Ecco perché i candidati alle politiche non vogliono il Grande Salento

La serissima questione della ridefinizione degli ambiti territoriali tra Taranto, Brindisi e Lecce si sta trasformando come temuto in un inguardabile tormentone.
Oggi brillano le dichiarazioni di un esponente politico tarantino, Michele Mazzarano, già astro nascente del Pd regionale, poi fermato da qualche problema giudiziario.
“Mai con Lecce – tuona il nostro, per poi aggiungere con involontaria comicità -difenderemo il nostro territorio”.

Insomma si profila una vera e propria, anacronistica, “battaglia campanilistica” tra i rappresentanti istituzionali del brindisino (che non ne vogliono sapere di essere annessi a Taranto) e quelli della provincia di Taranto.
E la probabile decisione del comune di Brindisi di votare un documento di adesione al Grande Salento potrebbe rappresentare il punto di non ritorno per l’intera vicenda.
Tutto naturalmente avviene nel più totale disinteresse degli amministratori salentini (Perrone e Gabellone in primis) che vorrebbero gestirsi il proprio orticello senza altri fastidi.

In realtà l’attuale classe dirigente di Taranto e Lecce è animata dallo stesso comune interesse. Miope ma concretissimo: mantenere i propri confini provinciali più ridotti possibile per evitare che gli eventuali collegi, di una futura riforma elettorale, non siano tanto estesi da sfuggire al proprio tradizionale ambito di consenso.
Insomma i vari Pelillo, Stefàno, Florido e lo stesso Mazzarano (per Taranto) e Gabellone, Perrone (per Lecce) non vogliono consegnare il proprio futuro parlamentare a pericolose, incerte e costosissime campagne elettorali che si svolgerebbero praticamente da Leuca a Ginosa marina.

Insomma, gli ostacoli a rilanciare il progetto del Grande Salento e approfondire le ragioni di comuni vantaggi si riducono solo a poco dignitose considerazioni di sopravvivenza politica personale.
In realtà il caso di Lecce appare quello più singolare. Qui i nostri rappresentati sembrano perfino infastiditi dalle imbarazzanti affermazioni di disponibilità dei comuni brindisini.

Forse, Gabellone e Perrone ignorano che nella nuova geografia che si verrebbe a determinare se restano gli ambiti territoriali previsti nel disegno di legge governativo, il territorio leccese rappresenterebbe (specie per prodotto interno lordo) l’ultima delle provincie pugliesi.
Insomma, la sua storia sarebbe consegnata a un futuro di marginalità, una specie di “Puglia del sud” (certo con tanto mare e barocco) ma incapace di gestire la propria realtà produttiva in evidente declino ed esclusa dalle decisioni che contano sulle infrastrutture decisive, come i porti e gli aeroporti.

Nota a margine. Per il Partito democratico leccese (specie per quello del capoluogo) questa potrebbe essere una straordinaria occasione per incalzare l’immobilismo del centrodestra e recuperare spunti di proposte politiche e programmatiche che appartengono da tempo alla recente storia passata dei democratici salentini.
Ma come è già accaduto per altre questioni (l’Università su tutte) pare che i nuovi dirigenti locali del Pd abbiamo altre preoccupazioni.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

One thought on “Ecco perché i candidati alle politiche non vogliono il Grande Salento

  1. Grazie Gianni per la chiarezza dell'articolo che condivido in toto. Aggiungo solo che la rottura verso di un insopportabile immobilismo per interessi di retrobottega e l'incapacità di ragionare sulla riorganizzazione del territorio è come scrivi bene tu soprattutto a destra -specie di osservanza fittiana -; ma il CS tutto – non solo il PD, ma anche e soprattutto SEL – non è stato in grado neppure di iniziare in modo logico e coerente il ragionamento che tu accenni. Non lo ha fatto nella campagna elettorale per il comune di Lecce (ma cosa vuoi pretendere dalla Capone), non lo sta facendo ora in cui dovrebbe, spinto dalla necessità.
    Forse a qualcuno la possibile modifica del titolo V della Costituzione ed i destini del nostro terrotorio sembrano bazzecole?
    Forse si preferisce, con miopia ed ignavia, lasciare al populismo questa bandiera? Allora cui prodest?
    Tutti impegnati alla fantasmagoria giostra delle primarie, dove la rottamazione riguarda sempre gli altri?

Rispondi a Marcello Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *