LE DIECI FERMATE DI FILO-BLUES – Intervista a Davide Mogavero

Non poteva esserci un titolo migliore di “Benvenuto al mondo” per il primo album di Davide Mogavero. L’anti-Marco-Carta uscito dal laboratorio di X-Factor si lascia alle spalle un debutto Sony Music mal gestito e trova quel sound internazionale che meglio si addice alla sua voce sabbiata e al suo piglio rock. Un bel salto in avanti, grazie alla spinta di Francesco Musacco – arrangiatore anche per Simone Cristicchi, Simone Perrone e Luca Carboni – e all’alchimia con Jack Rubinacci, cantautore italo-inglese che si presta anche per un duetto nel trascinante singolo d’apertura, “She Makes Me Feel”. Dopo “Ad ogni dose”, secondo singolo dallo stile à la Negramaro, ora è la volta di “If I Could Only Keep My Head”, in rotazione radiofonica dal 16 novembre. Tra i dodici brani dell’album, sia in italiano che in inglese, “La mia bugia”, romantica ballata con cui ha preso parte al Sanremo Social Day, e “L’immensità”, brano composto assieme a Enzo Leomporro degli Audio 2. Determinato e grintoso, il giovanissimo musicista salentino sale sul Filo-Blues per accogliere più passeggeri possibili in vista di una nuova ambita maturità artistica che possa ulteriormente differenziarlo dalle popstar usa e getta.

1) Qual è il peccato peggiore per un musicista?

Convincersi che si sia già composto tutto quel che c’era da comporre e che non ci siano nuove strade musicali da sperimentare. Ma per un musicista è un grave peccato anche salire su di un palco e sentirsi “giù di corda”.

2) Che cosa ti fa ridere?

Guardare le mie due tartarughe amoreggiare senza pudore e chi si prende troppo sul serio. Amo prendermi gioco anche di me stesso. Non per niente ho aperto un facebook, collegato al mio sito ufficiale, www.facebook.com/flashmog, dove dò vita a una serie di iniziative in cui il sapersi divertire è alla base di tutto.

3) Associa tre brani a tre stati d’animo.

“Quando l’amore se ne va” di Eduardo De Crescenzo: dolce malinconia; “Master Blaster” di Stevie Wonder: contagiosa positività; “Run to you” di Bryan Adams: carica irrefrenabile.

4) In che cosa credi?

Negli uomini che, come Gandhi e Martin Luther King (che cito anche nel testo da me scritto di “Benvenuto al mondo”), hanno avuto e hanno la forza di agire e combattere per gli altri. Nel loro caso per i diritti civili, per l’uguaglianza e per un sogno (“I have a dream” di King), che poi è divenuto un sogno condiviso.

5) Chi è il musicista più significativo di sempre?

Qui non si finirebbe più, ma dico Jimi Hendrix per il coraggio artistico e le idee geniali… un vero innovatore. La performance al Festival di Monterey, dopo aver suonato “Wild Thing”, in cui ha incendiato la chitarra… è un’opera d’arte.

6) Che cosa ti fa più paura?

Temo il buio e i capperi: trovarmi in una stanza al buio con un cappero potrebbe essere letale per me. A parte il buio e i capperi, mi spaventa chi non ha sensibilità e chi non ama gli animali.

7) La musica svolge un ruolo sociale?

Certo che sì, e vale non solo per la musica. Tutte le forme culturali e d’arte hanno la forza di aprire la mente e di cambiare la visione delle cose. Di chiunque, anche di chi ha preso una brutta strada. Sono gli stimoli a cambiare in meglio la vita delle persone, e tutte le forme culturali possono essere un viatico ottimale per tirarsi anche fuori dai guai, volendo.

8) Qual è il tuo ricordo musicale più vecchio?

Risale a dieci anni fa, quando presi per la prima volta una chitarra in mano: fui talmente attratto dallo strumento che per la foga ruppi subito una corda, il mi cantino.

9) Qual è il rumore che ti disturba di più?

Un concerto di clacson d’auto incolonnate nel traffico urbano. Traffico più suono assordante: un mix esplosivo per i nervi.

10) Cosa non vorresti mai sentire alla radio o vedere in televisione?

Il problema è che a tutte le peggiori notizie ci siamo ormai quasi assuefatti, e abbiamo già visto e sentito tutto il peggio che c’era da vedere e ascoltare. Se poi vogliamo andare sul leggero e personale: non vorrei mai ascoltare un’ultima ora del tigì che annuncia che siamo rimasti sulla faccia della terra… io e un cappero.

Ugo Stomeo

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