Enti di secondo livello per politici di secondo livello

Leggo che per i prossimi giorni il presidente della provincia e il sindaco di Brindisi hanno convocato quelli di Lecce e Taranto, con l’obiettivo di rilanciare la proposta del Grande Salento. Forse è un po’ tardiva ma sicuramente è un’ottima iniziativa. Lo è principalmente perché la diaspora di comuni che chiedono di passare da una provincia all’altra, contribuisce a rendere l’intera materia più caotica e incomprensibile.

Mi chiedo, infatti, se gli stessi comuni del brindisino (e sono tanti) e del tarantino (per il momento alcuni) che si stanno pronunciando per passare alla provincia di Lecce siano effettivamente consapevoli del fatto che tutto il sistema istituzionale basato sulle Provincie, risulterà modificato dal disegno di legge del Governo. Anche quelle che rimarranno (come quella di Lecce) saranno comunque “enti di secondo livello”, sottratti all’elezione diretta dei cittadini, limitati nei compiti e nei ruoli e profondamente ridotti nei mezzi e nelle funzioni.

Altra cosa è invece ragionare su una riorganizzazione territoriale che sia capace di mettere a sistema una grande struttura portuale a carattere industriale (Taranto) quella aereoportuale (Brindisi) con un retroterra territoriale che è diventato un polo di attrazione turistica da anni in testa nelle classifiche nazionali (il Salento). Quando Giovanni Pellegrino, partendo da un’intuizione di Lorenzo Ria, riuscì nell’impresa di mettere insieme le tre provincie (Brindisi, Lecce e Taranto) e di presentare alla Regione Puglia, solo progetti condivisi (che sono in corso di finanziamento) per l’utilizzazione dei fondi europei, il mondo della politica locale (sia quello di destra che di sinistra) si dimostrò francamente poco attento, in alcuni casi infastidito.

Bari non tardò a fare pressioni su Taranto, richiamando antiche vocazioni unitarie che si erano da tempo, concretizzate con lo spostamento di alcune facoltà dall’ateneo barese a quello tarantino. Mentre nella nostra provincia si levarono persino rivendicazioni “localiste” del tipo “vogliamo la Provincia del Basso Salento”. La verità è che quest’operazione territoriale (quella del Grande Salento) richiede una classe dirigente all’altezza della proposta.

Invece, il Centro destra di Lecce terrorizzato perchè scegliendo di “legarsi” a Taranto e Brindisi dovrebbe fare i conti con una prevalenza di amministrazioni di Centrosinistra, preferisce gestire il proprio orticello magari per accontentare nelle nuove postazioni i suoi politici, di “secondo livello”.

Taranto spera di poter ricavare vantaggi d’immagine e risorse da una futura Provincia che di fatto annetterebbe Brindisi, e contrastare così la tendenza al declino verso cui la vicenda ILVA sembra inesorabilmente sospingerla. Brindisi non ha né la storia, né la forza territoriale per affermare una propria egemonia e assiste impotente alla perdita di oltre la metà del suo territorio (i comuni del sud verso Lecce e quelli del nord progressivamente verso Bari). Insomma sembra un film già visto: dove alla fine resteranno solo piccole ambizioni per piccoli politicanti. Ma in realtà saremo tutti sconfitti.

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2 thoughts on “Enti di secondo livello per politici di secondo livello

  1. Le analisi partigiane non servono a nessuno:le riforme degli enti minori non si operano in questo modo.Leggiamo la Costituzione.A pensare male dei "minori" ( la malizia sta in chi guarda) viene da fare osservazione, per ragionamento al contrario, che con queste dietrologie sono altri allora a volerci guadagnar dall'accorpamento con quelle province.Ma poi cosa!? Beghe da pagliuzza senza guardar la trave.La storia si rispetta.Il Salento declinato in diverse chiavi: sottrazione all'università del nome "di Lecce", (leggi cronache quotidiane) Salento sinonimo di Grecìa (ancora regge e poi il Salento 12 ( brutta fine), in coda Regione SAlento ( !?)
    Se di minore c'è qualcosa c'è solo questo ragionamento..

  2. Come spesso accade mi trovo d'accordo con l'analisi proposta da Turrisi. La capacità di anticipare le scelte, prima che siano imposte, è la vera qualità del personale politico. Chi come Ria, esemplificativo di altri che più o meno di lui hanno sbeffeggiato il ragionamento sulla riorganizzazione dellla struttura periferica dello stato, solo perchè Pagliaro ha proposto l'idea della regione Salento, mostra una incapacità complessiva ad individuare quelle che saranno per forza di cose le questioni su cui saremo costretti a confrontarci. Ma poi vedi il deserto del ragionamento sul rapporto col territorio proposto da entrembi i contendenti delle primarie di CS leccesi per capire l'arretratezza nel pensiero stesso della nostra parte politica, non solo sul ragionamento della rappresentanza di area vasta, ma financo dell'idea di centro aggregatore e di indirizzo della rappresentanza e dell'organizzazione del territorio che Lecce dimostra di essere semplicemente per ragioni storiche e di riconoscimento di una centralità culturale della città su un territorio sovraprovinciale.
    Tutto ciò In barba alla sua rappresentanza politica di presunta sinistra e di miope e becera destra, incapaci e/o spaventate di perdere frammenti di potere in riduzione, sul piano generale, fino a dimensioni da fisica quantistica.

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