3 cose sull’arte (e non solo) che Gillo Dorfles ha detto oggi a Lecce

Questa mattina all’Accademia di Belle Arti di Lecce si è chiuso un ciclo di tre incontri con personalità di spicco del mondo della critica e della storia dell’arte.

“Conversazioni in Accademia” celebrava i 50 anni dalla fondazione dell’istituzione, ospitata nell’antico convento domenicano di S. Giovanni D’Aymo, che è tutt’ora la prima fonte di immissione di salentini sul mercato di quelle espressioni estetiche che comunemente, impunemente, entusiasticamente continuiamo a chiamare “arte”.

Gillo Dorfles ha chiuso in levare la serie di conversazioni dedicate al tema dell’attualità dell’arte, seguendo all’intervento di Giorgio Di Genova, del 6 ottobre scorso, dedicato alla frantumazione del linguaggio artistico (Di Genova è autore della più cospicua e ambiziosa pubblicazione sull’arte italiana del XX secolo); e quello di Luciano Caramel (dal titolo: “Il passato nel presente e il presente come memoria del futuro”).

A 102 anni compiuti, fra la commozione dei docenti e dei tantissimi allievi dell’Accademia presenti (ben consci tanto della grandezza della figura del critico, quanto delle difficoltà in cui l’età avanzatissima ha costretto la verve di uno dei più sensibili scrittori e autori di cose d’arte che l’Italia contemporanea abbia conosciuto), il professor Dorfles ha soddisfatto ogni singola richiesta che gli veniva dal pubblico.

Quasi sacerdote di quell’oracolo instancabile, il critico della Gazzetta del Mezzogiorno Toti Carpentieri, ripeteva teneramente all’orecchio di Dorfles le domande che gli venivano rivolte.

“Professore, è vero che conoscere l’arte serve a difendersi dalle brutture che ci sono intorno?” Lo chiede una delle storiche donne più belle ed eleganti di Lecce, che si mangia ogni espressione e atteggiamento del Maesto con gli occhi.

Risponde Gillo: “Mia cara, il gusto è qualcosa di impalpabile. Non si può dire che l’artista debba per forza essere dotato di buon gusto. Può anche esserne privo. Accanto ad artisti decisamente di cattivo gusto, ce ne sono spesso altri, pur di ottimo gusto, che si nutrono creativamente di elementi di cattivo gusto (pensi ad Enrico Baj). Dunque non condannerei mai né i produttori di arte di cattivo gusto, né tantomeno quelli che la usano a loro e a nostro vantaggio”.

Un Ragazzo: “Lei è critico e pittore. L’artista deve essere critico di se stesso? Qual è il vero ruolo del critico nel sistema dell’arte?”.

Dorfles: “Questa risposta non ha troppo bisogno di essere riflettuta. Il critico deve esprimere un giudizio sulle opere diverso da quello dell’artista che le ha prodotte, con più competenza. Difficilmente si è competenti su se stessi. Ma siccome non ci sono più critici competenti, a volte ci dobbiamo arrangiare”.

Una Giovane Donna: “Quanto sono importanti per il futuro dell’arte i linguaggi e le tecniche ecosostenibili?”

Gillo: “Tra tante nefandezze ambientali che l’uomo produce ogni giorno, l’arte certamente occupa un piccolo posto in termini di volumi. Ma l’arte è una delle espressioni dell’uomo più vicine alla natura e siccome l’uomo è esso stesso ecosostenibile [sorriso], non ho troppa paura”. E fortuna che il pubblico il sala conferenze era un pubblico molto competente, altrimenti l’incontro sarebbe dovuto terminare citando loro la merda d’artista di Piero Manzoni.

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