Lupiae, il risanamento lo pagano i lavoratori

Riduzione del costo del lavoro per 2 milioni di euro. Questa è la cifra sulla quale balla l’ipotesi di piano industriale prospettata dalla Lupiae Servizi ai sindacati. A comunicare questa decisione ci ha pensato stamattina il manager dell’azienda, Pietro Scrimieri, che ha illustrato di fatto un risanamento che dovrà essere sotenuto soprattutto dai lavoratori con una consistente riduzione delle ore lavorate. A ciò si aggiungerà una operazione di mobilità interna (circa 20 unità), sostanzialmente lo spostamento di lavoratori da un settore all’altro, che riguarderà in grossa parte i dipendenti impegnati nel supporto all’amministrazione, per i quali l’orario di lavoro verrà ridotto da 40 ore settimanali ad appena 27. “Non vogliamo licenziare nessuno”, ha detto Scrimieri, pur sostenendo che l’organico dell’azienda, in questo momento, è gravato da un esubero di 73 unità.

L’unica strada per evitare i licenziamenti, per il management della Lupiae, è lavorare tutti di meno. Attualmente i lavoratori della azienda sono in cassa integrazione a rotazione e ci resteranno fino alla fine dell’anno. Per molti di loro questa condizione transitoria, causata dalle esigenze di risanamento, diventerà permanente. La forbice di Scrimieri, che nell’elaborazione del piano ha seguito ovviamente le indicazioni del socio unico, il Comune di Lecce, ha colpito tutti gli organici che afferiscono alle dieci convenzioni sottoscritte dall’azienda con il Comune e che rappresentano le uniche commesse su cui Lupiae può contare.

Intanto, ragionevolmente, ciò porterà alla diminuzione della qualità dei servizi che la Lupiae svolge in favore della popolazione leccese. Anche perché ad essere colpiti saranno i settori di utilità sociale che già risultano sottodimensionati rispetto al carico di lavoro che una città di 94mila abitanti esigerebbe: il verde pubblico, i servizi sociali, i servizi Fis, i trasporti disabili e scuolabus. Colpiti sostanzialmente allo stesso modo rispetto a settori di attività che invece sono “strumentali” per l’ente pubblico come portierato, vigilanza, custodia e il supporto amministrativo. Tanto che, in questo taglio sostanzialmente “orizzontale”, non risulta essere chiaro quale sia il futuro che il Comune di Lecce vuole per l’azienda. Quale sia, in altre parole, la mission che vuole assegnare alla sua controllata.

La questione è dirimente anche guardando il decreto spending review e al salvataggio della proprietà pubblica dell’azienda. Anche per questo i sindacati hanno rigettato in toto la bozza di piano industriale illustrata da Scrimieri – “non si può risanare una azienda solo sulle spalle dei lavoratori”, dice Valentina Fragassi della Filcams Cgil – e prima di annunciare iniziative di lotta, hanno chiesto di incontrare il sindaco di Lecce in qualità di rappresentante del socio unico. E sono in attesa di risposta.

All’interno del piano proposto da Scrimieri c’è anche un impegno alla riduzione del ricorso alle consulenze esterne (che oggi gravano sul bilancio per circa 200mila euro all’anno)  e l’istituzione, al posto del Consiglio di amministrazione, della figura dell’Amministratore unico. Oltre a non quantificati tagli su “altri costi” e costi relativi alla sede della società. Ma, in confronto ai tagli che graveranno sul personale, si tratta di poca cosa.

Altra fonte di preoccupazione per i sindacati riguarda  le ricadute del taglio alla spesa corrente che il Comune di Lecce si appresta ad affrontare, imposta, anche questa, dalla spending review. Ci saranno sicuramente sforbiciate sul finanziamento dei servizi che il Comune assegna alla Lupiae. Il fatto è che nell’ultima riunione tenuta in Comune con i sindacati e i lavoratori, il sindaco aveva annunciato che i tagli sarebbero stati compensati con l’attivazione di altre convenzioni, di altri servizi di pubblica utilità da affidare alla Lupiae. Dei quali, però, nella bozza di Piano industriale non c’è traccia. “Forse abbiamo capito male?”, dice Valentina Fragassi. “Allora Perrone ce lo spieghi di persona”.

foto di paride de carlo

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