Le cambiali elettorali di Perrone il rottamatore

­Dunque pare che Giuseppe Naccarelli il discusso dirigente del comune di Lecce sia stato promosso. Nonostante che sia ancora al centro della vicenda dei palazzi di via Brenta e che sia stato condannato dalla Corte dei Conti a restituire somme indebitamente percepite (300 mila euro), ha ricevuto una specie di premio, da Perrone e soci, diventando di fatto il dirigente con il maggior budget del comune capoluogo. Carlo Salvemini ha fatto benissimo a denunciarne la decisione scandalosa. Perrone ha fatto malissimo ad assumerla e peggio a difenderla. Ma questo non è che la conferma di un perverso meccanismo compromissorio tra fasce della burocrazia comunale e il sistema politico di governo. E’ il prezzo che occorre pagare al “partito di palazzo Carafa”; quella macchina formidabile di consenso che permea i bisogni piccoli e grandi della comunità cittadina e li raccoglie nel favore clientelare o nella discrezionalità amministrativa.
Temo che Perrone abbia dovuto onorare una “cambiale”; ha preferito ribadire arcaici principi di fedeltà  al suo “partito personale”, piuttosto che indicare criteri di moralità e buon senso alla sua città. L’ha fatto proprio in un momento dove si moltiplicano in tutta Italia episodi scandalosi, frutto della complicità tra settori dell’amministrazione e politici, e paradossalmente, proprio quando lui, con altri giovani sindaci, aspirerebbe ad assumere il ruolo del “moralizzatore” del moribondo PdL. Del resto assistiamo a episodi di una storia antica.

Ogni anno il Comune di Lecce gratifica i propri dirigenti con stipendi e premi che sono tra i più alti per città con lo stesso numero di abitanti, non solo in Puglia, ma in tutta Italia. Solo nel 2011 (in piena crisi della finanza comunale) il Comune di Lecce ha pagato ai suoi 18 dirigenti oltre 2 milioni di euro lordi. Pensate che a poche decine di metri, a Palazzo dei Celestini, sono stati tolti mediamente 150 euro netti al mese a dipendenti che guadagnano 1200 euro. Non è quindi casuale che in questi anni il Comune capoluogo abbia colpevolmente mancato di incassare oltre sei milioni di euro per il mancato aggiornamento degli oneri di urbanizzazione e dei costi di costruzione.
Semplicemente perché tra dirigenti dell’urbanistica e gli assessori competenti si era costituito, in questi anni, un “patto di opportunità” che praticamente ha  finito con il favorire sfacciatamente le imprese responsabili delle principali lottizzazioni.
I vantaggi per Perrone e il suo cerchio magico si sono misurati poi nelle urne.

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