Perché Vendola ha fatto bene a sforare il patto di stabilità

La decisione di Vendola e della sua Giunta di sforare (in parte) i vincoli imposti dal Patto di Stabilità e liberare, per investimenti, risorse effettivamente in cassa per oltre 500 milioni di euro è assolutamente condivisibile.
Una norma sciagurata della legge 220/2010 aveva previsto che le spese per il triennio 2011/2013 di ciascun Ente locale fossero individuate in base alla spesa corrente media sostenuta nel periodo 2006/2008 (con piccole correzioni percentuali).

Questo per la Regione Puglia avrebbe significato una liquidità di cassa per oltre mezzo miliardo di euro, tanti progetti esecutivi, e l’impossibilità di utilizzare tali risorse perché i limiti di spesa erano già stati raggiunti.
Così, da una parte si tuonava contro le Regioni meridionali incapaci di spendere i fondi europei, dall’altra una fiscalità contabile, di tremontiana memoria, bloccava circa 370 milioni di questi fondi nelle casse regionali pugliesi.

Andrebbe a margine ricordato che, a causa della una nuova normativa europea, i fondi non spesi, dalle Regioni, entro dicembre 2012 sarebbero dovuti rientrare a Bruxelles. Danno e beffa.
Cosa avrebbe dovuto fare un governatore serio, anche un poco di sinistra, come Vendola? Assistere impotente allo smantellamento di gran parte delle forme d’assistenza sociale che i tagli alle Regioni stanno comportando (dalla sanità ai semplici servizi alla persona)? Gestire la fine del modello industriale pugliese basato sull’acciaio e lasciarsi dilaniare tra catastrofi ambientali o la scomparsa d’interi settori produttivi? Mettere in fila una serie di “no” – ora alle trivellazioni nel mare ora alle richieste di nuovi gasdotti – senza poter mettere in atto una propria politica di sviluppo che indicasse una seria alternativa di modello?

Ora sono pronti 500 milioni di euro che consentiranno manutenzione straordinaria agli edifici scolastici e interventi di restauro ai musei; ore integrative di lavoro per i lavoratori socialmente utili; depuratori e interventi sul patrimonio Iacp; nuove fogne e piani integrati per la difesa del suolo; il completamento di circa 500 asili nido pubblici e la costruzione di oltre 20 asilo nido privati; fondi per l’innovazione tecnologica, per fidi alle imprese e per piani di rigenerazione urbana. Insomma, la Puglia che vogliamo.

Leggo che Fitto, forse in una pausa del processo Cedis, ha paragonato Vendola a Tommaso Anello d’Amalfi, detto Masaniello. Per quanto sappia per certo che il fu ministro di Maglie sia uomo di solide letture, gli consiglierei, sull’argomento, un poderoso saggio di Rosario Villari proprio sui moti popolari napoletani del luglio del 1647.
“Un sogno di libertà” è il titolo; per una volta non ne abbia paura.

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