Tsunami Tour, il docu-film che non piace a Grillo

A Grillo “Tsunami Tour” non è piaciuto. E questa è una prima (buona?) notizia che potrebbe spingere qualcuno in più ad andarlo a vedere senza il pregiudizio, comprensibile, che si tratti di una apologia del comico che ha “cambiato la storia politica di questo paese” (provate a sostenere il contrario). Francesco Raganato, il regista, ne parla all’Ammirato Culture House, l’unico posto dove (ieri) è stato proiettato a Lecce (in occasione della rassegna Wild Thinkers) questo road movie girato in presa diretta su e giù dal camper del Movimento 5 stelle durante l’ultima campagna elettorale. Tutti i cinema della città, in prima istanza, l’hanno rifiutato. Ma non è questo quello che conta, anche le maggiori case di distribuzione cinematografica l’hanno rifiutato. E non l’hanno voluto, in prima istanza, anche alcune delle maggiori reti televisive private italiane. Tutto finché il produttore dell’opera non ne ha “messo in rete” (come direbbe Grillo) il trailer e, di conseguenza, Santoro non ne ha mandato in onda 7 minuti in una puntata di Servizio Pubblico. Ora lo vorrebbero tutti.

L’approccio giusto a quest’opera, e lo scriviamo dopo aver visto il film, è quello a un documento a suo modo storico, girato con discrezione nel backstage di una delle più straordinarie campagne elettorali della storia della politica italiana. Quella in cui quattro uomini, Beppe Grillo, Walter Vezzoli (l’autista), “l’uomo di Casaleggio” (un ragazzo barbuto addetto ai social network) e un altro uomo che grazie a uno smartphone manda in diretta sul blog i comizi, percorrono l’Italia da cima a fondo a bordo di un camper, fino a Piazza Duomo a Milano, fino a Piazza San Giovanni a Roma. Il fatto interessante è che in “Tsunami tour” c’è buona parte di quello che succedeva tra un comizio e l’altro. Anche perché i comizi di Grillo erano uguali per argomenti, slogan e scaletta da Genova a Reggio Calabria, ad Aosta a Civitavecchia (“cosa che ha facilitato il lavoro di montaggio del nostro documentario”, scherza Raganato).

Ora, chi scrive non è uno spoiler. Si può dire, per incuriosirvi un altro po’, solo che all’interno del film c’è l’unica intervista rilasciata da Grillo a un italiano munito di telecamera durante la campagna elettorale. E che il comico/politico parla adagiato su un piumone a fiori. E che, mentre tutta la Tv italiana bramava per fare qualche domanda in diretta a Grillo, da qualche parte c’era un regista leccese di poco più di trent’anni che ce la stava facendo. Noi l’abbiamo intervistato (il giovane):

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