La vittoria e le divisioni. Chi rappresenta Lecce?

foto paride de carlo

Vado sostenendo, da tempo, che il tema centrale della politica cittadina è  dato dalla sfida sulla rappresentanza. La scomparsa di An e la triste decadenza “fittiana” ne accentuano tempi e modi. Una città senza politica affidata al personale amministrativo del Palazzo non ha futuro nelle furenti sfide per la sopravivenza che riguarderà il Sud e le sue realtà urbane.

Insomma la “classe dei dirigenti comunali” non diventerà mai classe dirigente; al massimo accentuerà la deriva compromissoria e clientelare che caratterizza il costume civico. In questo vuoto c’è spazio per la piazza di Grillo. Le “piazze” di Oronzo Massari negli anni 50, e quelle di Almirante negli anni 70 stanno a indicare che nei momenti di passaggio, la città ha una perversa inclinazione a una propria rappresentazione, attraverso l’enfatizzazione della protesta antipolitica tanto eclatante quanto improduttiva.

Dai primi segni di questa campagna elettorale ho l’impressione che il centrosinistra cittadino non abbia compreso a quale livello è posta la sfida e la straordinaria opportunità di riprendersi la rivincita sulle amministrative recentissime. Eppure nella probabile eventualità di una sua vittoria alla Camera e al Senato avremmo una rappresentanza democratica per la città assolutamente storica. Anche considerando (con una certa forzatura) Teresa Bellanova più espressione della provincia, la città di Lecce avrebbe ben quattro rappresentanti: Salvatore Capone, Loredana Capone, Massimo Bray e Friz Massa. Aggiungerei che Dario Stefano completa un potenziale politico impressionante. Insisto, non era mai accaduto in questa città, e comunque mai in una fase di crisi così profonda del Centro destra. Ma al contrario, invece di presentarsi come progetto unitario, una squadra coesa, in grado di riscrivere una nuova storia cittadina, i nostri sembrano fare a gara a autorappresentarsi come se fossero dei capicorrente che guidano propri partiti personali.

Fino ad ora le iniziative svolte sono servite ad accentuare le proprie peculiarità, spesso non risparmiando anche qualche riferimento polemico agli altri candidati; come se in gioco ci fosse la rappresentanza parziale di pezzi di società leccese e non l’offerta complessiva di un’egemone proposta di governo, l’unica a dare concretezza alle singole sensibilità. Di tutto il resto credo che la città sia stanca; e l’ha dimostrato sia con il voto alle amministrative, sia con la scarsa partecipazione alle primarie. C’è ancora tempo. Chi può, agisca.

Gianni Turrisi

 

 

 

 

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2 thoughts on “La vittoria e le divisioni. Chi rappresenta Lecce?

  1. Aridaje! Questa è una concezione localistica, soltanto localistica…Intanto speriamo che non venga eletto Fritz Massa, personaggio scadente assai…Una cosa sono le comunali e un'altra le nazionali: diversa è la posta in gioco. Parliamone dopo il 24 febbraio, d'accordo? Allora avremo i dati pugliesi e quelli della tua/nostra città….Non esiste alcun "Partito di Palazzo Carafa": esiste un centrodestra cittadino in crisi ma tenace, con una reale egemonia da blocco urbano, come lo definiva Antonio Gramsci. Con un sindaco che dalle comunali sale di un'altro 10% nel gradimento. Con meccanismi di voto di scambio e comprato che la stessa magistratura inquirente non riesce a dimostrare, ma che tutti sanno, essendo il segreto di un certo Pulcinella.

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