Ricordando An a Lecce.Gli scenari nel centrodestra cittadino

Credo che anche nella nostra sonnolenta città si stiano definendo nuovi scenari politici che andrebbero approfonditi. In primo luogo trovo sorprendente che la scomparsa degli ex AN, dalla politica cittadina, sia passata praticamente sotto silenzio. Eppure stiamo parlando della componente principale del locale Centro Destra, quella che almeno fino a pochi anni fa deteneva incontrastata il pacchetto di maggioranza.

Del resto raccontare la storia politica di questa città (negli ultimi 20 anni) al netto di quella di Adriana Poli, Alfredo Mantovano o di Ugo Lisi e Saverio Congedo è impresa velleitaria. Certo la prima, nonostante avesse annunciato una sua solenne e opportuna auto rottamazione, si è alla fine autoriciclata con una candidatura al Senato per il Grande Sud. Ma, bisogna aggiungere che le sue probabilità elettorali sono scarsissime, specie dopo che la Puglia prima di tutto si è rifiutata di sostenerla e la Procura di Lecce l’ha invitata a ripresentarsi in udienza accompagnata d’avvocato.

Mantovano e Lisi sono stati semplicemente depennati da Fitto e Congedo ne ha seguito la triste sorte. Si è aperto così, nella nostra città, un vuoto serio di rappresentanza per importanti pezzi della borghesia urbana, e non solo per essi. Un problema che né la candidatura di Fitto né quella di Palese credo sia in grado di risolvere. Sul primo ho già scritto.

Le scelte nazionali del Pdl (strette sull’accordo con la Lega) e le cupe ombre che si stanno addensando dalla procura di Bari credo rischiano di condannare il nostro a una progressiva ma inesorabile  marginalità. Di Palese c’è poco da dire, la sua candidatura ha più il carattere di un risarcimento postumo che di un investimento politico. Nessuno dimentica che solo pochi anni fa (2010) nella città di Lecce il non più giovane Palese era sonoramente sconfitto proprio da Vendola.

Credo che alla fine l’unica risorsa spendibile per il centrodestra cittadino resti Roberto Marti. A parte però la poco probabile elezione del giovane consigliere regionale sembra chiaro che l’unica prospettiva politica che resta al Pdl leccese è quella di accentuare le sue caratteristiche clientelari; affidando le sue sorti a colui che per storia e “cultura politica” ( solo per dire) garantisce solidissimi legami con il “partito di Palazzo Carafa”, con settori di borghesia commerciale ( i più spregiudicati) e pezzi significativi di sottoproletariato urbano.

È la prosecuzione dell’ultima vicenda amministrativa, quella che celebrò il trionfo di Paolo Perrone e che tuttavia sembra appartenere a un’altra epoca storica. Si persevera nel tentativo di una sostanziale “spoliticizzazione” della sfera pubblica cittadina scandita dall’emergere sconfortante di un personale tecnico amministrativo cui, di fatto, è consegnato il governo reale. Più che una di una nuova classe dirigente potremmo parlare di una “classe di dirigenti”, tanto estranea a qualunque progettualità,  quanto profondamente intrallazzata in una rete fittissima di scambi con l’intero tessuto sociale cittadino.

In sintesi il Pdl pensa di potersi salvare espellendo la politica dal governo e arroccandosi nella deriva clientelare. Ecco perché credo che si aprano scenari politici nella fase successiva alle elezioni, estremamente interessanti per il locale centrosinistra che con molta probabilità vincerà questa elezione. Quasi una prateria di opportunità. Ma la questione è: quale centrosinistra? Ne riparliamo.

Gianni Turrisi

 

 

 

 

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