Carlo Salvemini è un po’ stanchino

C’è talmente poco da raccontare della politica locale in questo momento che non è stato un peccato non scriverne per così tanto tempo. Ma negli ultimi giorni a Lecce è successo qualcosa di straordinariamente normale che si può fare un’eccezione, uscire dal mutismo, e tornare a discutere di politica: Carlo Salvemini ha annunciato che alla fine della consiliatura corrente avrà più di cinquant’anni, un’età giusta per non ritenersi più “in prima fila” nel suo schieramento politico (Lecce Bene Comune o più generalmente la sinistra leccese) e, al contempo, un’età giusta per lasciare che altri, in particolare “i trentenni”, si incarichino di candidarsi alle elezioni.

Non è utile scrivere di questo post per esprimere osservazioni come “che bell’esempio di discontinuità con una politica locale poltronara e parassita” oppure “sono sempre i migliori che cedono il passo” o per fondare il fan club “Carlo resta con noi”. Salvemini non ha deciso di lasciare poltrone remunerative, non è mai stato uno che ha tratto sostentamento dalla politica e quindi con la politica poltronara c’entrava nulla già prima di questo annuncio. E poi, in fin dei conti, è pure uno che ha il diritto di decidere per sé e prima di scrivere questo post ci avrà pensato bene, anche alle ricadute “politiche”.

È utile invece chiedersi se questa “scadenza” coinciderà con qualcosa di simile alla scena di Forrest Gump nella quale il corridore si ferma improvvisamente e saluta i suoi seguaci per incamminarsi verso casa. Senza rispondere alla domanda del più fedele tra i follower: “E adesso noi che facciamo?”. Niente. Voce fuori campo: “E così finirono i miei giorni da corridore”.

Perchè il lavoro svolto da Salvemini in città è stato prezioso “in prospettiva”, più che per il numero di consensi conquistati alle ultime comunali. Con Lecce Bene Comune ha infatti cominciato a costruire una ragionevole alternativa di centrosinistra per quei leccesi che non si sentono pronti alle molotov ma non per questo si arrendono al voto per il partito di Francesco Boccia (alla cui corrente il Pd leccese è stato assegnato per ora in maniera ineluttabile da strani accordi correntizi) o non hanno tempo di lanciarsi alla ricerca di un circolo di Sel in città.

Osteggiato nel Pd dalla vecchia guardia Ds (la stessa che lo aveva “lanciato” durante la seconda amministrazione Poli), guardato con malcelato sospetto dall’apparato barese dei vendoliani (che a Lecce ha preferito puntare decisamente su Stefàno), nonostante tutto Salvemini ha rappresentato con l’esperienza di Lecce Bene Comune un passo verso la modernità per la politica leccese. Nei campi della progettazione partecipata delle proposte, della trasparenza e l’inclusività dei processi politici e nella modernizzazione della comunicazione ha marcato una differenza netta con il vecchio centrosinistra.

Questo sforzo lo ha portato anche a competere, per preferenze personali e grazie a un consenso puramente di opinione,con i migliori campioni del voto della scuderia del Pdl leccese. Ma non è stato sufficiente, ed è una vecchia storia, a creare un movimento politico in grado di produrre iniziative con continuità e di aggregare le tante energie disperse e “diffuse” della sinistra leccese. A superare un fastidioso personalismo. Ci sono delle eccezioni, vedi il lavoro sull’urbanistica partecipata e quello sul poligono di Torre Veneri a Frigole. Ma nel complesso, come da copione, i partiti e le associazioni che facevano parte del cartello elettorale di Lecce Bene Comune (quelle che dovevano essere una fonte di attivismo, o meglio, di persone nuove, altre) gli hanno lasciato l’onere e l’onore della iniziativa politica a partire dal giorno dopo le elezioni. E oggi sembrano immerse nella consueta pausa conservativa tra una elezione e l’altra, in attesa del prossimo leader dietro al quale accodarsi.

Salvemini che interrompe la corsa nel deserto e decide di tornare a casa spezza questa spirale di indolenza. E questo, forse, è un effetto calcolato – o quantomeno sperato – dal leader di Lecce Bene Comune. Il quale, non a caso, non si rivolge a partiti o movimenti della sinistra  come destinatari del testimone (ben sapendo che anche da quelle parti a Lecce gerontocrazia, affiliazioni fiduciarie ed eterne rendite di posizione sono mali ben radicati), ma “ai trentenni”. Agli esclusi per eccellenza, bravi, ma ai quali l’accesso è sbarrato. Quelli che rischiano di vivere in modo ancor più frustrante l’esperienza che a Salvemini (e non solo a lui) è toccata nella politica leccese. Promettente giovane lanciato come volto del rinnovamento nei Ds, per poi essere segato nel momento in cui mostra di avere le carte in regola per mettere in crisi la rendita di posizione di qualche big. Candidato sindaco “di rottura” grazie al quale risollevare il morale delle truppe del centrosinistra, poi per poi vedersi la strada sbarrata dalla candidatura di Loredana Capone alle primarie (all’epoca la massima carica istituzionale del Pd in Puglia).

I trentenni che hanno voglia di fare politica a sinistra a Lecce, se proprio vogliono prendere l’iniziativa, è meglio che tengano conto dell’esperienza di questo leader solitario (suo malgrado). Evitare di chiedergli “e adesso noi che facciamo?” e, magari, affiancarlo fino alla fine di questa seconda amministrazione Perrone. Cominciare, come Forrest Gump, a correre. Lo spazio adesso c’è. E chissà che a Lecce anche altrove qualcuno si decida a seguirne l’esempio.

 

 

 

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

One thought on “Carlo Salvemini è un po’ stanchino

Rispondi a Checco Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *