E adesso Vendola è pronto a sposarsi. Con Bersani

Condannato. Oppure Vendola. Ebbene sì, il governatore è stato assolto dal reato di abuso di ufficio. Il fatto, secondo il gup del Tribunale di Bari, non sussiste. Adesso anche per Vendola può cominciare la campagna elettorale per le primarie del centrosinistra. Pierluigi lo aspetta sull’altare per mettere Pierferdi di fronte al fatto compiuto. A patto, però, che Nichi si dia da fare per recuperare il tempo perso. C’è bisogno di consenso.
Anche perché marciando il freno a mano tirato l’entusiasmo attorno alla candidatura del governatore è stato tiepido. Una minestra riscaldata, supporto d’ordinanza. Comprensibile, visto l’atteggiamento ostico della Procura di Bari nei suoi confronti. Una condanna non avrebbe significato solo 20 mesi di reclusione, ma la fine della sua carriera politica (per ammissione dello stesso Vendola). Ma adesso che il peggio è passato per il governatore è tempo di decidere cosa fare da grande. Sposarsi o continuare la vita da single della politica? Questo è, in ultima analisi, il senso politico delle sue primarie.

Già, perché pensare che Vendola possa vincerle è complicato. Pensare che Vendola sia intimamente convinto di poterlo fare lo è ancor di più. Pensare che la candidatura di Vendola sia funzionale a un disegno politico più ampio, che include un dialogo ravvicinato con il Pd e la possibilità di essere la tessera di una coalizione politica ampia, è verosimile. Al netto di qualsiasi patto elettorale con i centristi, con i quali, piuttosto, occorre alzare la posta in gioco. Detta altrimenti, Bersani e Vendola hanno un comune progetto politico. Un progetto teso a favorire il segretario del Pd in fase di primarie – la candidatura di Vendola è funzionale a quella di Bersani – ma che in vista di una possibile vittoria alle politiche proietterebbe Vendola verso uno scenario di governo nazionale. Uno scambio equo, tutto sommato. Questione di reciproca sopravvivenza. Separazione o condivisione dei beni?

Il tempo in cui Vendola dava l’impressione di poter sfidare a viso aperto tanto Bersani quanto Berlusconi è ormai passato. Proprio l’uscita di scena del Cavaliere depotenzia molto l’opzione politica del governatore pugliese nelle vesti di sparigliatore. Vendola, però, comprende bene che adesso è il tempo di far parte di una partita in cui il fuoriclasse non è lui. Insomma, di mettersi al servizio. E’ tempo di pensare al futuro, al suo futuro, al futuro di quella fetta politica (e sociale) che lui oggi rappresenta e che rischia di chiudere con l’estinzione un’esaltante stagione di governo in Puglia. Sel è troppo fragile – strutturalmente ed elettoralmente – per poter pensare di sopravvivere senza un Vendola di governo che la accompagni per mano. E se oggi non esistesse la prospettiva di un governo nazionale a braccetto con con il Pd di Bersani, per Vendola e il vendolismo sarebbe notte fonda. Zitelle acide.

D’altra parte sono quasi dieci anni che Nichi governa la Puglia con il Pd e, dal 2010, con l’Udc (solo formalmente all’opposizione in Consiglio regionale). Forse è arrivato il tempo di rendere stabile, attraverso un matrimonio dichiarato (o qualcosa di simile), questo tribolato rapporto (o coppia di fatto) nato e cresciuto per necessità di governo, e che oggi trova nuovi stimoli di convivenza nel contrastare i ruggiti anticasta di Grillo e le moine giovanil-chic di Renzi. I tempi per il grande passo sono maturi. E se è vero com’è vero che il fatto non sussiste per Vendola e Bersani è tempo di recuperare il tempo perso. Un bel corso pre matrimoniale, oppure Renzi.

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