Il Grande Salento a metà, Brindisi vuole Lecce

Grande Salento addio: se questo matrimonio “s’ha da fare”, Parlamento permettendo, sarà tra Lecce e Brindisi. L’incontro di ieri  mattina tra il sindaco di Brindisi Mimmo Consales, quello di Lecce Paolo Perrone ed il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone sembra aver impresso un’accelerata decisiva ad un corteggiamento durato mesi e non privo di momenti di tensione, ripudi,  allontanamenti e ricongiunzioni: effetti deleteri di un ménage à trois che sembra ormai archiviato per sempre. Alcuni giorni fa il presidente Gabellone si è detto pronto ad accogliere a braccia aperte i nuovi inquilini:

È significativo l’appeal straordinario esercitato dal nostro territorio, con otto Comuni del brindisino (ormai di fatto leccesi, le cui delibere sono esplicitamente citate nel decreto di riordino e a cui hanno chiesto di aggiungersi, grazie al requisito della “contiguità territoriale”, anche Latiano, Ceglie Messapica, Carovigno e  San Vito dei Normanni) e uno del tarantino (Avetrana) che hanno già deciso di trasferirsi nella nostra Provincia. Ritengo che tutte queste componenti possano ampliare gli orizzonti ed i confini della Provincia di Lecce, con il conseguente arricchimento delle infrastrutture presenti sul territorio: un aeroporto, il nodo ferroviario, il porto, la città capoluogo, città d’arte e cultura, l’Universita del Salento al servizio di tutta la penisola salentina, un brand turistico ormai riconoscibile, che vede nel Salento un reale punto d’interesse turistico nazionale e internazionale

Un’apertura di credito che si è arricchita di un altro importante tassello. In un comunicato congiunto Gabellone, Perrone e Consales «hanno condiviso l’esigenza della denominazione del nuovo Ente in Provincia del Salento, in quanto espressione unitaria di un territorio che ha grande valenza storico-culturale ed un ruolo-leader in campo turistico-ricettivo». Ampie le rassicurazioni sulla “pari dignità” rivendicata dal sindaco di Brindisi Mimmo Consales :

 E’ stato unanime il rispetto per le vocazioni territoriali con le naturali ricadute in termini organizzativi. Per Brindisi, ad esempio, maggiormente denotata dal punto di vista industriale, è stato ipotizzato un ruolo-guida anche in termini di strutture di governo sul territorio, così come per il complesso sistema trasportistico pubblico e per quello collegato ai porti ed all’aeroporto. Inoltre, è incontestabile, attraverso il Comune di Brindisi, un ruolo di fondamentale importanza nel settore della ricerca grazie alla valorizzazione della Cittadella della Ricerca.

La rottura tra Brindisi e Taranto, dopo il flop del vertice convocato venerdì scorso dal sindaco di Brindisi, a cui erano stati invitati a partecipare tutti i consiglieri regionali ed i parlamentari dell’area jonico-salentina per tentare di trovare un punto di intesa tanto problematico quanto tardivo appare ormai insanabile. I tarantini, infatti, lo hanno disertato in massa, ad eccezione del senatore Pasquale Nessa (Pdl). Gli strali della vigilia pre-vertice da parte del  presidente della Provincia di Taranto Gianni Florido che aveva accusato senza giri di parole Brindisi di “azione furbesca” per aver messo in atto un “tentativo per costringere Taranto ad accettare l’accorpamento con Lecce” (seguito a ruota da un diluvio di dichiarazioni di parlamentari e consiglieri regionali tarantini che sono saliti sulle barricate) non lasciavano presagire nulla di buono e così è stato. Ma neanche da Lecce la convocazione del sindaco brindisino aveva acceso grandi entusiasmi. Presenti all’appello i deputati Lorenzo Ria (Pd) ed i senatori Alberto Maritati (Pd) ed Adriana Poli Bortone (Grande Sud). In rappresentanza della “leccesità” a livello regionale la sola Loredana Capone. Da Palazzo dei Celestini e da Palazzo Carafa, nonostante l’assenza, è giunta una benedizione mai così esplicita con una tempistica che pero’ di casuale ha davvero poco: la parola magica “capoluogo”. Per mesi ha paralizzato il successo di qualsiasi tipo di trattativa tra Lecce e Taranto con Brindisi tra l’incudine ed il martello. Nel decreto di riordino originario, infatti, si indicava con chiarezza che capofila della nuova Provincia sarebbe stata la città più popolosa ,escludendo categoricamente la possibilità di un ente bicefalo o addirittura tricefalo. Una piccola, ma sostanziale, modifica del primo comma dell’articolo 3 del decreto stesso ha pero’ sparigliato le carte aggiungendo la dicitura “salvo il caso di diverso accordo, anche a maggioranza,tra i Comuni già capoluogo di provincia”.

Ed i brindisini hanno deciso, in una prospettiva di Grande Salento, di votare in massa per Lecce. Agli otto Comuni già accorpati nella nuova Provincia per decreto, altri 4 hanno chiesto di poter fare altrettanto. La città di Brindisi, dunque, non ha più neanche un lembo di terra in contiguità con Taranto e nel consiglio comunale del 20 novembre prossimo  ufficializzerà il suo passaggio a Lecce.

Nel frattempo, tuttavia, il dimissionario presidente della Provincia di Brindisi Ferrarese dal suo esilio autoindotto ha deciso di portare avanti la sua battaglia melodrammatica per difendere la “brindisinità” del territorio chiedendo ai consiglieri comunali di Noi Centro e Udc della città capoluogo (si fa per dire ormai) di prendere tempo e, probabilmente, non voteranno la deliberà con cui si chiederà ufficialmente la mano a Lecce. Con il rischio di aprire una pericolosa quanto inaspettata crepa in una maggioranza (Pd-Udc-Noi Centro) che, numeri alla mano, avrebbe dovuto dormire su due guanciali

A questo punto però, se il Parlamento accetterà questo matrimonio, ci sono alcune domande a cui sarà necessario dare delle risposte ineludibili: quale sarà il ruolo che le future Province, declassate di fatto, ad enti di secondo livello con meno poteri dei già scarsi in dotazione, potranno svolgere per lo sviluppo futuro del territorio? E, soprattutto, quali potrebbero essere le ripercussioni su equilibri politico-amministrativi consolidati che rischiano di essere sensibilmente alterati dall’ampliamento delle circoscrizioni nel caso in cui dovesse mutare la legge elettorale? Una , quest’ultima, a cui sicuramente nelle stanze dei partiti si sarà iniziato a cercare trovare una risposta ma senza osare di ammetterlo.

foto: tattoodjay

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One thought on “Il Grande Salento a metà, Brindisi vuole Lecce

  1. questo interessante articolo mette (un pochino) in evidenza un dato fondamentale sulla discussione sulla riforma delle province, surrealmente rimosso dal vivace (per usare un eufemismo) dibattito locale salentino: al di là dei tagli e degli accorpamenti, le nuove province saranno enti completamente depotenziati, sia perché i loro organi non verranno più eletti dai cittadini (ma dai consiglieri comunale dei comuni), sia perché perderanno alcune funzioni fondamentali, che passeranno o ai comuni o alle regioni. Questo in soldoni vuol dire che, per restare al caso leccese, la biblioteca provinciale, il museo provinciale, ma anche palazzo Comi a Lucugnano, l'Abbazia di Santa Maria di Cerrate ecc non potranno più essere gestite dalla Provincia. E anche istituzioni come l'Ico (o come si chiama adesso) non dovrebbero più esistere nella forma attuale. Di questo processo (che avverrà tra pochi mesi, non tra anni…), che evidentemente presenta molti punti di criticità e rischi non banali di depauperamento di presidi culturali fondamentali, ci si dovrebbe occupare, più che dell'assurdo giochetto degli accorpamenti e dei campanili. Faccio notare che l'impatto di questi provvedimenti sul settore culturale è molto più forte nel Sud, dove per ragioni storiche si è data più importanza al ruolo delle province.

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