STORMY MONDAY #26 – Una fiera in fieri

medimex 2012Mentre qualche milione di italiani in questa settimana di avvio di dicembre giocava ai ballottaggi, alle scelte, alle conferme, alle analisi e ai bilanci, gli operatori del settore musicale si davano appuntamento a Bari. È stata, questa, una settimana tutta dedicata al Medimex-Fiera delle Musiche del Mediterraneo, promosso da PugliaSounds, alla sua seconda edizione presso la Fiera del Levante di Bari. Settimana da gran primadonna, per una Puglia ormai avvezza alla scena, che si impossessa con un colpo di classe anche del foyer.

In posti dall’identità un po’ conflittuale, come la nostra regione, dove a giorni alterni ci sentiamo modello di sviluppo o emblema nazionale dello scandalo, capita di pensare di poter entrare a far parte della scacchiera nazionale. Ci si crea un’immagine della sfida e, guardandosi in fondina, si trovano diverse carte da giocare. E si finisce per mettere su una fiera di musica di un certo spessore.

Capita poi di accorgersi per incanto della qualità e della quantità delle risorse di cui si è in possesso. Unite alla tensione naturale a travalicare i confini regionali (che tanta parte ha fatto e continua a fare nella costituzione del suono pugliese), quelle risorse permettono di mettere a fuoco l’obiettivo ambizioso di questa expo: restituire, tramandare e (anche) ribadire il ruolo della Puglia nel panorama sonoro del Mediterraneo.

Il sistema di eventi messo in mostra è solo in apparenza tenuto insieme da una ragnatela territoriale. In realtà, espositori e operatori sono legati insieme da un fil-rouge che sembra voler fare di Bari la caput mundi della scena musicale internazionale. L’intensa quattro giorni vuole mostrare il potenziale del capoluogo regionale al resto del mondo, a un resto del mondo composto da circa un migliaio tra gli operatori del settore locale (in prevalenza), nazionale (pochi ma buoni) e internazionale (fratelli di sangue balcanici, nordafricani e iberici).

La fiera conferma la classica struttura espositiva, compresi i giganteschi archeorrori su cui si rischiavano i denti se ci si distraeva a guardare i fascinosi musicisti in passerella. Attorno al nucleo centrale, si dipanava l’apparato di workshop e convegni intorno ai temi caldi su cui ci si confronta da sempre (prospettive della musica italiana tra innovazione e creatività: “The future of the music, the music of the future”; diritto d’autore e legalità: “Quel gran genio dell’autore”, L’artista e i suoi diritti, etichette indipendenti: “50 anni di musica indipendente in Italia”; spazi per la musica: “Spazi pubblici per la musica in Puglia”), nuovi orientamenti della produzione e del mercato, innovazione di processo e di prodotto (“Dal BEAT al Bit. Il futuro digitale della musica”, Il selfmanagement. La nuova frontiera della gestione artistica nell’era di internet”, Come diventare partner di YouTube”).

In linea con il (presunto o crescente) ruolo socioeconomico della musica, si sono discusse le prospettive della stessa nell’Italia della multiculturalità e dei cambiamenti climatici, e non ultima la posizione di marcatore della lotta alla criminalità (“Identità sonore in movimento. Musica e stili di vita nell’Italia delle diversità culturali”, World Music Academy: Il futuro della musica etnica”, Greener, Cleaner, Smarter – Festivals and Events Go Sustainable”, “M.vs.m – Musica contro le mafie”).

Spazio a latere per Face to face(s) e keynotes, con gli organizzatori dei maggiori festival internazionali. Si sono anche tenuti divertenti esperimenti ad alto godimento geek come #SHH Enjoy the silence, conferenza interamente twittata nel silenzio assoluto: dimostrazione della proprietà musicale di diventare significante a latitudini diversissime, in un attimo, se connesse da un hastag. Nonché Botteghe dell’Autore: occasione per toccare con mano coloro che di musica vivono ormai da tempo, per immaginare a occhi aperti ciò che un tempo era difficile, leggendario, e che oggi con gli strumenti attuali e una grande volontà può diventare realtà. E può diventare lavoro.

A urne chiuse, però, l’esperienza Medimex solleva ancora perplessità legate a scelte assai più politiche che artistiche, all’utilità pratica dell’evento, alla sua capacità di influire sul mercato e sulla comunicazione nei suoi livelli più bassi. O in quelli intermedi. In quelli, per capirci, non rappresentati in fiera. Per il Medimex resta ancora, dunque, un bel po’ di strada da percorrere per raggiungere l’obiettivo come da programma (diffuso a mezzo stampa). Ma da quel poco che ci pare finora, il fatto che tutto ciò si verifichi in Puglia è un bene, è un valore aggiunto, e non è certo un caso.

Elisa Giacovelli

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