Pedalando su e giù alla scoperta del Capo di Leuca

Oggi vi scrive Mariagrazia, accento milanese e cuore murgiano, gia’ gitante con Salento bici tour per ben tre volte, tanto da pretendere la tessera fedeltà insieme all’amica Arianna, che avete conosciuto nei giorni scorsi.

Risveglio al camping S. Maria di Leuca,  Gagliano del Capo. Questa mattina sono in arrivo altri due cicloamatori milanesi, Matteo e Romina, che si aggiungeranno solo per oggi alla nostra carovana. Rebecca e Capucine, le due ragazze “cosiddette americane” (londinesi d’adozione in realta, ma di origini francesi l’una, tedesca l’altra), sono ancora con noi.  Annika, Ciccio e Isabella ci seguiranno col furgone,  essendo tutte le bici occupate.

Prima tappa, la torre di Salignano, finora la prima che vediamo nell’entroterra.  Il “guardiano” della torre ci raggiunge lasciando per un attimo la preparazione della salsa (la maglietta e’ eloquente),  e la apre per noi. Si tratta di una torre di difesa (XIV sec. circa), in pietra leccese e a pianta circolare;  si sviluppa su due piani, a pianta identica, con volta semisferica. Il primo e il secondo piano sono collegati da una scaletta a chiocciola su un lato, e da un  oblò al centro: la leggenda narra che una trentina di anni fa, prima che la torre fosse restaurata  e l’oblo’ venisse protetto  da un vetro, i locali utilizzassero il secondo piano per ardimentose partite di pallone con un buco in mezzo;  piu seriamente, invece, si possono osservare le feritoie inclinate di 45 gradi, per potersi difendere senza essere colpiti. Pare che la torre potesse contenere fino a 400 persone.

Dal terrazzo osserviamo in lontananza l’altura su cui si sviluppava Vereto, centro della civiltà messapica.

Ci spostiamo poi verso il centro di Castrignano che, come indica il nome, nasce come sede di un antico accampamento militare romano, e infatti mantiene  ancor nell’antico borgo il ‘cardo’ e il ‘decumano’, assi stradali tipiche delle piante romane.

A Patù visitiamo il “Cento Pietre” (foto in alto),  affascinante monumento megalitico, a doppio spiovente:  nasce probabilmente come monumento funebre nei pressi di un accampamento medioevale, successivamente viene utilizzato come luogo di culto, come mostrano alcuni resti di affreschi di epoca bizantina sulle pareti.  Qualcuno si stupisce che il sito non sia protetto.

Il Castello di Giuliano di Lecce

La strada è piana e si percorre che è un piacere.  A Giuliano di Lecce ci aspetta la Chiesetta di San Pietro, raro esempio a navata unica (X sec. Circa),  anche qui con resti di affreschi.  Le cosiddette americane,  affascinate, arricchiscono ogni tappa con un “oh my god!!” … “it’s amazing!!” .

Ci spostiamo  verso il castello di Giuliano, sorprendentemente abitato; il gruppo compie un rapido furto di fichi, di cui e’ decisamente ghiotto,  dal giardino del castello (in origine era il fossato) e si avvia ad osservare la corte interna del castello.

Facciamo un salto anche all’interno del paese, per sbirciare un curioso balcone ornato con figure ‘apotropaiche’, come si spiega sapientemente Carlo, che  ricordano le maschere teatrali. Pare servissero  a scacciare la mala sorte.

Una strada sterrata ci porta poi a Barbarano, al Santuario di S. Maria di Leuca del Belvedere (detto Leuca Piccola), antica stazione di pellegrinaggio, l’ultima per chi era diretto verso la madonna di Finibus Terrae a Leuca e poi magari verso Gerusalemme. Troviamo ad aspettarci Ciccio,  Annika e Isabella che ci ristorano con una delle migliori angurie della stagione sotto il carrubo.

Pedaliamo verso Salve, dove ammiriamo il frantoio ipogeo “Le trappite”, ottimo esempio di archeologi a industriale locale. Carlo ci racconta la particolarità di questa conformazione: scavare nella roccia era piu semplice che innalzare una struttura, mentre l’ambiente sotterraneo favoriva il mantenimento di una temperatura mite evitando la solidificazione dell’olio con le basse temperature invernali. Si compone di due grandi ambienti principali, sono ben visibili le grandi vasche per la molitura delle olive, le sedi dei torchi, i resti delle macine di pietra. Ci dispaice un po’ per i rifiuti che contiene in qualche angolo, basterebbe poco…

Carlo ci mostra anche un’apertura verso un’ulteriore stanza nel buio, ci racconta che lo scorso anno un turista ci e’ entrato senza mai fare ritorno ma non capisco se fa sul serio o ci sta prendendo in giro…

Sfrecciamo in discesa verso il mare, oggi “Le Maldive del Salento”.  Pic nic sull’erba, gelato e caffè. Le due cosiddette americane ci lasciano, devono avviarsi verso Brindisi per raggiungere la Grecia.  Ciccio si allontana a raccogliere lumache di cui il canneto della spiaggia abbonda. Anche i due milanesi ci lasciano, c’e’ il tempo per altri bagni e qualche esilarante gag dal venditore di cappelli.

La campagna dei Fani a Presicce

Ripartiamo verso Presicce, risalendo per un bellissimo canalone (fani) con la splendida luce delle ultime ore del pomeriggio. Passiamo per Spicolizzi,   per uno sguardo alla casa di Norman, artista e scultore, alcune sue opere si possono apprezzare nel giardino e nell’aia di fronte:  c’e’ un’antica aia in pietra rotonda  il cui orientamento sembra seguire calcoli astronomici;  Isabella cerca di scalare una piccola pagliara, Carlo dialoga con una delle statue.

Ci avviamo infine per la nostra meta definitiva, Sarruni, ancora lungo bellissime stradine dell’entroterra.  È un agriturismo, con ospitalita’ rurale, a gestione familiare, con possibilita’ di woofing. I sette cani ci vengono incontro abbaiando e siamo accolti dalla famiglia che lo gestisce, Roberto, sua moglie, sua madre e suo  figlio Flavio.  Dopo aver piantato le tende, ci godiamo la doccia  quasi all’aperto, con vista sul fico al tramonto. A cena gustiamo fra le altre cose delle ricchie e minchiareddhi spettacolari, con farina di farro e di  grano cappelli. La famiglia ci racconta la storia del posto e il funzionamento della struttura. Se dovessi descriverli con una parola, direi genuini.

Dopo cena, un’ultima tappa all’osservatorio astronomico Sidereus, dove la luna piena sembra favorire il rilassamento del gruppo…  ci perdiamo quindi qualche pezzo della spiegazione sulla verita’ del calendario maya, ma a quanto pare possiamo stare tranquilli: il mondo non finira’. Dal telescopio ammiriamo la luna piena e Saturno, mentre Ciccio e’ rimasto alle tende a curare le lumachine:  ne sara’ valsa la pena?

Lo scoprirete domani quando vi racconteremo della prosecuzione del nostro viaggio da Presicce a Gallipoli.

 

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