Le incredibili vicende della Procura di Bari

“Il porto delle nebbie” è un bellissimo romanzo di Simenon.
Per anni è stato utilizzato come felice metafora per indicare il tribunale di Roma. La ragione era semplice: i procedimenti più complessi sulla politica romana arrivavano in quelle aule giudiziarie e lì rimanevano, avvolti per decenni in molto opportuni “banchi di nebbia”.

Temo che tra non molto bisognerà trovare qualche felice metafora per indicare la Procura di Bari. L’ultimo episodio riguarda un’iniziativa “irrituale e improvvida” (definizione del dottor Savino, presidente del Tribunale di Bari) assunta dai Pm, Bretone e Digeronimo.

Dopo l’assoluzione di Vendola dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio (per cui avevano chiesto una condanna di quasi due anni) i due pm hanno preso carta e penna e hanno sollevato seri dubbi sull’imparzialità del gup, Susanna De Felice. Secondo i Pm baresi, la dottoressa De Felice che aveva assolto Vendola, non sarebbe stata serena nella sua decisione perché in rapporti di “diretta amicizia” con la sorella del governatore di Puglia, Patrizia Vendola.

La verità è che nella procura barese i comportamenti “irrituali e improvvidi” non sono rari. Tutto sembra sia iniziato con le inchieste su Gianpi Tarantini, sui suoi rapporti con Berlusconi e, principalmente, con l’arrivo a Bari del dottor Laudati. Questo e non altro sono le conclusioni cui è giunta la magistratura inquirente di Lecce e che ha inviato al Csm i risultati della sua inchiesta sulla Procura di Bari.

Secondo il dottor Motta (responsabile dell’inchiesta) il capo della Procura barese avrebbe rallentato l’inchiesta sulle escort portate ad Arcore da Gianpi Tarantini e abusato del suo ufficio per svolgere proprie indagini sui pubblici ministeri Scelsi e Digeronimo.

Per parte sua il dottor Scelsi è indagato per aver autorizzato intercettazioni nei confronti della collega Degeronimo, allarmato, pare, dal fatto che questa stesse indagando su di lui.
Insomma, se non abbiamo capito male, dei giudici venivano inviati da Roma (quando il ministro di Grazia e Giustizia era Alfano) non certo per agevolare le indagini che coinvolgevano direttamente Silvio Berlusconi.
Settori della guardia di finanza si attivavano per svolgere indagini parallele su singoli magistrati (e decidevano, così, di accelerare o ritardare i procedimenti investigativi), i quali continuavano a essere incaricati delle delicatissime indagini e, a loro volta, utilizzavano altri settori della guardia di finanza per acquisire documenti o per spiare propri colleghi ed eventualmente tenerli sotto scacco.

Ripeto, è tutto in atti ufficiali che sono a disposizione del Consiglio Superiore della Magistratura. Cosa altro dovrà accadere per convincere un buon romanziere a raccogliere questo materiale per farne un best seller?

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *