Paolo Perrone: “Voto Alfano e resto a Lecce a fare il sindaco”

“Resto con Alfano”. Paolo Perrone, sindaco di Lecce non seguirà Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e leader dei formattatori del Pdl, nella sfida alla nomenclatura Pidiellina alla primarie del 16 dicembre. Nonostante le battaglie condivise, quelle degli amministratori locali contro i tagli del Governo Monti e quella per il rinnovamento della classe dirigente del Pdl, Perrone sceglie di restare fedele alla linea del segretario nazionale. L’asse che da Roma arriva in Salento, quello tra Alfano, Fitto e gli amministratori locali legati politicamente all’ex ministro, resiste dunque alle velleità dei “renziani” del Pdl. Eppure, vista l’esposizione, anche mediatica, che Perrone ha condiviso con Cattaneo, non era una scelta scontata. Infatti il sindaco di Lecce non risparmia qualche osservazione critica sul percorso del segretario nazionale, poco propenso a macchiarsi di “parricidio”  nei confronti di Berlusconi. Detto ciò, però, Perrone non scarta dalla linea tracciata da Fitto. E si prende il suo tempo: “Io candidato alle politiche? No, resto a fare il sindaco”.

Sindaco, quindi lei non segue Cattaneo?

Per quanto mi riguarda io alle primarie voterò per Alfano. Peraltro la scelta di candidarsi è una scelta che Cattaneo ha fatto su un livello personale, legittimamente.

Non sente un vincolo di “appartenenza” a quel movimento dei sindaci del quale ha condiviso la leadership con Cattaneo?

L’esperienza de “L’Italia chiamò” è stata un’esperienza parallela a quella dei formattatori, nel senso che è stato, ed è, un network di sindaci che rivendica un rinnovamento nel partito e soprattutto il fatto che la classe dirigente, a tutti i livelli, venga scelta attraverso dei percorsi democratici, con le primarie. D’altra parte questo movimento non preludeva a nostre candidature , cioè non facevano questo perché ci volevamo candidare, magari con vincoli di sostegno tra di noi. Non siamo mica una corrente.

Cattaneo però incarna diverse istanze che sono provenute dal vostro movimento.

Infatti io sono convinto che Cattaneo è una delle figure che possono dare un impulso al rinnovamento del partito. Ma anche che al momento queste istanze possono essere incarnate da più di un candidato, quindi anche da Alfano. Ben venga, direi.

Ma Alfano è il leader migliore per portare il centrodestra fuori dal ‘berlsuconismo’?

Io mi rifaccio al discorso che Alfano fece il giorno della sua investitura come segretario. E gli chiedo di tornare a quel progetto. Il percorso politico che aveva tracciato verteva sul merito, sulla rappresentanza, sulla passione politica, su idee chiare come quella del ‘partito degli onesti’. Ecco io chiedo al Alfano di ritornare a ciò che ha ispirato quel discorso. E lo faccio anche dicendo che nel prosieguo della sua segreteria probabilmente alcune aspettative non sono state onorate appieno.

Perché secondo lei?

C’era una difficile gestione del rapporto con Berlusconi. Alfano, penso giustamente, non voleva passare per parricida. Oggi Berlusconi ha fatto chiaramente un passo indietro e Alfano ha le mani più libere. Allora è chiaro che ha il dovere di mantenere quegli impegni che aveva preso. E secondo me le sue dichiarazioni degli ultimi giorni vanno nella direzione giusta, a partire dal rilancio delle primarie, che sono una grande occasione per riallacciare un rapporto con i nostri elettori. Un rapporto che si è sfilacciato, evidentemente, basta guardare ai sondaggi e ai risultati delle elezioni siciliane.

Certo così come si presenta il Pdl sembra essere un aggregato di classe politica della più disparata provenienza, che si tiene insieme a stenti. C’è il tentativo, però, in questo panorama di ricomporre l’alleanza dei moderati coinvolgendo anche l’Udc di Casini, o meglio, la tradizione democratica cristiana. Come lo vede, da parte sua, un ritorno dell’Udc nel centrodestra?

Beh, intanto l’Udc di Casini sta facendo una scelta sempre più marcata di alleanze con la sinistra e anche con la sinistra estrema. Se Bersani non può rinunciare a Vendola inevitabilmente ad aprile si troveranno insieme Bersani Casini e Vendola. Piuttosto penso che questo spostamento verso sinistra dell’Udc apra all’interno dell’elettorato cattolico una riflessione. E che probabilmente l’Udc non è più la casa ideale dei cattolici. Però penso che l’esperienza di Forza Italia e del Pdl dopo è stata importante proprio in quanto si è trattato di partiti nei quali si ritrovavano tradizioni differenti che convergono su valori attuali. Tenere insieme la tradizione del riformismo socialista, quella cattolica, e quella di chi proveniva dall’ex An è una prospettiva che non deve essere perduta. Sono contrario a uno spacchettamento del Pdl secondo ideologie di partenza.

I problemi, però, prima li risolveva Berlusconi. Venendo a mancare il suo ruolo carismatico cosa succederà?

Ci sono state questioni sulle quali il partito ha avuto anche un forte dibattito interno, penso all’eutanasia, le questioni etiche, per esempio. Lì il fatto di essere un partito carismatico, verticistico ha fatto in modo di far crescere il consenso senza contraccolpi e scissioni. La sfida è il dopo Berlusconi. E io penso che dopo Berlusconi si avrà un grosso partito, democratico, nel quale il collante saranno le regole interne. E penso che queste possono rappresentare un collante con maggiori prospettive rispetto al carisma di un solo uomo.

Dopo le elezioni amministrative lei ha visto i riflettori puntati su di sé, come sindaco più votato in Italia nel panorama di una debacle del centrodestra. È ovvio tornare a chiederle se si sente proiettato verso un impegno politico che vada oltre quello municipale, con le politiche e, probabilmente, le regionali alle porte.

Io sono stato eletto per fare il sindaco. Capisco che in questa fase storica della nostra vita politica ognuno si comporta come ciò verso cui aspira e non come quello che effettivamente è. E dunque abbiamo sindaci e presidenti di Regione che si comportano da premier o sindaci in Puglia che si atteggiano a presidenti di Regione. Io sono stato eletto per fare il sindaco e continuerò a fare il sindaco.

 

 

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