A Paride De Carlo il Premio Rampino

Il fotografo di 20centesimi.it, Paride De Carlo, si è aggiudicato il Premio Giornalistico Maurizio Rampino nella sezione “miglior reportage fotografico” con la gallery “Masseria Boncuri – Nardò 2011”. Il Premio è dedicato alla memoria del giornalista salentino prematuramente scomparso nel 2006 ed è organizzato e promosso dal Comune di Trepuzzi e dall’Associazione “Amici di Maurizio” in collaborazione con La Gazzetta del Mezzogiorno e con il patrocinio e il sostegno dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, della Regione Puglia, della Provincia di Lecce, di Coldiretti Lecce, del GAL Valle Della Cupa e dell’Unione dei Comuni del Nord Salento.

Quest’anno il Premio Rampino è stato assegnato “alla carriera” a Riccardo Iacona, il giornalista e conduttore della trasmissione Rai Presa Diretta, presente a Trepuzzi. Nella categoria “miglior servizio giornalistico” il Premio Rampino è stato vinto dalla giornalista Rosaria Talarico per l’articolo “Il denaro sporco viaggia ancora con gli spalloni” pubblicato sulla rivista Reportage. Secondo posto per Deborah Divertito, di nuovevoci.it per l’articolo “Un posto con la parola ‘scienza’ dentro”, terzo per Amalia De Simone per il servizio “Tra gli zombie del supermercato della droga più florido d’Europa” pubblicato da Corriere.it. Premiato anche il servizio ‘inedito “Catania è un’impresa nostra”.

Paride De Carlo con Riccardo Iacona

Il lavoro di Paride De Carlo documenta le condizioni di permanenza degli immigrati nella baraccopoli allestita dalle istituzioni a Masseria Boncuri, a Nardò, nell’estate del 2011. In quei giorni intorno a Masseria Boncuri più di 350 africani vivevano come in una favela. Le loro condizioni, aggravate dalle angherie dei caporali, che gestivano una improvvisata tendopoli, e le condizioni di sfruttamento sul lavoro furono all’origine primo sciopero dei braccianti agricoli africani in Italia, che sarà ampiamente raccontato da articoli e libri, e che vide come portavoce della rivolta contro i caporali il camerunense Yvan Sagnet.

Le foto sono state scattate l’1 agosto, il giorno dopo la morte di Sadok Barhoumi, un immigrato nordafricano arruolato nella raccolta delle angurie, avvenuta in solitudine nella propria tenda. L’uomo, raccontarono i suoi compagni, era reduce da una lunga giornata di lavoro sotto il sole agostano e aveva fatto una doccia fredda in masseria. Le immagini del reportage di Paride De Carlo documentano, con crudezza, la sottovalutazione da parte delle istituzioni locali dell’emergenza venutasi a determinare. E la assenza di dignitose condizioni igienico sanitarie di quello che doveva essere un presidio pubblico (Masseria Boncuri è patrimonio del Comune di Nardò) a sostegno di una umana accoglienza. I volti degli immigrati, i loro spogli giacigli improvvisati, i ritratti presi di spalle di quei lavoratori, soli nel solleone di una estate da incubo, rappresentano la solitudine del bracciante africano in terra straniera, alla completa mercé del mercato illegale di manodopera che funesta una significativa porzione del comparto agricolo della zona.

Le foto documentano un pezzo amaro della storia del Salento, smentendo il cliché di “terra dell’accoglienza” di cui nella retorica pubblica si è fatto gran sfoggio a fasi alterne. Grazie al lavoro di documentazione da parte della stampa dei fatti che a Boncuri si verificarono, è stato più difficile fare ricorso a quella immaginifica, quanto rassicurante, suggestione. Ecco la gallery:

Attualmente è in corso un processo che vede imputati imprenditori agricoli, caporali e capisquadra per diversi reati tra cui associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, intermediazione illecita di manodopera (il reato di caporalato). Il processo è scaturito dall’operazione “Sabr”, condotta militari del Noe di Lecce su incarico della Procura della Repubblica. In una campagna nazionale contro il caporalato, nel 2012, la Cgil ha definito queste persone come “gli invisibili nelle campagne di raccolta”. Il reportage fotografico pubblicato da 20centesimi ridà corpo e presenza a una vergogna che da quei drammatici giorni il territorio salentino non può ignorare.

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