Un passo indietro di Laforgia per evitare che la barca affondi

Di tutta la melmosa vicenda dell’Università del Salento c’è un rischio, grande quanto il rumore mediatico di questi giorni: quello di rimanere appiattiti alle singole vicende e di perdere la visione dell’insieme. Certo, la visione dell’insieme in questione non è edificante; trattasi della fogna di cui ha parlato tempo addietro il rettore. Il rischio, appunto, è quello di concentrarsi sui singoli detriti, diversamente maleodoranti, e non vedere più la fogna.

In altri termini, il problema non è decidere se sposare la causa di Manfredi De Pascalis o di Domenico Laforgia o di Emilio Miccolis. Il problema, semmai, è decidere di non accettare che l’Ateneo salentino somigli alla peggiore parademocrazia postdittatoriale. Con sindacalisti vessati che per ripicca se ne vanno in giro muniti di registratore (per quanto di sindacale ci sia davvero poco in questo), direttori generali di dubbia moralità con fare da bulletti e rettori che all’esterno professano “trasparenza” (e “pulizia”) ma all’interno lasciano spazio – più o meno consapevolmente – allo spettacolo del peggio.

In questo senso Laforgia ha fallito. Che fosse o meno a conoscenza degli episodi di ordinaria volgarità venuti fuori in questi giorni, non è riuscito a rendere l’Università del Salento un posto migliore così come aveva promesso allorquando subentrò a Oronzo Limone. E dunque dovrebbe passare la mano. Forse avrà fatto un ottimo lavoro per il prestigio scientifico dell’Ateneo all’estero, ma all’interno l’Università fogna era e fogna è rimasta.

Arrivati a questo punto meglio sarebbe – per il bene comune e non certo per quello di De Pascalis o Margiotta – resettare tutto e provare a ripartire. Azzerare quest’amministrazione. Provare a bonificare la fogna. Innanzi tutto, riconoscerla pubblicamente (e non solo nelle email private), e poi rimboccarsi le maniche. Anche perché, cosa ci aspetta da qui in avanti? Al meglio una escalation di tensioni legate a ripicche personali o a isterie collettive. Al peggio due pagine di giornale al giorno ricche di indiscrezioni giudiziarie, manifestazioni di solidarietà, cattivi da crocefiggere e presunti buoni da osannare. Che pena.
E allora come farà Laforgia a tenere le redini di una struttura accademica ormai avvelenata dall’interno? per cui ogni decisione è vessata dal sospetto? e ogni azione risponde a una logica di reazione?

Meglio mollare, riportare il sereno. Evitare che l’antilaforgismo di De Pascalis (o di chi per lui) si trasformi nel simbolo sciocco di chissà quale rivoluzione etica. La vera rivoluzione etica è ancora tutta da scrivere. Sappiano, gli accademici (di tutti i ranghi), i funzionari, i tecnici amministrativi, i sindacalisti, gli studenti, gli addetti alle pulizie, i guardiani, che così com’è l’Università non è un luogo credibile. Come tutte le istituzioni soffre di scollamento rispetto al contesto che la ospita. E’ un corpo estraneo rispetto alla città, una sorta di repubblica delle banane dove tutti i concorsi sono pilotati e dove prima-poi-qualcuno-lo-arrestano. Insomma, la città sta a guardare le vicende universitarie con sdegnosa strafottenza, come si fa con la politica. “E’ tutto uno schifo”, no?

Ma l’Università del Salento ha una storia, un suo prestigio, una sua dignità e al netto del suo essere fogna, non merita tutto questo. In fin dei conti non lo meritano nemmeno i salentini. Non lo meritano gli studenti e le loro famiglie. Non lo merita nessuno che abbia minimamente a cuore il destino di questo territorio. Per questo Laforgia dovrebbe mollare. Non è la sua personale guerra santa questa e nemmeno quella di De Pascalis.
Mai come in questo caso, per evitare che tutto affondi, il capitano dovrebbe abbandonare la nave.

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5 thoughts on “Un passo indietro di Laforgia per evitare che la barca affondi

  1. è una tesi rispettabile, questa di lefons. ma che impone una serie di domande che lo stesso lefons non si pone. ammettiamo che laforgia vada via: chi è in grado di bonificare la fogna? che non è diventata fogna ieri, ma lo è da molti molti anni. basta un rettore, chiunque sia? e perchè è fogna? chiunque può verificare che esiste una ricerca apprezzabile nella nostra università, per merito certamente di molti docenti di ogni ordine e grado e di studenti che lavorano con passione. e allora, cosa significa fogna? c'è per caso qualcuno che impersona da decenni un potere da esercitare fuori da qualsiasi regola? come si fa a far stare al proprio posto correttamente sia chi ha il dovere di comandare (ah, che parola vergognosa, no?) sia chi ha il dovere di difendere i lavoratori? io ho ancora in mente gli interventi in consiglio comunale di lecce di uno dei sindacalisti dell'università che miravano sempre e comunque ad attaccare pesantemente il rettore Gino Rizzo…significherà qualcosa? immagino che la comunità universitaria sia una cosa molto complessa: il problema non è attribuire o trovare torti e ragioni, ma costruire, con l'impegno di tutti, docenti per primi e sindacalisti per primi, un ambiente in cui si possa lavorare. in questi giorni non ho ancora letto attacchi alla sostanza del lavoro del rettore, anzi mi pare di aver letto – di sfuggita, perchè alla stampa queste cose non interessano – di un gran lavoro per sistemare decine e decine di docenti, assicurando loro un qualche futuro: significherà qualcosa? se quindi ciascuno ha solo mire di affermazione o di potere o di asfissiante perseguimento della propria visione ideologica, e se si continua a ricorrere alla contestazione ad ogni piè sospinto, a cosa serve che si dimetta un rettore? a distruggerne subito dopo un altro che eventualmente non collimi con la propria visione e la propria prassi e non accontenti il proprio particulare? perchè invece non cominciare la bonifica già adesso, preparando la strada per il nuovo rettore che tra pochi mesi dovrà essere nominato?

  2. Concordo pienamente con quanto scritto dal Sig. Pino. Le dimissioni del rettore, altro non sono che l'autorizzazione a procedere di menti criminali e che affatto hanno a cuore il bene dell'università e di tutti coloro che in essa lavorano, studiano e vivono. Sono riconosciute da tutti le performance poco etiche per non dire del tutto scorrette, a cui i sindacalisti ci hanno abituati, ma accanto a loro è possibile scorgere tutti quei docenti, che da anni portano avanti una guerra santa contro il rettore Laforgia.
    Potrei dilungarmi nel descrivere le nefandezze che sono state commesse a danno dell'università, dei suoi fruitori e del territorio salentino, ma non mi va di dare ancora una volta visibilità a questi individui. Voglio invece testimoniare il mio più totale sostegno al Magnifico Rettore e ringraziarlo a nome mio e di tutti coloro che hanno il piacere di stimarlo, per tutte le grandi cose fatte per la nostra Univerisità e per questo territorio. Ad maiora Magnifico

  3. Concordo pienamente con quanto scritto dal Sig. Pino. Le dimissioni del rettore, altro non sono che l'autorizzazione a procedere di menti criminali e che affatto hanno a cuore il bene dell'università e di tutti coloro che in essa lavorano, studiano e vivono. Sono riconosciute da tutti le performance poco etiche per non dire del tutto scorrette, a cui i sindacalisti ci hanno abituati, ma accanto a loro è possibile scorgere tutti quei docenti, che da anni portano avanti una guerra santa contro il rettore Laforgia.

  4. I prestigio lo prede chi fa le nefandezze!Come dovrebbe fare a vigilare sull'operato un magnifico?Ci sono tanti professori che sono delegati di partito nelle università, vi pare normale?Questo sindacalista è espresione dell a peggiore italiana post-comunista e della cooptazione.Rimarrei solo per vederlo cacciare via per sempre dalle istituzioni.

  5. Io noto solo gli studenti che fuggono dall'Università del Salento a gambe levate.E non per una presunta mancanza di rispetto per l'ateneo salentino o per scarso senso di appartenenza,come qualche stupido dice,ma per scarsa credibilità di tutto un sistema.Ci si dimentica che niente studenti niente università!Alla faccia dei tanto pompati riconoscimenti per essere tra le prime 400 università al mondo!Un gesto di responsabilità Rettore….

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