Ora il centrosinistra deve parlare all’Italia

Diciamo la verità. Dalle primarie del centrosinistra sono tanti gli spunti di novità che aiutano a riconciliarsi con la politica.
In primo luogo la scoperta che sia possibile far convivere in un comune progetto di cambiamento culture e storie diverse. Insisto; la lucidità di alcune considerazioni programmatiche della Puppato, la coerenza di Tabacci e la sua brillante definizione che “essere di sinistra oggi vuol dire avere cultura di governo”, l’assoluta naturalezza con cui Vendola e Bersani a Napoli hanno parlato insieme del futuro del Sud e di questo paese, il bellissimo discorso autocritico di Renzi ieri alla fine del ballottaggio, rappresentano il nuovo “Pantheon” del centro sinistra italiano. Programmi semplici, parole comuni, tensione morale e reciproco ascolto: potrebbe sembrare poca cosa, invece è una rivoluzione per la nostra oscura politica.
Quale cittadino comune è in grado d’interpretare, infatti, i disegni di “sopravvivenza” di Berlusconi e le sorti del personale politico cresciuto alla sua corte?
Cosa veramente in cuor suo pensa del vecchio satiro il povero Angelino Alfano, perfetto guitto della compagnia del “Bagaglino”?
Quale coerenza mai gli italiani dovrebbero rintracciare in quel movimento che vorrebbe “salvare l’Italia” tenendo insieme l’amministratore della “Ferrari” con il responsabile della comunità di Sant’Egidio?
E’ inutile nasconderlo; abbiamo vissuto anni bui in cui l’intera politica sembrava dominata da codici per iniziati e rituali per affiliati. Lo stesso rapporto con Casini e soci, se proprio vogliamo essere sinceri, ha raggiunto livelli di totale insopportabilità. L’assillo politicista non faccia più velo alla necessità di cambiare l’Italia. Insomma: il centro sinistra è questo. Non è l’alleanza tra i 13 partiti che sostenevano e contemporaneamente ricattavano Romano Prodi; ma non è nemmeno la foto di Vasto che rappresentava comunque la stagione politica in cui l’unico elemento comune era la “lotta a Berlusconi”.

Oggi finalmente parliamo d’altro. Oggi sperimentiamo che la scomposizione delle rappresentanze tradizionali della politica (che è già avvenuta nel sentimento della gente) non ci condanna all’afasia; ma può elaborare un nuovo linguaggio costruito sull’emergere di storie valori e sentimenti diffusi.
Questo è il nuovo centro sinistra. Dica parole semplici, raccolga i bisogni comuni, riporti, nella quotidianità della politica, normali principi etici, ispirati al comune interesse, e principalmente lo faccia sempre alla luce del sole. Non c’è altro modo per essere ascoltati dall’intero paese.

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2 thoughts on “Ora il centrosinistra deve parlare all’Italia

  1. La caduta di Berlusconi, come per il muro di Berlino, ha segnato la svolta di un'epoca. Se poi aggiungiamo l'effetto catalizzatore di Renzi, la velocità del processo è notevolmente aumentata negli ultimi mesi. Questo panorama politico e personaggi che lo circondano appaiono sempre più vecchi, logori, decrepiti.
    Sotto l'ombrello anti Berlusconi ci è andato bene di tutto. Abbiamo riso quando Grillo chiamava il Nostro psiconano. Abbiamo tollerato la rozzezza populista di Di Pietro, l'integralismo di Travaglio e chi più ne ha ne metta. E' apparsa persona salvifica persino Vendola che, sodale di Bertinotti, ha ripetutamente affossato il centrosinistra e il suo stesso partito. Ricordate quando Prodi era appeso al voto di un certo Turigliatto? Ricordate quando Rifondazione prendeva più del 10% dei voti?
    Ora mi appare tutto vecchio. Vedo chiaramente la volgarità di Grillo, la rozzezza sempre più insopportabile di Di Pietro e la faziosità di Travaglio.
    Così come non si può non vedere che le macerie della seconda repubblica hanno travolto tutti, compreso Bersani e Vendola. Nessuno dei due può chiamarsi fuori dal disastro della sinistra nell'ultimo decennio. Di Vendola abbiamo detto, ma Bersani non è corresponsabile dell'insipienza e dei danni che ha prodotto la nostra sinistra? Un mesetto fa si è pubblicamente scusato per «la sbornia federalista e per la riforma del titolo V della Costituzione, fatta per inseguire la Lega». Parole testuali. Troppo tardi, verrebbe da dire, quando quell'errore politico (e il danno che ne è derivato e che è sotto gli occhi di tutti) era ampiamente visibile a chiunque avesse voluto vederlo.
    E queste stesse persone ora si propongono di governare il nostro Paese. Davvero un bel passo avanti.
    La verità è che queste primarie ci offrivano la possibilità di rinnovare profondamente l'identità della sinistra e dei DS e di dare una spallata definitiva alla seconda repubblica. Noi popolo del centrosinistra abbiamo clamorosamente fallito un'occasione storica. Si è riaffermata la tendenza conservatrice della sinistra e del suo popolo. Abbiamo voluto restare nella palude. Vedremo ancora Berlusconi, il nuovo(?) Ulivo, la rincorsa dei centristi, etc. etc.
    Vale ancora il grido disperato di Moretti: con questa sinistra e con questi dirigenti non vinceremo mai. Se mai vinceremo (dipenderà dalla legge elettorale) sarà grazie al disfacimento dei nostri avversari.
    Come nel gioco dell'oca restiamo fermi un giro.
    Il suo Pantheon, caro prof Turrisi, è nato già vecchio.

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