Il peccato della mostra

Seven è una mostra itinerante sui sette peccati capitali, curata da Roberto Ronca e patrocinata dal Parlamento Europeo, dalla Regione Campania e dal Comune di Specchia. Dopo il grande successo itinerante di Gola, Invidia, Accidia, Superbia e Avarizia, al peccato della Lussuria è toccato far parlare di sé in un antico borgo, assai noto, del Basso Salento. Meno nota era la sua predisposizione ad ospitare diatribe sulla liceità rappresentativa della libidine e dell’abiezione.

Le opere peccaminose di 97 artisti di 15 diverse nazionalità sono esposte nell’ex Convento dei Francescani Neri. Un luogo che, in passato, accoglieva un orfanotrofio e che, sconsacrato dal 1980, viene utilizzato per mostre, convegni, concerti e appuntamenti culturali di ogni genere. Ecco quanto è successo:

All’ufficializzazione di titolo e location della mostra, il parroco del paese scrive sulla bacheca Facebook dell’assessore alle politiche giovanili di voler “saperne di più in merito, e soprattutto che si prenda in seria considerazione la possibilità di spostare altrove la mostra” perché “diversi cittadini e parrocchiani hanno manifestato le proprie perplessità per una iniziativa del genere, che potrebbe suscitare scandalo tra i fedeli”. Richiesta ovviamente non accolta dall’amministrazione comunale, anche perché l’ex convento è stato utilizzato più volte per mostre e manifestazioni scevre da ogni possibile traccia di confessionalità.

Gli ingredienti sono semplici: fedeli e/o bigotti, mancanza d’altro da fare, dieta ferrea di gossip post-invernata e cattiva informazione quanto basta.

La polemica – alla quale sulla stampa locale è stata dedicata anche un’intera pagina con tanto di richiamo in prima – viene montata sul fatto che la dissoluta esposizione è stata installata in un luogo sacro. Seppur EX sacro. Per di più, le opere non sono state nemmeno collocate nella Chiesa, comunque sconsacrata, dell’edificio. Visitando la mostra, fino al 30 di giugno, ci si potrà rendere conto che in prima serata, sul piccolo schermo, si vede abitualmente di molto peggio e che non vi è nulla di affisso alle pareti già francescane che sia più audace delle forme di Ruby Rubacuori sbattute in prima pagina o più volgare della candidatura al ruolo di vestale non vergine della contemporaneità, da parte di una concorrente di Veline. Solo un amish potrebbe avere qualcosa da ridire, ma gli amish non sono dotati di televisione, e quindi non esistono veramente.

Ad ogni modo, l’importante è che se ne parli, perché l’esposizione è veramente diventata un piccolo caso della vita culturale salentina, dal momento che i suoi protagonisti non sono più soltanto i seni, le lingue, Vladimir Luxuria, Topolino [sic] e, in generale, i corpi nudi, ma, come forma di protesta nei confronti della ridicola polemica sollevata, c’è anche qualche opera coperta da teli neri, perché autocensurata dagli artisti.

 

 

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4 thoughts on “Il peccato della mostra

  1. Gent.le Direttore, in merito all'articolo "Seven. Il peccato della Mostra", postato da Erica Martinucci su codesta testata, trovo davvero curioso questo tentativo artificioso della giornalista di mantenere in vita una polemica, frutto di un malinteso, e comunque chiarita tra il sottoscritto e l'Assessore alle Politiche giovanili, promotore dell'evento, già nelle ore successive al fatto. Non capisco dove la sig. Martinucci voglia mirare; vuole, forse, creare l'effetto di un richiamo per i suoi lettori mettendo in pedi la storia di un parroco di provincia "bacchettone e bigotto" che si scaglia contro una mostra giudicata troppo scandalosa? E come mai l'autrice dell'articolo sopra cita alcuni passaggi dell'intervento da me postato sulla bacheca fb dell'Assessore Stendardo, mentre tace su quanto da me dichiarato alla giornalista del Nuovo Quotidiano di Puglia, e pubblicato nell'edizione del giornale del 27/05/13? Forse qualcuno ha approfittato della mia ingenuità e buona fede per ricamarci una storia che in tempi meno recenti poteva pure sembrare verosimile, ma che oggi agli occhi di gente più accorta e disincantata appare solo come un'operazione da marketing. Cordiali Saluti.
    Don Antonio De Giorgi, Parroco di Specchia

  2. Gentile Don Antonio, con il post di cui sopra si dava conto di una polemica e soprattutto si segnalava una mostra interessante, anche per la polemica. Tutto qui. La ringrazio per il commento che ha postato e che consideriamo parte integrante dell'articolo.
    Alberto Mello

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