A Lecce è tornato l’autentico finto gelato espresso

Certi coni non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano. E’ il caso dell’espresso “soft Carpigiani, che qualche stregoneria o cartello paramessicano di gelatai artigianali, per lunghi anni, avevano sottratto alla scena leccese. Non si è trattato di un lutto gastronomico difficile da elaborare come la perdita del Winner Taco o del formaggio spalmabile Dover, ma poco ci manca.

Era un gelato sincero, l’espresso soft. Sempre uguale a se stesso, in qualunque mese dell’anno e a qualsivoglia condizione barometrica, al tempo stesso del tutto genuino e del tutto innaturale, come una seconda natura posticcia ma ormai irrinunciabile, degna di un paradiso artificiale alla Decadentismo francese. Non aveva bisogno della frutta di stagione, per essere sempre attuale. Generato, non creato, dallo stesso semilavorato del padre (il gelato precedente).

Il gelatiere schiacciava un bottone e quei gentili, morbidi torciglioni rinfrescanti venivano erogati dalla macchina. Contemporaneamente, una nuova quantità di miscela passa dalle vasche ai cilindri, per essere trasformata in gelato. Era il cerchio della vita. E’ quantomeno curioso come le innovazioni tecnologiche applicate all’arte gelataia, che un tempo avremmo respinto come aberrazioni, una volta che ci vengono sottratte possano divenire delle tradizioni di cui avere struggente nostalgia.

Un tempo la Mecca leccese dell’espresso Carpigiani era il vecchio Prato di via Giacomo Arditi, prima che aprisse battenti dall’altro lato della strada, prima che lo ne prendesse il posto il pied-à-terre cittadino della dinastia di gelatai Martinucci. Con la definitiva chiusura di Prato, le macchine da gelato espresso cominciarono a scarseggiare seriamente. E quando vennero a mancare pure gli ultimi avamposti in Terra d’Otranto (uno a Santa Maria di Leuca da Martinucci e uno a Lecce Lecce dal cornettaio Raffaele di viale Rossini), gli appassionati dell’espresso si ritrovarono in una valle di lacrime, di gusti Mars e variegati alla fessa de sorda.

Gli orfani del Carpigiani hanno a lungo cercato invano nei sundae del McDonald’s locale attimi di tregua dalla loro voglia di piaceri manipolati.

Ora, questo Medioevo è finito. Il gelato espresso è tornato a Lecce, nei due locali della gelateria Tentazioni. Tentazioni non è una gelateria che si distingua per alcun gusto in particolare. Il suo cioccolato non è migliore di alcun cioccolato salentino. La sua fragola è peggiore della media. Perfino il suo gusto Obama non è niente di speciale, per quanto pittorescamente possadebordare dalla vaschetta in cui è collocato, come una valanga di democrazia a stelle e strisce in cui il marrone della pelle presidenziale abbia preso il sopravvento sul bianco delle stelle e sul rosso delle strisce.

Quello che ha di magico Tentazioni sono due macchine per il gelato instantaneo soft, una sulla circonvallazione e una in piazza Sant’Oronzo. Due gusti, come ai vecchi tempi. Uno chiaro e uno scuro. Yin e Yang. Acqua e Fuoco. Vaniglia e Cioccolato. In quelle macchine è tornato a compiersi quel piccolo, medio miracolo dell’unione degli opposti; quella sintesi neo-neoplatonica di tutta la gamma possibile dei sapori e dei colori, nel connubio che è l’unica bigamia consentita dal diritto di famiglia italiano: quella che, ogni volta che abbiamo in tasca due euro e cinquanta, ci sposa alla vaniglia e al cioccolato di un gelato espresso misto.

Tenetevelo pure, il Winner Taco.

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