Staccate la spina

Ragioniamo sul dogma: “Il segretario di un partito a livello provinciale lo devono scegliere i tesserati, sennò cosa differenzia un tesserato da un semplice elettore?“.

Dopo le accuse incrociate, tutte senza un destinatario preciso, e dopo aver condiviso i dubbi che ha sollevato Carlo Salvemini in un suo efficace post; dopo aver osservato che DA SUBITO il dibattito congressuale del Pd del Salento si nutre sostanzialmente di argomenti tipo quello della foto (prima pagina di Quotidiano di oggi); dopo aver constatato che questa è l’ennesima volta che sospetti di imbrogli a vario titolo animano la vita del maggiore partito di centrosinistra nel Salento, ci permettiamo di dubitare del dogma di cui sopra (che poi è in realtà: i tesserati scelgono i delegati che scelgono il segretario).

In fondo il dilemma, a proposito del Pd, è sempre lo stesso: o sei il partito delle primarie o non lo sei, anche a livello provinciale, a maggior ragione in una provincia grande come quella di Lecce. Propagandare e inseguire l’immagine di un novecentesco partito di massa e contemporaneamente prodigarsi per auto-demolire l’efficacia e la sostenibilità di questo modello di partito (sostenibilità etica ma anche economica, visto che ormai anche i dipendenti storici vengono lasciati otto mesi senza stipendio), semplicemente non ha senso. Neanche per i già fustigati elettori e simpatizzanti di quello che si autorappresenta come l’ultimo partito non “personale” in circolazione.

Che poi anche questa storia dell'”unico partito” è un altro mito che, tra un po’, crollerà. Insieme a tante certezze e all’idea che “i tesserati” siano quello che erano una volta. E che ora non sono più.

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