12. Perfettamente in sintonia con Marco e Francesco. Comunque al di la delle varie opinioni ( tutte degne di rispetto cosimo anche la tua) non credete che per una iniziativa simile sia giusto interpellare preventivamente i cittadini? L'atteggiamento del sig paladini ( mettetevi l'animo in pace l'universita islamica si farà) mi sembra pecchi di arroganza.

  13. Tranquillo Ivano chi non è in sintonia con le loro idee è o ignorante o razzista tu con inutile sei andato bene. Loro si sono informati su cosa è esattamente l'università islamica, su quali saranno i corsi di laurea, su quali rapporti o non rapporti ci potrebbero essere con i gruppi estremisti; hanno fatto studi sociologici per capire quale impatto puó avere sulla società ed economia leccese e hanno anche capito quali sono i reali finanziatori di questa inuziativa. Ma per favore non riempitevi la bocca con ideali di integrazione e multicultura senza chiedervi realmente a cosa possono portare. Hai detto bene Albert, guai a chi osa opporsi al verbo multiculturalista. Poco importa su quali culture o non culture facciamo entrare..prego ingresso libero!

  14. Albert mi hai preceduto, avevo letto gli stessi articoli e aggiungerei che si tratta di Rotterdam, città nordeuropea di 600.000 abitanti, 6 volte lecce; immaginate cosa succederebbe alla nostra picvola città, in poco tempo saremmo letteralmente colonizzati. Mi dispiace ma non è il mio modello di cultura, già ci vedono come semiafricani vogliamo completare l'opera? Sinceramente il mio modello di progresso e civiltà è leggermente diverso! No a questa idea balorda dell'università islamica a Lecce!

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