Berlusconi salta, i berluscones saltellano

Francamente a me non sembra che la principale notizia politica della giornata sia l’uscita di scena di Berlusconi.
Ho sempre pensato che da quella famosa sera in cui, travolto dal discredito internazionale, il nostro era stato costretto a consegnare le dimissioni nelle mani dell’astuto Napolitano, la sua storia politica si fosse conclusa.

La vera notizia a me sembra, invece l’incredibile entusiasmo con cui è stata accolta proprio da tutti i maggiori esponenti del Pdl. Fitto, Perrone, Mantovano, per restare dalle noste parti, sembravano non aspettare altro.

Il fatto che dopo anni che hanno costruito la loro fortuna politica per servile obbedienza ora saltellino festosi, perché il fastidioso ingombro per il loro futuro sarebbe scomparso, la dice lunga sullo spessore di questa “nuova” classe dirigente, sul suo trasformismo, e sui principi di lealtà e di riconoscenza che la anima.
E forse i nostri giovanotti s’illudono che da questa lunga stagione usciranno senza pagare alcun prezzo, o che le porte per ricostruire un nuovo soggetto moderato (la vecchia Dc) si sono finalmente dischiuse. Intanto la fine del “berlusconismo” continuerà a travolgere pezzi del sistema istituzionale che nel suo “cerchio magico” si era andato costituendo.

La fine della Polverini e dell’esperienza di sintesi tra Forza Italia e i fascisti di An nel Lazio, quella di Formigoni e dell’alleanza con la Lega nel Nord del paese, l’esautoramento di tutta l’amministrazione (di centrodestra) di Reggio Calabria per complicità mafiose, non sono che i primi episodi di una lunga storia.
Il Pdl è stato possibile, perché ha saputo declinare il “berlusconismo” a livello locale. Senza Berlusconi sarà solo una miscela esplosiva esposta alle indagini della magistratura (aspettatevi fuochi d’artificio sulle tangenti Finmeccanica) e ai regolamenti di conti interni.

La speranza che arrivi in soccorso la ciambella di salvataggio di Casini, Fini o Montezemolo (temo per loro) risulterà vana. Difficilmente il “polo moderato” che già stenta a trovare uno spazio politico tra Grillo e Bersani, si presterà a farsi carico di questa storia confusa e ingombrante che potrebbe alla fine travolgere tutto e tutti. Certo è che quanto più inseguiranno speranzosi la sponda di un governo Monti, tanto più saranno costretti a rompere con la Lega in Piemonte, Veneto e Lombardia e a una selvaggia guerra fratricida al Sud (tra ex Forza Italia e ex AN). Insomma grande è la confusione sotto il cielo. La situazione, per il centrosinistra, è eccellente.

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