“FutureInResearch”: lo schiaffo della Regione Puglia ai ricercatori

La notizia che la Regione Puglia ha pubblicato un bando per sostenere le università, destinato a finanziare contratti per circa 170 ricercatori, è stata accolta con vibrante eccitazione dalla comunità accademica. Il nuovo bando, dal chiaro titolo “FutureInResearch” (guarda qui), rappresenta la tanto attesa boccata d’ossigeno, in grado teoricamente di rilanciare il settore. Tuttavia, la realtà è diversa: il sistema di selezione proposto dalla Regione è impacciato, bolso, frutto di un compromesso piuttosto che di un’effettiva volontà di rilancio.

A una prima analisi, la struttura del bando sembra mettere al centro i ricercatori. Sono loro, infatti, a essere chiamati – previa verifica di alcuni parametri d’accesso – a presentare dei progetti nell’ambito disciplinare di appartenenza, segnalando il dipartimento pugliese in cui si intende sviluppare l’idea. Qualora il progetto venga approvato, la Regione finanzia il dipartimento segnalato. Quest’ultimo però non è tenuto ad assumere il ricercatore che ha proposto l’idea. Al contrario, il dipartimento in questione bandisce a sua volta un concorso, legato in tutto e per tutto al progetto presentato dal ricercatore, ma non al ricercatore che ha presentato il progetto. In questa maniera chiunque, fatta salva la dovuta specializzazione, può accaparrarsi quel posto da ricercatore. Il procedimento potrebbe apparire, in superficie, democratico e trasparente, ma in realtà ha come effetto quello di screditare il ruolo dei ricercatori, i quali si ritrovano a dover proporre un’idea senza alcuna garanzia di poter seguire l’iter della ricerca. La convinzione più diffusa fra i giovani accademici è che si tratti dei soliti meccanismi, di bandi già chiusi in partenza. Accettazione, ancora una volta. Ma, anche fosse vero, un bando di questo tipo nasconde un problema culturale.

Il modello a cui la Regione sembra attenersi è quello dei concorsi europei, in cui è l’idea di un ricercatore a essere finanziata. Ma nel caso di questi bandi, il finanziamento elargito dall’Unione Europea all’università è vincolato all’assunzione dell’autore dell’idea. La situazione è simile con il Firb-Futuro in Ricerca, un bando ministeriale (quasi omonimo del nostro FutureInResearch), destinato a giovani dottori di ricerca, in cui i promotori dell’idea progettuale sono invogliati a concorrere perché hanno la certezza di essere riconosciuti come attuatori, e quindi assunti, in caso di valutazione positiva della loro idea. Non si capiscono, invece, i motivi per cui la Regione Puglia chieda al ricercatore – da un lato – di proporre un’idea, senza assicurare – dall’altro – che allo studioso di turno ne venga riconosciuta la paternità. In maniera ancora più sospetta, FutureInResearch assegna, in fase di selezione, il 25% del punteggio in base alle qualità, all’esperienza e alle pubblicazioni dell’individuo proponente, ma allo stesso tempo gli chiede di autorizzare la Regione, “rilasciando in tal senso ampia ed incondizionata liberatoria, ad utilizzare l’idea progettuale […] con facoltà della Regione Puglia di fornire alle Università pugliesi tutto il materiale prodotto dal proponente affinché, sulla base di tale materiale, le Università pugliesi realizzino le attività di ricerca ivi descritte”.

Questa posizione schizofrenica da parte della Regione, che con una mano invoglia i giovani cervelli e con l’altra toglie loro qualsiasi autorità, chiedendo loro, in pratica, di rinunciare di buon cuore al frutto del proprio lavoro, crea due conseguenze nefande. In primo luogo, non attrae i cervelli locali residenti all’estero. Né, ovviamente, attrae nuove energie intellettuali, perché un ricercatore straniero (o non pugliese) si guarderà bene dal presentare una proposta senza alcuna garanzia di portarla a termine. Anzi, con il rischio concreto che gli venga sfilata di mano.

Senza voler nascondere la luna dietro a un dito, è ovvio a tutti che questo bando rappresenta il tentativo di salvare una pletora di ricercatori precari, o privi di contratto. Ma il meccanismo messo in atto non risconosce alcuna validità neanche al lavoro di questi ottimi professionisti a tempo determinato: anche loro sono sottoposti al rischio di perdere l’apparente vantaggio di aver già svolto attività accademica in Puglia. Ci si chiede, se quello era il vero fine, allora perché non proporre un bando ad hoc, destinato a chi già lavora nei dipartimenti regionali? Il punto qui è un altro. E questa è la seconda, ancor più nefanda, conseguenza. Non vengono rispettati, dagli autori del bando, l’importanza e il ruolo delle idee. Un’idea progettuale non è una manna dal cielo, per nessuno: né per i ricercatori, né per la Regione né per le università. Viene da anni di studio, sacrifici, esperienze, dedizione, passione e intuizioni. In un mondo ad alta accelerazione tecnologica, alla portata di tutti, ciò che fa la differenza è l’idea progettuale, e la capacità di metterla in atto. Perciò non ci ci spiega come si possa chiedere, a chi di idee vive, di rinunciare gratuitamente alle stesse.

Quel che appare in controluce è una preoccupante chiusura istituzionale. Il provvedimento non coglie la sfida della modernità, ma chiede – ancora una volta – che le idee vengano controllate dall’alto, cedute gratuitamente a mamma Puglia. Allo stesso tempo, però, la retorica regionale invita e incita i ventenni e i trentenni pugliesi, nel pieno di una crisi economica e sociale, a credere alle proprie idee. Fioccano le proposte e i concorsi: Principi Attivi, Pugliasounds, Bollenti Spiriti, convegni e camp di tutti i tipi. Ma rimane aperta una questione, che riguarda più la ricerca di un futuro che il futuro della ricerca: qual è il modello che la Regione vuole proporre? Quello secondo cui una buona idea può portare sviluppo e innovazione (e un lavoro) o quella secondo cui soltanto l’aiuto della Regione può determinare le sorti di un progetto?

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2 thoughts on ““FutureInResearch”: lo schiaffo della Regione Puglia ai ricercatori

  1. Sarà simpatico, per modo di dire, incrociare alla fine i nomi di chi proporrà un'idea e quelli degli assegnatari dei finanziamenti. Questo bando è un'ipocrisia perchè il ricercatore che presenterà un'idea sarà poi lo stesso a cui verrà affidato un finanziamento è un patto tacito è evidente. D'altronde il bando riproduce perfettamente l'altra grande ipocrisia interna alle Università per cui i concorsi da ricercatore e i dottorati sono da sempre pilotati (nella maggior parte dei casi) con il silenzio colpevole di tutti. Fai il concorso, ovvero lanci un bando per un progetto di ricerca, già sapendo chi di quella ricerca se ne occuperà.

  2. Da alcune informazioni raccolte sembra che i progetti approvati non andranno direttamente ai ricercatori che li hanno ideati,e questa potrebbe sembrare un'ottima cosa. Analizziamo la situazione, si sfruttano le idee di giovani promettenti, e nel momento in cui ci saranno i bandi questi saranno pilotati. Come avviene per principi attivi, bollenti spiriti etc.

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