Beccati

Se il giornalismo serve a qualcosa, oltre che a fornire candidati alla presidenza della Repubblica, oggi ne abbiamo avuto una piccola dimostrazione in Puglia. Massimiliano Scagliarini, della Gazzetta del Mezzogiorno, ha pubblicato un articolo dal titolo eloquente: “Sorpresa: hanno prorogato i vitalizi”, raccontando con il giusto rilievo e con il dovuto, velato, sarcasmo come i consiglieri regionali pugliesi presenti in aula il 3 aprile scorso, all’unanimità*, abbiano votato “in un minuto e 20 secondi” una leggina che permetterà a tutti, anche a chi ha preso la strada del Parlamento da qualche giorno, di godere del vecchio caro vitalizio a spese dei pugliesi. Un privilegio che in molti pensavano estinto da queste parti almeno dal 1 gennaio del 2013 grazie alla legge regionale 34/2012 (che di seguito chiameremo antikasta).

Fino a pochi mesi prima di quel molto opportuno provvedimento era in vigore in Puglia la Legge regionale 8 del 2003, votata all’inizio della legislatura di Fitto su proposta dell’allora presidente del Consiglio regionale De Cristofaro. Questa legge (che potremmo definire prokasta) prevedeva un trattamento da principini per i consiglieri regionali. Tra le altre cose, dopo solo 5 anni di contributi scattava il diritto per un consigliere regionale a una pensione – da incassare a partire dai 60 anni  e cumulabile con qualsiasi altra pensione – pari al 40 per cento dello stipendio da consigliere. La percentuale saliva al salire degli anni trascorsi in Consiglio fino a raggiungere l’80 per cento dello stipendio nel caso in cui si fosse frequentata via Capruzzi per 15 anni o più. L’indennità di un consigliere regionale pugliese era fissata all’80 per cento dell’indennità da parlamentare della Repubblica.

La legge antikasta  di Vendola, tra le altre cose, aboliva il vitalizio a partire dal 1 gennaio del 2013.

Significa che per chi a quella data aveva avuto il tempo di versare 5 anni di contributi da consigliere regionale (quindi i consiglieri “anziani”, con più di una legislatura alle spalle) cambiava poco: sì al vitalizio, ma sulla base agli anni di contributi “collezionati” fino al gennaio 2013. Rocco Palese e Onofrio Introna, tanto per riportare l’esempio fatto da Scagliarini sulla Gazzetta, con gli anni accumulati da consigliere regionale, nonostante l’antikasta avranno una pensione di 9.724 euro al mese (alla faccia del proletariato).

A restare fregati dalla legge antikasta di Vendola eranosoprattutto i consiglieri di primo pelo, quelli eletti per la prima volta nel 2010. La legge dell’era Fitto dava infatti la possibilità a chi, come loro, avesse passato almeno 30 mesi in Consiglio regionale di versare di tasca propria i contributi mancanti per coprire 5 anni, anche in caso di interruzione anticipata della propria esperienza. E poi attendere serenamente il compimento dei sessant’anni per cominciare a intascare  il vitalizio rivalutato all’inflazione corrente.

In termini di moneta, e mutuando ancora un esempio da Scagliarini, un consigliere regionale eletto per la prima volta nel 2010 e putacaso eletto in Parlamento e partito per Roma poco dopo metà legislatura, versando i contributi mancanti per coprire i 5 anni  (una sorta di investimento) a sessant’anni avrebbe avuto un vitalizio di 5500 euro lordi al mese (alla faccia degli esodati).

La legge antikasta di novembre scorso impediva espressamente questa operazione. L’emendamento votato il 3 aprile (alla presenza di Vendola), invece, la rende di nuovo possibile, offrendo la possibilità a tutti i consiglieri di questa legislatura di avere il vitalizio. I più contenti, alla luce dei fatti, dovrebbero essere proprio i nuovi – si fa per dire – consiglieri eletti nel 2010 e in particolare quelli che dopo 31 mesi si apprestano a lasciare il Consiglio regionale per andare in Parlamento. E non sono pochi.

Ma, per tornare all’inizio, a cosa serve il giornalismo? A questo.

P.s. grazie Scagliarini

 

*Assenti dalla seduta: Barba Antonio, Cassano Massimo, Chiarelli Gianfranco Giovanni,  Iurlaro Pietro, Marti Roberto, Stefàno Dario, Tarquinio Lucio

*Assenti al momento del voto: Alfarano, Boccardi, Camporeale, Canonico, Caracciolo, Chiarelli, Curto, Decaro, De Gennaro, Gentile, Laddomada, Loizzo, Marino, Mennea, Minervini, Ognissanti, Palese, Pellegrino, Schiavone, Surico e Vadrucci

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