L’accoglienza, i caporali e l’erba alta attorno a Boncuri
C’è tensione a Nardò, nelle campagne, nelle viuzze, nelle sottili strisce d’asfalto che compongono un reticolato appoggiato sulla pianura verde, coltivata a uliveto, angurie e pannelli fotovoltaici. La tensione si respira, anche di fronte alla bellezza del panorama, se prima di andare a Nardò si fa una chiacchierata con Yvan Sagnet e con i responsabili della Cgil che in questi giorni stanno organizzando il lavoro per l’estate. Alla Flai (la categoria degli agricoli) sanno già che non ci saranno ferie. Si lavorerà sui campi, contro il caporalato.
Gli arresti di imprenditori e caporali disposti il 23 maggio dalla procura di Lecce nell’ambito dell’operazione “Sabr” sono uno dei motivi della tensione. Così come è fonte di tensione lo sguardo dei media, inevitabilmente posato su questo angolo di Salento, che ormai hanno imparato a considerare “il lato oscuro” dei verdi campi e dei succosi prodotti che qui si coltivano (per citare una importante inchiesta di Telerama del 2008). Ci sono le nuove schiavitù, secondo la Procura di Lecce, dietro l’organizzazione della raccolta di angurie e pomodori a Nardò. Soprattutto questo rende l’atmosfera pesante.
Dice Yvan Sagnet (la cui storia, ai lettori di 20centesimi, è nota), parlando di quello che sta accadendo in questi giorni:
Il grosso dei lavoratori arriverà a partire dal 10 luglio, come ogni anno. Ora sul territorio di Nardò ci sono già lavoratori e persone vicine ai caporali stanno organizzando la stagione. Masseria Boncuri è abbandonata, quelli che ci sono alloggiano in casolari e ricoveri di fortuna nei dintorni della masseria e alcuni anche in città, in case normali, soprattutto quelli che stanno lavorando all’organizzazione.
Sulle strade intorno a Boncuri non c’è ancora il viavai di immigrati, non ci sono assembramenti improvvisati di persone stanche e affamate, non c’è la massiccia presenza di persone straniere che ogni anno, da decenni, fa di Nardò una delle mete di centinaia di braccia a buon mercato.
E in effetti oggi Masseria Boncuri è un grosso immobile fantasma, perso sulla strada che congiunge la zona industriale al centro abitato di Nardò. L’erba è alta un metro, gli accessi sono chiusi da sbarre abbassate, l’aia è piena di erbacce. Ma alcune finestre sono aperte. E, fuori, ci sono già dei panni appesi, che probabilmente appartengono alla persona, dalla pelle scura, che si affaccia furtivamente dalla piccola costruzione posta a margine dell’aia.
Il dibattito in questi giorni è se questa struttura, che negli scorsi due anni è servita ad accogliere, tra mille carenze e difficoltà, una parte dei lavoratori altrimenti abbandonati alla mercè dei caporali, dovrà restare aperta anche quest’anno. Secondo le associazioni datoriali, quelle a cui fanno riferimento gli imprenditori agricoli del territorio, quest’anno ci sarà una fortissima contrazione della richiesta di prodotti della terra di Nardò e conseguentemente non ci sarà bisogno di manodopera. Una situazione resa pubblica già in aprile (leggi).
Una situazione portata da Coldiretti all’attenzione del Prefetto di Lecce Giuliana Perrotta in un incontro tenutosi in Provincia il 18 maggio scorso, alla presenza dell’assessore alle attività produttive della Provincia. All’incontro ha partecipato indirettamente anche Confagricoltura che ha inviato una nota in cui scriveva che effettivamente non ci sarebbe stato bisogno di lavoratori e, dunque, di strutture di accoglienza. Lo stesso giorno la Cgil di Lecce aveva inviato una lettera in cui, al contrario, chiedeva la convocazione di un tavolo interistituzionale per organizzare la gestione della probabile emergenza, sulla scorta dell’esperienza del 2011, del 2010 e gli anni in cui Boncuri non era stata allestita.
Il 31 maggio il prefetto aveva poi inviato una lettera alle organizzazioni sindacali e alle istituzioni interessate (Comune di Nardò, Provincia di Lecce e Regione Puglia). Questo scriveva:
“secondo quanto appreso dalle associazioni datoriali e, da ultimo, dal Presidente della Coldiretti, presente ad un incontro svoltosi il 18 maggio u.s. […] il fabbisogno di manodopera stagionale per la raccolta delle produzioni agricole ha subito, quest’anno, una fortissima contrazione a seguito della crisi in atto. Pertanto, non dovrebbero porsi, per la stagione 2012, le esigenze che avevano determinato, negli anni passati, una alta presenza di manodopera stagionale nell’area agricola di Nardò e che avevano portato all’amministrazione comunale, con la collaborazione della Provincia di Lecce, all’allestimento del campo presso la locale Masseria Boncuri. Peraltro, un afflusso di manodopera non giustificato dalle cennate esigenze, potrebbe dare luogo al ripetersi di situazioni analoghe a quelle verificatesi nei mesi di luglio e agosto del 2011, per cui sarebbe opportuno che venissero attivate, al più presto, idonee forme di comunicazione dirette a scongiurare l’arrivo spontaneo di numerosi lavoratori stagionali che non sarà possibile impiegare”.
Una versione che cozza con le preoccupazioni del sindacato e con gli stessi segnali che vengono dal territorio, ben descritti da Sagnet. La richiesta del prefetto, infatti, è stata frutto dell’incontro con le sole parti datoriali. A protestare contro l’invito del prefetto sono stati anche il Comune di Nardò e la Regione Puglia, entrambi convinti invece della necessità dell’allestimento del campo di accoglienza. Per motivi umanitari e anche per motivi di “ordine pubblico” secondo Marcello Risi, il sindaco di Nardò.
Ma c’è dell’altro. E cioè che l’anno scorso Boncuri è stato soprattutto un luogo di aggregazione dei lavoratori che ha creato le condizioni per il primo sciopero contro i caporali e il lavoro nero in agricoltura. Una iniziativa inedita che ha catalizzato l’attenzione dei media sul problema dello sfruttamento. E dalla quale sono nate denunce che sono contenute anche nell’ordinanza d’arresto che lo scorso 23 maggio ha portato dietro le sbarre imprenditori e caporali.
Dopo l’estate dello sciopero, a partire da settembre, sindacati, associazioni datoriali, associazioni di volontariato, istituzioni avevano avviato un percorso per garantire una lotta organica al fenomeno del caporalato. Liste di prenotazione per i lavoratori, mediazione legale tra la domanda e l’offerta di lavoro, paghe in linea con i contratti di categoria, assistenza medica. Un controllo di legalità continuo ed efficace da contrapporre a quello che i magistrati, nel disporre gli arresti di due settimane fa non hanno avuto remore nel definire schiavismo. Un processo che si è però interrotto e nessuno sa spiegare in maniera convincente perché.
Fino al 18 maggio, quando il prefetto ha incontrato le parti datoriali. E fino al 23 maggio, all’operazione Sabr, all’arresto di imprenditori e caporali. Dopo le proteste di Cgil, Comune di Nardò e Regione (a cui si è aggiunta una lettera dell’assemblea provinciale di Sel), il prefetto ha precisato che l’istituzione da lei presieduta sarà in ogni caso “a diposizione” nelle sue competenze, sulla scorta di quelle che saranno le decisioni degli enti locali coinvolti.
La Regione Puglia, per bocca dell’assessore Fratoianni, ha promesso un impegno finanziario maggiore rispetto all’anno scorso, annunciando di voler proseguire l’esperienza di Boncuri. Il Comune di Nardò si è detto pronto a sua volta. Dalla Provincia, che ha partecipato all’incontro tra associazioni datoriali e Prefetto del 18 maggio scorso, non è arrivato alcun impegno. Questo per ciò che riguarda Boncuri.
Le pratiche virtuose per il reclutamento dei lavoratori tramite liste di prenotazione vanno avanti, ad oggi, solo da una parte. Qualche giorno fa la Cgil, insieme a Yvan Sagnet (che da qualche mese si è impegnato organicamente nel sindacato) era a Boncuri per raccogliere nomi, dati e numeri di telefono di lavoratori che volessero iscriversi alle liste di prenotazione. Ma con le aziende e Coldiretti, ancora, non è stato per il momento strutturato alcun accordo sul loro utilizzo.
Intanto manca solo un mese all’arrivo degli immigrati. Un boom che secondo Coldiretti non ci sarà. Le angurie, nei campi di Nardò, stanno crescendo. Sembrano delle simpatiche miniature, seminascoste dalle piante verdi, a due passi da Boncuri. L’aria è tesa e il futuro è incerto su ciò che accadrà quest’estate. Ancora una volta, nonostante tutto, il timore è trovarsi impreparati.
foto paride de carlo

