Veltroni ha aperto le danze, da Roma a Lecce

Potrà piacere o no, ma, oggi, nella confusissima matassa della politica italiana l’unico soggetto politico in grado di riannodarne i fili e, forse, di ritrovarne il bandolo è proprio il Partito Democratico.
Quest’affermazione  potrebbe apparire, persino blasfema, se paragonata alle tristi vicende del partito salentino.
Ma, a volte, la storia non risparmia a nessuno una certa feroce ironia.
Certo, questa centralità dei democratici è più il risultato delle debolezze altrui che di propri meriti.
Le vicende del PdL assomigliano più a rantoli agonici che a sensate proposte politiche.
Ma diciamo la verità.
Oggi il PD rappresenta l’unica speranza che dopo il lungo inverno berlusconiano si aprano margini per un’agenda politica dove ancora sia possibile rintracciare istinto sociale e ragionevole interesse generale.
E francamente non è poco.
Persino un politico intelligente, come Vendola, notoriamente poco incline ad accettare ruoli subalterni, ha perfettamente compreso che solo quel contenitore (il Partito democratico) potrà in qualche modo, garantire che la sua storia politica e principalmente le sue idee non si riducano, inesorabilmente, nella testimonianza marginale.
Appunto “le primarie”.
Per una parte del gruppo dirigente storico del PD si stanno trasformando in una specie di psicodramma.
Aveva cominciato Scalfari su “Repubblica” paragonando l’eventuale vittoria di Renzi, alla mutazione genetica patita dal vecchio PSI con l’elezione di Bettino Craxi.
Da qui abbia assistito a un crescendo d’interventi, sproporzionati nel tono e nel merito (“fine del centrosinistra, scissione ecc”) che hanno avuto come unico effetto quello di esaltare la pallida proposta “renziana”e aumentarne il consenso.
C’è poi chi ritiene queste primarie siano una specie di trappola in cui Bersani si sarebbe ingenuamente infilato.

Se le perdesse, dicono costoro, il segretario del PD perde tutto e deve andarsene a casa; se invece le vincesse e poi si approvasse, come probabile, una nuova legge elettorale di stampo proporzionale, il futuro premier verrebbe scelto dal Parlamento, dopo l’elezioni, e dovrebbe essere gradito quindi ad una coalizione più ampia dell’attuale centrosinistra.
Io la penso diversamente.
Perché nella paludosa situazione politica e sociale che si profila all’orizzonte, le primarie del centrosinistra rappresentano l’unico elemento dinamico cui consegnare nuova legittimazione nel rapporto tra cittadini e rappresentanza politica.
Cittadini certo e non solo elettori tradizionali del centrosinistra; ecco perché francamente non capisco quest’ ossessione, di una parte del gruppo dirigente del PD, a definire uno “statuto di purezza” dell’elettore delle primarie.
Perché non mettere nel conto che di fronte alla crisi del centrodestra si possano (anzi si debbano) conquistare all’area del centrosinistra e quindi, alle sue  primarie, anche coloro che in passato avevano votato per Berlusconi e per il PdL?
Il punto è che siccome il pallino è oggi nelle mani del nuovo centrosinistra ha lui  l’obbligo di fornire al paese un idea di politica che si fondi su rigore democratico, pulizia morale e chiarezza programmatica.
Insomma quella che un tempo si chiamava egemonia.
In discussione è tutta qui; chi darà voce all’enorme spazio politico che si apre tra il tecnicismo moderato di Monti e il populismo di Grillo?
Credo che Bersani abbia avvertito tutto lo spessore di questa scommessa.
Dall’istante che l’ha coraggiosamente accettata è diventato lui l’innovatore; Renzi la comparsa.
Come giorni fa ha scritto Adriano Sofri, spetta a lui, e alla sua proposta politica, interpretare la radicale volontà di cambiamento della classe dirigente che accomuna elettori di centro, di destra e di sinistra.
Chiamiamola rottamazione, rinnovamento, e come volete.
C’è bisogno di indicare in maniera concreta che una fase della politica nazionale si chiude.
Nuovi volti per un nuovo centrosinistra.
La questione riguarda, è inutile nasconderlo, l’intero gruppo dirigente del PD: a Roma come a Lecce.
Veltroni ha saggiamente aperto la lista; si attendono nuove iscrizioni.

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One thought on “Veltroni ha aperto le danze, da Roma a Lecce

  1. Veltroni toglie castagnetti dal fuoco amico dei prodiani, rende al Dalailema una delle sue furbe trovate. Trovate comunque che, coincidono con le esigenze dei tempi, Sulle esigenze dei tempi a Lecce, limitatamente al PD, l'attuale classe dirigente pagana potrebbe riscattarsi se,, poco poco, e una buona volta, salutasse la venuta di un inviato della Provvidenza.

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