Il laboratorio dove si impara a pen(s)are differente

Giovedì 3 maggio 2012, ore 10.00 circa. Diario della cura.

“Si parla di riflessioni e di quanto sia difficile avere qualcosa su cui riflettere, strano. Sembra quasi un controsenso chiedercelo, l’avessi fatto forse non sarei neanche qui. Poi mi fermo (a riflettere) e mi viene in mente che non mi ci son trovata per caso, il coraggio di buttare via una maschera, di togliere la corazza, di abbandonare uno schema, di strappare il copione e scegliere di improvvisare con la consapevolezza di non essere del tutto capita o semplicemente ascoltata, è un gioco, la scommessa con me stessa di resistere o desistere.”

Federica è una delle ragazze del “Centro per la Cura e la Ricerca sui Disturbi del Comportamento Alimentare del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Lecce”. È arrivata in struttura con la voglia di chi vuole prendere consapevolezza del proprio corpo e guardarla in faccia, la sua malattia. Oggi ha un diario e ogni giorno, su quei fogli, mette nero su bianco le sue paure, i suoi pensieri.

Vieni a sapere dell’esistenza di questo Centro quasi per caso. Lecce, da domani 13 giugno, infatti, sarà teatro di una tre giorni di sensibilizzazione, formazione e informazione sul tema dei disturbi alimentari, grazie alla manifestazione nazionale Pe(n)sa Differente. Convegni, mostre, incontri scientifici ed eventi artistico-culturali (organizzati da ONLUS Salomè, associazione scientifico-culturale e Big Sur, laboratorio di comunicazione, con la direzione scientifica della Dottoressa Caterina Renna, Responsabile del Centro) saranno un’occasione per festeggiare, informare, sensibilizzare e valorizzare la bellezza autentica.

La struttura è attiva a Lecce dal 1998, ed è il primo Centro pubblico territoriale italiano che offre una risposta in termini di prevenzione, diagnosi, cura integrata e multidisciplinare.

Prevede, in collegamento in rete con il Poliambulatorio della Cittadella della Salute presso il Distretto socio-sanitario di Lecce, una diagnosi multidimensionale complessa–psichiatrica, psicologica, psicometrica, internistica e nutrizionale– con il coinvolgimento di varie professionalità. Oltre agli interventi classici, però, quali la riabilitazione nutrizionale, la psicoterapia individuale e di gruppo, la terapia psicoeducazionale per pazienti e familiari e la terapia psicofarmacologica, si svolgono anche tre laboratori espressivi (fotografia e video, guidato da Sergio Quarta, espressione corporea e movimento, gestito da Annamaria De Filippi, e scrittura creativa e drammaturgia, tenuto da Mauro Marino).

Un Centro, questo di Lecce, che cerca di curare un fenomeno complesso. I DCA (disturbi del comportamento alimentare) sono, infatti, patologie psichiatriche, con gravi ripercussioni sullo stato di salute fisico del soggetto, che negli ultimi anni hanno registrato un notevole incremento nella fascia di popolazione infantile e adolescenziale, disturbi, però, troppo spesso sottovalutati.

La struttura, fa sapere la Dottoressa Caterina Renna, segue un po’ i dati registrati anche su scala nazionale. “La fascia d’età si è abbassata, colpendo per lo più giovani donne dai 12 ai 25 anni per quanto riguarda disturbi come l’anoressia e la bulimia e donne dai 30 ai 35 anni per quanto riguarda, invece, disturbi come l’obesità.” Tuttavia, la percentuale di uomini che si ammala di queste patologie è cresciuta negli ultimi dieci anni. Il trattamento ambulatoriale, spiega, “da noi dura dai 6 agli 8 mesi, in media. È difficile individuare con esattezza -sottolinea- un tempo di cura, perché ogni storia è differente e i pazienti vanno seguiti nei mesi successivi. I dati della guarigione sono confortanti: circa il 70, 75% riesce a venirne fuori.”

Il Centro ha sede in Piazza Bottazzi, è un palazzo accogliente, quasi nascosto dal verde e dagli altri dipartimenti intorno. Ad accoglierti Mauro Marino che qui riveste il ruolo di operatore culturale e gestisce il laboratorio di scrittura creativa e drammaturgia. Racconta delle attività svolte, delle difficoltà e della sua esperienza ormai ultra decennale con quelle ragazze, un percorso unico che lascia il segno. “Abbiamo voluto sperimentare, già dal 1999, le potenzialità dell’agire creativo sul percorso di guarigione. Qui le pazienti, in gruppo, costruiscono una sorta di sorellanza e riescono a costruire un tempo differente, fatto di parole, colori e immagini.” Sorride Mauro e racconta, quasi orgoglioso delle sue ragazze, di come a volte la sorpresa di fronte a quei versi superi l’immaginazione. “Sono brave- dice- alcune sono diventate giornaliste, altre poetesse”.

In una scatola, su uno dei tavoli presenti in quella stanza fatta di versi e colori, c’è anche il loro ultimo lavoro. Un grosso libro fatto di pagine cartonate che raccolgono e catturano dei versi di poeti del ‘900, rappresentati in tracciati calligrafici. Una volta fuori, ti accorgi che l’arte e la creatività hanno invaso tutto il Centro. Quadri, raccolte poetiche, lavori in cartapesta, sagome di corpi nudi ricoprono tutte le pareti intorno.

È una struttura molto accogliente, priva ancora per poco della parte destinata al ricovero: le cure, ad oggi, sono tutte in day hospital, le ragazze arrivano alle 8.30 e vanno via alle 16.00 circa. “È quella la nostra nuova sede”, da una porticina sul retro Mauro indica il palazzo dove presto il Centro sarà trasferito. Una struttura più grande che è pronta a garantire anche i ricoveri: “questo è a dir poco positivo, abbiamo ragazze che vengono da Taranto, da Bari, e la zona residenziale sarà utile anche per chi ha bisogno di stare qui per essere seguito h24”.

Camminando per i corridoi, ti lasci catturare dai loro versi, dalle loro parole, dalla fragilità di Valeria, dall’irrequietezza di Giulia, dalla paura di Ilaria. È l’ora del pranzo in struttura e decidi di tornare a casa, consapevole, però, che molte di loro, forse, seppur con difficoltà, abbiano iniziato davvero a capire, abbiano iniziato davvero a “pe(n)sare differente”…

“…la maggior parte della gente che sogna, o spera di cambiare il mondo dovrebbe iniziare esercitandosi con ambiti più piccoli, e cosa c’è di meglio che se stessi? Un micro mondo perfetto per iniziare a progettare un cambiamento. Il percorso non è sempre semplice, bisogna iniziare con una delle attività più difficili a mio avviso: accettare. Accettare ciò che si è senza la maschera della perfezione.”

(Giovedì 3 maggio 2012, ore 10 circa. Diario della cura. Federica)

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