Il “Lascia o raddoppia” di Blasi e la “Ruota della fortuna” di Renzi

Sergio Blasi

Come succede a chi ha potenzialmente molto da guadagnare, il Pd è il soggetto politico che alle prossime elezioni politiche – che in Puglia vanno in tandem con quelle regionali – ha più da perdere. In particolare quella fetta di Pd che oggi tiene le fila della galassia democratica; la cosiddetta ala Bersaniana, il cui pastore in Puglia è Sergio Blasi. Lo stesso Blasi che solo qualche giorno fa ha dichiarato di essere disposto a uscire di scena qualora Matteo Renzi dovesse vincere le primarie e che in seno coltiva sogni di governo regionale.
Ebbene, anche alla luce della netta contrapposizione al primo cittadino di Firenze, Sergio Blasi in questo giro di giostra elettorale si gioca una bella fetta di credibilità politica. Per lui, che Bersani vica le primarie è sì condizione necessaria, ma potrebbe non essere sufficiente per dimostrare la saldezza della sua leadership, quindi della forza magioritaria dell’ala bersaniana in Puglia.
Per Blasi il fronte della sfida è doppio: da una parte c’è il sindaco Firenze in forte risalita, dall’altra c’è Nichi Vendola in percettibile discesa. E poi il governatore è molto più organico a Bersani di quanto il suo afflato anti Monti non voglia far credere. L’ “oppure Vendola” convince poco sul piano della determinazione e si ha come l’impressione che Vendola sia impegnato con Bersani nella gag del poliziotto buono e quello cattivo. “Voglio sposarmi”, dice Vendola il cattivo. “Ma no, forse sì, poi vediamo”, risponde Bersani il buono. In altri termini, diversamente dal passato, non sarà Nichi a tenere sulle spine il segretario regionale.
Vero, nel vertice barese di ieri Blasi ha avuto le sue buone rassicurazioni, ma la situazione resta delicata. Il fronte dei democratici renziani, in particolare quelli dell’ultima ora (ex bersaniani in età rottamabile accomodatisi sul camper dei rottamatori, sic), studia anche di notte pur di fare lo sgambetto a Blasi e a Bersani al motto inedito di “se muoiono i filistei che muoia anche Sansone”, laddove nelle vesti del Sansone d’annata ci sarebbe Massimo D’Alema. Uno che, al netto delle indiscrezioni giornalistiche (vedi La stampa del 10 ottobre), non ha ancora deciso cosa fare da grande.
Altra freccia all’arco di Blasi è Michele Emiliano; almeno fino a quando l’ipotesi di una sua candidatura candidatura alla presidenza della Regione resterà in piedi. Anche su questo il sindaco di Bari ha avuto rassicurazioni, seppur blade visto l’incerto quadro politico, da parte del lìder maximo. E se uno come Fabiano Amati cincischia indeciso tra Nichi e Matteo, Loredana Capone ha già scelto da che parte stare: né con Nichi, né con Matteo.
Ma Blasi non si gioca solo il presente. Per lui è in ballo anche una buona porzione di futuro prossimo, quello che lo vede proiettato verso un ruolo di primissimo piano in un ipotetico governo regionale di centrosinistra post vedoliano. Se non da presidente (in questo caso dipenderà dall’esito delle possibili primarie con Emiliano ed eventualmente con Amati), quanto meno da vicepresidente.
Ecco, appunto, Blasi in prospettiva ha molto da guadagnare dall’esito delle primarie (prima) e delle elezioni (poi); per questo ha molto da perdere se dovesse andare male. E’ come in una riedizione politica di “Lascia o raddoppia”. Il problema potrebbe essere che, a differenza del sindaco di Firenze, il segretario regionale non ha mai partecipato a la “Ruota della fortuna”.

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