Come è nato il nuovo Parco dei Bambini di Lecce

Il 23 dicembre a Lecce sarà inaugurato un nuovo parco urbano. Più piccolo di Belloluogo ma anche più “di nicchia”. Nel senso che questo sarà, esplicitamente, il “Parco dei bambini”. La storia di questo spazio verde è interessante e comincia nel 2008 quando il Comune di Lecce decide di realizzare un’area a verde in via della Cavalleria, nella sede del vivaio della Guardia Forestale. I soldi ci sono, grazie a un mutuo stipulato dal Comune con la cassa Depositi e prestiti (800mila euro). A un certo punto sorgono dei problemi e, prima che parta la progettazione, la Regione (proprietaria dell’area) chiede al Comune di farsi carico oltre che della costruzione del nuovo parco anche dello spostamento del vivaio in altra area della città.

Sembra non esserci altra soluzione per il Comune di Lecce che quella di abbandonare l’idea della costruzione di una nuova area verde. Finché a qualcuno non viene in mente una area dismessa, posta alle spalle del centro commerciale Centrum, appena fuori il centro città e appena prima che cominci la periferia. Su quell’area, di circa un ettaro, viene dirottato il finanziamento ottenuto. E il comune bandisce una gara per la progettazione del Parco dei bambini.

Alla gara partecipano cinque team di architetti, ognuno dei quali forma un R.T.P. (raggruppamento temporaneo di progettisti), che, sulla base di un ribasso d’asta, si propongono per progettare e seguire la costruzione della struttura. Le offerte che arrivano sono tutte dello stesso importo. Tanto che il Comune, per affidare la progettazione si trova costretto a ricorrere al sorteggio per assegnare il lavoro. Ma viene fermato dagli stessi proponenti che decidono di mettersi tutti insieme per progettare il parco dei bambini.

Il risultato è che, senza alcun aggravio di spese, si potrà dire che il Parco dei Bambini di Lecce sia stato progettato da 23 architetti. Del progetto ha parlato anche la famosa rivista di architettura “Domus” nell’ambito di una rassegna sul panorama dei nuovi spazi pubblici italiani, “come esemplare per il suo carattere corale che in un momento di crisi come questo vuole provare a rispondere, da un punto di vista professionale, in modo diverso”. Gli studi che hanno realizzato il parco sono questi: aut_Miglietta Associati, studio Brischetto-Amati + studio Atena, Gruppo Foresta, studio Scrimieri Edmondo e Tafuro Architect. I lavori di costruzione del parco sono stati eseguiti dalla A.T.I. Des.b srl e Puzzovio Piante S.a.s.

Questa è una gallery per farvi vedere il parco. Di seguito la descrizione che ne fanno i progettisti in un comunicato stampa inviato oggi

L’idea è infatti quella di mettere al centro del progetto il disegno dello spazio aperto urbano, pensato come informale nella definizione degli arredi e delle attrezzature ludiche, spesso troppo deterministiche, ma forte nell’idea di spazio e di modellazione del suolo, al fine di garantire ai suoi fruitori libertà di movimento e molteplici chiavi interpretative, immettendo nello spazio urbano elementi di paesaggio fortemente rappresentativi anche dal punto di vista percettivo e immaginando che il parco sia un tutt’uno con il contesto.

Tutta l’area è ridisegnata mediante lievi movimenti di suolo entro un intervallo altimetrico che va da -1mt. a + 1,5mt. e che definiscono 5 ambiti spaziali differenti ma tutti tra loro collegati :

la strada, la collina, il nido, il labirinto e il bosco finalizzati a definire un unico spazio ricco di differenze.

La “strada” è il filo conduttore del parco, una superficie continua in cemento bianco, pensata prevalentemente per il gioco dinamico e spontaneo, un nuovo suolo resistente e fluido che organizza il sistema degli accessi all’area e dei percorsi interni e ridisegna tutto il sistema dei marciapiedi preesistenti, al fine di aprire alla città lo spazio del parco e renderlo permeabile e non esclusivo. Obiettivo strategico del progetto infatti è stato quello di pensare uno spazio pubblico aperto a tutte le età capace di rafforzare le relazioni interne con il quartiere e al tempo stesso essere riferimento a carattere urbano.

La “collina” è un volume vegetale che si alza dalla quota zero e con una scarpata dolce ospita tre scivoli annegati nel prato. Un volume interamente calpestabile che, oltre ad essere terreno di gioco è  anche un segno con una forte valenza urbana, rispondendo in modo diverso al  tema della sicurezza degli spazi del gioco e in generale a quello della recinzione degli spazi pubblici.

Il “nido” ha una forma ovale ribassata ed è caratterizzato da un piano inclinato vegetale e un’ampia superficie in gomma colorata “popolata” da sfere e cilindri di varie dimensioni, in modo da stimolare la percezione e la mobilità dei bambini più piccoli.

Il “labirinto” è uno spazio modellato in cui “perdersi” nel gioco libero e inventato, un serpente da scavalcare, un luogo dove nascondersi e sognare. Infine il “bosco”, un’area alberata di circa 1500 metri quadrati caratterizzata da una superficie interamente permeabile nella quale sono disposte alcune strutture gioco, semplici e polivalenti.

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One thought on “Come è nato il nuovo Parco dei Bambini di Lecce

  1. Oggi sono andato al parco. Sarebbe anche bello , ma possibile che sia cosi' difficile fare le cose per bene? Sulla parte pavimentata si formano pozzanghere , sul muro di arrampicata alcune prese sono mobili ( che ci vuole ad avvitare come si deve dei bulloni ad espansione ? ) , la parte terminale degli scivoli e' orizzontale e concava, per cui anche li' si fa il pozzangherone ( qualche buco per il drenaggio ? ).

    Insomma, su 23 architetti, un direttore dei lavori c'era ?

    Saluti perplessi

    Ferdinando De Tomasi

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