Adriana Poli Bortone saluta Lecce: ha segnato un’epoca

Chissà se Adriana Poli Bortone, nel caso leggesse questo articolo, sarebbe contenta di essere paragonata allo storico sindaco monarchico di Lecce, dominus della politica cittadina dal dopoguerra alla fine degli anni ’60, Oronzo Massari. Eppure, guardando indietro negli anni, alla ricerca di figure così permeanti non solo della politica ma anche del carattere della città di Lecce, non si trovano altri paragoni all’altezza. Ci sono Bonea, De Pietro, Leccisi, ma nessuno ha lasciato una traccia così profonda come il monarchico e la senatrice. E anche sul declino di questi due personaggi storici della politica cittadina si trovano delle assonanze. Massari fu strozzato, nella sua ultima legislatura da sindaco, dall’assalto dei democristiani ai suoi uomini che gli furono sottratti uno a uno fino a firmare lo scioglimento del Consiglio comunale. Era il 1967.

Ad Adriana Poli Bortone è toccata una sorte simile. I democristiani del 2000, mascherati sotto le insegne del Pdl, durante gli ultimi due anni hanno fatto lo stesso con lei. Fedelissimi sottratti al suo ultimo partito, IoSud, e ricompensati con poltrone prestigiose o con candidature di sicuro successo. “Mercato”, lo definì lei, prima di arrendersi e firmare, per salvare la “sua” stagione politica da un redde rationem che si annunciava sanguinoso, quella alleanza politica a sostegno di Paolo Perrone (Pdl) a cui, con aria sufficiente, finì per stringere la mano a un convegno sul Mezzogiorno, la sua ultima battaglia.

Oggi Poli Bortone fa sapere che non si ricandiderà alle elezioni politiche. Lo fa con queste parole:

“Non mi ricandiderò alle prossime elezioni politiche. La scelta dell’auto-rottamazione giunge sia per la veneranda età di 69 anni sia, soprattutto, per la delusione e l’amarezza provata nel corso della legislatura”

Si tratta della conclusione di una carriera politica che forse non è giusto definire carriera, dato che per lei la politica e la vita, spesso, sono state la stessa cosa.

Era il 1967, l’anno della fine dell’era massariana, quando lei, da giovane professoressa di latino del Liceo Palmieri (a 24 anni), militante del Movimento Sociale Italiano, entrò in Consiglio Comunale insieme ad altri sei “camerati” (tra i quali Gaetano Gorgoni e l’allora segretario leccese del Msi Pino Leccisi che più tardi diventerà una figura centrale della Dc pugliese, e più tardi uno dei fondatori di Forza Italia). Da allora e fino al 2007, quando lasciò da sindaco Palazzo Carafa, mentre in molti si affannavano alla ricerca di una deroga alla legge che le impediva il terzo mandato, non ne uscì più. Si può dire che, tra luci e ombre, come ogni carriera politica, la sua storia ha segnato la storia di Lecce e che la senatrice sia stata certamente, insieme a Giovanni Pellegrino sulla sponda politica opposta, la dominatrice della politica lecese negli ultimi trent’anni.

Complessa e ricca di spunti la sua biografia politica, certamente impossibile da raccontare in un singolo post. È entrata in Parlamento per la prima volta nel 1983 dove è stata rieletta per cinque volte, l’ultima nel 2008, ed è stata europarlamentare di An dal 2004. In mezzo ci sono un’esperienza da ministro dell’Agricoltura del primo governo Berlusconi e soprattutto i due mandati da sindaco di Lecce (dal 1998 al 2007), oltre al travagliato passaggio dall’Msi ad An e da questa a IoSud.

Esponente della destra popolare, amica sincera di donna Assunta Almirante (che qualche anno fa venne apposta a Lecce per partecipare alla sua festa di compleanno), Adriana Poli Bortone ha avuto un ruolo importante nella direzione politica della destra Italiana. In un partito nel quale lo spazio per le donne era ridotto è stata lei la portabandiera del “sesso debole”, dal 1981 al 1994, ricoprendo per lo stesso periodo l’incarico di componente dell’esecutivo nazionale. Poi Fini la nominò coordinatrice regionale del partito nella Puglia di Tatarella, incarico che lei ricoprì cercando di arginare le ambizioni di quella fauna politica che era di destra e si ritrovò ad essere, improvvisamente, centro-destra. Fedele alle sue idee, pur accompagnando An in una alleanza sempre più stretta con Forza Italia, Adriana Poli ha sempre rifiutato di entrare nel Popolo della Libertà.

Del suo stretto rapporto con Silvio Berlusconi e con il suo “delfino” pugliese Raffaele Fitto 20centesimi ha scritto abbondantemente in un altro post (leggi).

Quello che qui conta è cercare di raccontare cosa lascia alla città la figura politica di Adriana Poli Bortone. Di certo la sindaca è stata nei suoi due mandati la garante di quel patto che ha sempre retto il governo della città facendolo pendere verso la destra. E cioè la straordinaria coincidenza degli interessi dei ceti popolari leccesi con quelli del mondo del “padronato” e del fitto sottobosco di professionisti che lo circonda, lo asseconda, lo radica nel tessuto sociale, escludendo e lasciando all’egemonia della sinistra esclusivamente il ceto medio progressista che trova nell’Università di Lecce, nell’associazionismo “dentro le mura” (quello culturale spesso fine a sé stesso) e nei (deboli) partiti della sinistra la sua sparuta rappresentanza.

La Poli, a Lecce, è riuscita a salvare questo patto proprio quando il centrosinistra sembrava aver trovato, grazie al lavoro politico di Giovanni Pellegrino e alla penetrazione della sinistra negli orientamenti della Lecce “che conta”, la chiave per romperlo. Era la metà degli anni ’90 e vinse alle amministrative l’indipendente socialista Stefano Salvemini contro un centrodestra litigioso che si divise tra Faggiano e Fiore. Durò poco e ricompattando con il suo carisma le neonate Forza Italia e An, attraverso un accordo con i democristiani (a partire dall’emergente Fitto) che prevedeva una Lecce patrimonio di Alleanza Nazionale e una Regione Puglia saldamente in mano ai moderati, “l’Adriana”, come la chiamavano – e la chiamano – nei quartieri popolari, cementò con spirito “massariano” una egemonia che dura ancora oggi. Un dominio costruito attraverso il ricorso alla prebenda pubblica, attraverso l’attenzione per le esigenze del “popolo” a scapito delle finanze comunali, con centinaia di posti di lavoro creati dal nulla con i carrozzoni Lupiae Servizi e, in parte, Sgm, con le assegnazioni di case ai leccesi bisognosi e con gli ottimi rapporti con la migliore imprenditoria cittadina.

D’altra parte è stato con Adriana Poli Bortone sindaco che Lecce è uscita dall’ombra, diventando, secondo l’intuizione della senatrice, “porta d’Europa”, nella visione di un Mediterraneo protagonista dello sviluppo del Mezzogiorno. È stato con lei che la città ha consolidato la riqualificazione del centro storico, cominciata da Salvemini. È stato con lei che Lecce ha lavorato al recupero di una identità culturale attraverso l’arte, il patrimonio archeologico e l’architettura barocca. È stato con lei che sono arrivate in maniera significativa le prime comitive turistiche.

Dall’altro lato, vuoi per un vezzo, vuoi per lo spirito un po’ retrò – diciamo pure “nostalgico” – Adriana Poli ha cercato di recuperare le atmosfere della Lecce anni ’30 portando la voce Tito Schipa in Piazza Sant’Oronzo ogni giorno a mezzogiorno in punto, diffusa da un altoparlante posto sul suo balcone, ha cercato – invano – di riutilizzare la tettoia liberty che aveva fatto rimuovere dal mercato coperto di Piazza Libertini, ha avuto l’idea di ricostruire la vecchia Filovia che negli anni del fascismo attraversava la città. Quella che oggi si chiama Filobus e rappresenta il più grosso spreco per le casse pubbliche che Lecce abbia mai prodotto. Uno scandalo per il quale, per una oscura storia di presunte tangenti, si trova agli arresti uno dei suoi uomini più fidati, Massimo Buonerba. Quello che diceva, con la Poli al governo “Cumandamu nui allu Comune de Lecce” e che la stessa Poli ha difeso pubblicamente dopo l’arresto.

Tutto questo, ma non solo, è stato il “polibortonismo” a Lecce, finito già da qualche tempo con la nuova ascesa dei democristiani (oggi ben rappresentati dal sindaco Perrone). Oggi la Poli saluta e la città di Lecce, salutando lei, in fondo, saluta una parte della sua storia. Altro che “auto-rottamazione”.

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4 thoughts on “Adriana Poli Bortone saluta Lecce: ha segnato un’epoca

  1. DA quando , da quando se ne è andata?Pellegrino pure si autorottamana o mette il figlio?Almeno lei era votata, altri menzionati mai votati!

  2. una piccolissima inesattezza in un ottimo articolo: la tettoia liberty non è mai stata in piazza libertini. la tettoia, tolta da viale marconi, è andata a finire chissà dove e chissa se la rivedremo mai in piazza tito schipa. adriana bortone fece abbattere un orrendo capannone costruito in piazza libertini per ospitare i commercianti della "chiazza cuperta", trasferiti a settelacquare.

  3. Una buona ricostruzione dell'attività politica dell'Adriana. Ha ragione Mello, piaccia o non piaccia, la Prima donna di Lecce, ha segnato una lunga vicenda politica della città. Mi permetto solo di precisare una cosa, che non ha comunque alcun valore: la tettoia liberty fu rimossa dal sindaco Meleleo, quello che fece costruire lo "sconcio" di latta in Piazza Libertini, poi rimosso dall'Adriana…

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