Pd, chi si candida e chi no. E chi finisce nel listino

Sergio Blasi non ha chiesto la deroga  necessaria per candidarsi alle elezioni “parlamentarie” del Partito Democratico. Il segretario regionale del Pd, inoltre, da quello che per il momento trapela, potrebbe non essere presente neanche nell’elenco corrispondente al 10 per cento delle candidature “blindate” che Bersani presenterà solo nei primi giorni di gennaio.

Si tratta di posti in lista che il segretario nazionale del Pd e candidato premier avrebbe deciso di riservare unicamente a personalità della società civile, scartando l’ipotesi dell’inserimento in lista di segretari regionali o provinciali. Dalla Puglia dovrebbero essere chiamati in Parlamento Massimo Bray, direttore editoriale dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, il rettore dell’Università di Bari Corrado Petrocelli. Possibile che nel “listino” sia inserita anche una personalità del mondo dell’editoria barese (una donna). Incerta la candidatura dell’amministrativista Gianluigi Pellegrino (che potrebbe candidarsi nel Lazio).

Tra gli assessori e i consiglieri regionali saranno della partita delle primarie, e oggi hanno presentato la loro richiesta di deroga (svolgendo incarichi amministrativi al livello regionale hanno bisogno di uno speciale “via libera”), Loredana Capone, Fabiano Amati, Antonio Decaro, Elena Gentile, Michele Pelillo.

Dal Salento sono arrivate per il momento le candidature del ticket renziano Paolo Foresio e Lavinia Puzzovio, vicesindaco di Otranto. Poi la parlamentare uscente Teresa Bellanova, l’avvocato Fritz Massa, Salvatore Capone, il segretario provinciale, Cosimo Durante, presidente del partito, Gabriele Abaterusso, 31 anni, vicesindaco di Patù, Sandra Antonica (ex sindaco di Galatina). Questi sono i candidati certi. E sono pochi.

Effettivamente l’articolo del regolamento che impedirebbe a eventuali sconfitti di presentarsi alle prossime regionali ha fatto piazza pulita di possibili outsider. Tanto che c’è il rischio che le liste per le parlamentarie rimangano sguarnite di competitor. Nel collegio provinciale del Salento, perché le primarie siano utili e non si debba ricorrere a “riempilista”, l’elenco di candidati da votare per iscritti ed elettori del Partito Democratico dovrebbe comprendere almeno 16 nomi, considerando la quota minima obbligatoria del 33 per cento di donne. Numero utile per ottenere 8 candidature alla Camera e 4 al Senato nella lista regionale.

Il rischio, nel Pd, in queste ore, è proprio questo. Che non ci siano abbastanza candidati per rendere interessanti le parlamentarie e si competa solo per un piazzamento più alto nella lista regionale, per non rischiare di finire in postazioni border line o a fondo lista, dove dovrebbero trovare spazio, come da tradizione, le candidature di servizio da parte di riempilista.

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