Palazzo Comi è salvo, o ancora da salvare?

Il giardino di Palazzo Comi, a Lucugnano, non diventerà una sala da pranzo. Lo dice il presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone nelle dichiarazioni delle ultime ore, rassicurando gli animi: nessuna trattoria sarà collocata nel verde di Casa Comi, l’ultima residenza del poeta-barone di Lucugnano. I piatti del ristorante “Da Iolanda” (a cui in un primo momento era stata assegnata una parte del giardino per piazzarci tavolini e gazebo) saranno serviti in “uno spazio prospicente il giardino ma di proprietà dell’immobile”. La notizia è delle ultime ore e fa ben sperare chi si era opposto fin da subito alla violazione di un bene storico come il Palazzo. La notizia, però, non spegne riflettori su Lucugnano e sul degrado nel quale la residenza di Comi si trova. Un bene culturale poco valorizzato, poco conosciuto, poco al centro della programmazione culturale della Provincia di Lecce (che ne è proprietaria).

Anche per questo, dopo lo scampato pericolo, in quel Palazzo, il silenzio ferisce ancora. Perché non  c’è solo il giardino di Palazzo Comi da salvare, ma anche gli interni. Visitandolo si respira la suggestione che le dimore dei grandi artisti trasmettono. Ci sono carta e calamaio, posati su un piccolo scrittoio nello studio del poeta. Ci sono angoli di quella grande casa che in realtà sono scene di un passato letterario, frammenti di cultura salentina custoditi lì dalla prima metà del ‘900. Girolamo Comi fu un uomo anticonformista, generoso e allegro. Un poeta illustre che diede ampio respiro alla cultura nazionale e salentina. Un letterato che decise di fondare, nel 1948, in una terra di confine come il Salento, l’Accademia Salentina e “L’Albero”, la sua rivista letteraria. Qui, a Palazzo Comi, erano di casa Vittorio Bodini, Alfonso Gatto, Maria Corti, Michele Pierri e Alda Merini.

Raccontano, gli angoli di Palazzo Comi anche la povertà in cui versava Comi negli ultimi anni di vita, quando ormai, da nobile decaduto, fu costretto ad accettare di vendere la sua casa alla Provincia di Lecce, che in cambio gli diede la possibilità di abitarvi fino alla morte e i denari necessari per continuare a vivere. Fu un nobile gesto, da parte della Provincia, era il 1960. Di Palazzo Comi, però, la Provincia, quella attuale, non sa che farne. Tanto che si è rischiato di affittarne il giardino per pochi euro al mese a un ristorante. Un rischio che sembra scongiurato dalle dichiarazioni di Gabellone ma che non fa venir meno un accordo tra l’Ente e “La Iolanda”.

Secondo quanto si è appreso in mattinata i gazebo e i tavoli si sposteranno di qualche metro. Così come restano i 1800 euro annuali per la durata di sei anni. E se la matematica non è un’opinione (almeno quella) la Provincia avrà nel tempo un guadagno totale di 10.800 euro. Aitante somma che, qualche settimana fa, ha allettato il Consiglio Provinciale facendo stipulare il tanto discusso accordo con il ristorante “da Iolanda”. Trattoria adiacente al giardino che, già nelle passate stagioni estive, guardava, raccontano a Lucugnano, con curiosità e un pizzico di fiuto imprenditoriale quello “scampolo di terra” pronto ad accogliere i tanti turisti e salentini che invadevano “una sala ristorazione troppo piena, ormai sconfinante sulla strada, generando non poche lamentele”. E così, tra “una piantina di basilico e una di prezzemolo posate sul vicino muretto di Casa Comi”, centimetri di suolo rosicchiati e occupati un po’ per volta, ci si ritrova a pensare, nelle caldi notti estive, che quei pochi metri “prospicienti” il verde, possano tornare utili ad un’attività ristorativa.

I proprietari della trattoria si impegnano, però, ad occupare la zona solo nei periodi estivi, prendendosi cura del degrado degli esterni, degrado che tanto ha acceso gli animi nobili degli amministratori provinciali in questi giorni che si propongono, sia chiaro, ancora una volta, l’unico obiettivo di “valorizzare e far conoscere davvero Comi e tutta l’attività culturale che si svolgeva in quel Palazzo” come ha precisato qualche giorno fa Simona Manca, vicepresidente della Provincia e Assessore alla Cultura, sottolineando, anche, che in assenza di risorse è pur necessario e lecito inventarsi “un metodo innovativo per promuovere i gioielli del territorio”. Il duo di Palazzo dei Celestini, tranquillizza, in ultimo, i polemici e i malpensanti, intellettuali e letterati, che in questi giorni sono intervenuti sulla questione: sedie, tavoli e gazebo “saranno, ad ogni modo, concordati con l’amministrazione” per rendere l’arredamento “consono” e all’altezza della levatura culturale di Casa Comi. Consono e all’altezza. Già, perché se la questione attuale ruota attorno ai metri da occupare, e a un giardino da salvare dal degrado, che la stessa Provincia, forse, aveva in passato il dovere di scongiurare, e che ora affida alla manutenzione di privati, decantandone i buoni propositi, sbandierando le nobili ragioni e puntigliando sui metri che verranno occupati, le politiche attuate, in tutti questi anni, a Palazzo Comi sono davvero sbalorditive.

tarli sui mobili di Comi

Meravigliosi tavoli di “manifattura artigianale, risalenti a tardo Ottocento, inizi novecento acquistati dal Barone a Casamassella o nei paesi vicini”, splendidi scrittoi e maestosi letti, sono, oggi, finiti in pasto ai tarli, di nobile origine si intende, che la Provincia, malgrado le numerose sollecitazioni, non ha avuto l’onore di incontrare in tutti questi anni. D’altronde le “visite fugaci” di Consiglieri e Assessori hanno impedito lo studio di un intervento ottimale volto a debellare il nemico. E con la voce piena di rammarico, Giuliana Coppola, amica e allieva del poeta Comi, spiega:

“In più occasioni e quante volte abbiamo chiesto un intervento. Aiutate questa casa che sta morendo, era il nostro appello, un appello fatto anche al Consigliere Provinciale Antonio Del Vino, in occasione della mostra dei presepi lo scorso anno, una supplica però che non è stata accolta. Sono cadute nel vuoto tutte le sollecitazioni. Solo promesse e buoni propositi mai accompagnati dai fatti. Tutta questa situazione ha trasformato il nobile gesto degli anni ’60, condannando Casa Comi al degrado, soprattutto negli ultimi anni. Era un bene enorme che bisognava custodire gelosamente, ma questo non è stato fatto.”

E in quello che potrebbe essere un tempio della poesia salentina, il degrado resta. Perché a un giardino salvo (forse), fanno da contraltare infissi distrutti, persiane in legno cadenti e divorate dai tarli, divani sfondati e malconci. E ancora, scalinate antiche protette dal guano dei piccioni con una rete d’ulivo posta dai volontari che, negli anni, hanno riservato amore e rispetto a quelle mura. Perché l’Amministrazione Provinciale, ancora una volta, in quell’occasione, era indifferente. Altro che “gioiello”.

Un decadimento che lascia i segni visibili sui mobili, sugli arazzi, sul pavimento di Casa Comi. Un’usura, però, non solo materiale, ma anche culturale. Infatti, spiega Giacomo Cazzato, Consigliere del Comune di Tiggiano:

“Casa Comi è rinata solo in questo ultimo anno, grazie alle tante iniziative culturali che noi ragazzi abbiamo proposto, per ridare vita e dignità a questi luoghi. Un venerdì sì e uno no, eravamo qua in 100 ragazzi, ad ascoltare Mario Desiati o Mons.Luigi Bettazzi, tutte iniziative alle quali la Provincia non ha mai presenziato”

camera da letto a Palazzo Comi

E invita, poi, gli amministratori provinciali a scendere dalle “torri d’avorio” nelle quali sono rilegati per constatare con mano il deterioramento che condanna soprattutto gli interni di Casa Comi. Per non parlare poi, della Biblioteca, colpita anche essa dalla “non curanza” dell’amministrazione provinciale che non si è preoccupata di arricchire l’archivio, “non lo si fa da un tempo immemore”. L’ora di tutti di Maria Corti, confessa, infine, Giuliana Coppola, è stato un “mio regalo, perché trovavo assurdo che Casa Comi non ne fosse provvista.”

E così, tra una sala e l’altra, provi a camminare in punta di piedi, perché la quiete e la storia di quei luoghi chiedono rispetto. Lo chiedono le pareti, quelle bianche e pallide, lo chiedono carta e calamaio, gli arazzi sui muri, i divani distrutti, le palme abbandonate, lo stagno putrido, il roseto rinsecchito, i volumi custoditi malamente, le statue consumate e gli infissi cadenti. Lo chiedono a gran voce, loro. E al coro, si uniscono anche i nobili e letterati tarli che, respirando poesia ed ereditando la vena poetica del barone, le sue rime alternate e i suoi inviti al raziocinio, decidono di accogliere le fugaci visite degli illustri promotori di cultura con la magia e l’eloquenza che solo una rima alternata di Girolamo Comi sa regalare: “non inebriarmi fino a farmi muto, la parola, mia arma e mio strumento, prenda anche l’eco dello smarrimento e in me riaccenda ogni lume perduto”.

 

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