I fasti salveminiani da Povero, fra mito e realtà

Lunedì scorso, 4 giugno, serata di fasti salveminiani alla bottega di vino d’annata (e mortadelle d’élite) aperta in via Rubichi da Marco Povero, dove si festeggiava il quarantaseiesimo compleanno del più indomito consigliere d’opposizione a Palazzo Carafa.

La bottega fu l’intuizione di un momento di particolare fiducia nei confronti della disposizione dei leccesi di centrosinistra a spendere 16 euro a birra: una scommessa stravinta da un uomo geniale dotato di un cognome da contrappasso dantesco. Cionondimeno, era dai tempi della visita ufficiale di Vladimir Luxuria che, dalle parti dell’enogastronomia radical-chic leccese per eccellenza, non ci si divertiva così tanto.

Chi lo ha detto che solo Attilio Monosi sappia divertirsi, nelle temperate sere di giugno, nelle belle piazzette del centro di Lecce? Anche i salveminiani possono insegnare un trucco o due ai gaudenti del centrodestra locale, quando si tratta di godersi la vita. Prendete il caso di ieri. Non sono state le danze, né i calici di spumante, né le tante belle donne presenti a farla da padrone, nell’animare la compagnia raccolta attorno al suo leader naturale. Ma, bensì, il momento in cui Salvemini ha dato pubblica lettura di uno scartafaccio clandestino, firmato “Michele Serra degli Alimini”, che gli era capitato fra le mani e che catalogava accuratamente la diaspora dei suoi sostenitori, all’indomani del voto alle amministrative: “Lecce Male Minore”, “Lecce Male Comune Mezzo Gaudio”, “Lecce Bene Così”, Lecce Benedettuddiu e “Le fidanzate di Bruno Mola” (straordinaria attestazione personale per il campaign manager di Lecce Bene Comune).

Per chi se lo stesse ancora chiedendo, i fasti salveminiani altro non sono che moti di autostima personale, nel prendere contatto con se stessi, mista a demotivazione politica, nel prendere contatto con il risultato elettorale di Damiano D’Autilia (lista Pdl) alle scorse comunali. Il tutto, condito sapientemente da un raffinatissimo olio – non sappiamo se extravergine – d’autoironia. Una ricetta semplice all’apparenza, ma che richiede lunghi anni di esperienza per essere portata alla perfezione. E l’occasione del genetliaco di un maestro come Salvemini è certamente uno sprone a fare del proprio meglio, in una pratica rituale così stimolante e soddisfacente.

Fatto sta che ieri verso le 21 si giungeva da Povero e ci si trovava davanti a una tale quantità e a una tale qualità di convitati che pareva di trovarsi davanti a un’enciclopedia del centrosinistra indie cittadino (no Pd), in una bizzarra disposizione fantaparlamentare. Immediatamente sulla sinistra dell’ingresso, un tavolo vuoto, chiaro simbolo di apertura alle novità; fra il suddetto tavolo e il tavolo occupato da due torte (squisite) il tavolo LeccePrima, chiaramente il più opulento fra quelli popolati da indie di sinistra (dove si arrivava per salutare Gabriele De Giorgi, ma si restava per conversare con Valentina Murrieri); al centro i salveminiani dello zoccolo Dr Schooll’s duro: Gabriele Molendini, Luca Ruberti, Renato Vernaleone, Rita Miglietta, Bruno Mola, Andrea Gabellone, Fiorella Perrone – e speriamo di non aver dimenticato Paolo Paticchio Due (riconfermato assessore plurideleghe a Castrignano dei Greci). Pierpaolo Lala riceveva su una panchina vicepresidenziale messa su dalla maestra di cerimonie Angela, una delle anime del locale. Più verso l’ingresso del Messapia, il locale accanto, regno di gnocco fritto e birre (anche) a 2 euro, invece, prendeva posto la destra della sinistra, rappresentata da alcuni facinorosi che hanno preferito restare anonimi e che, per la cronaca, ben gli sta perché non hanno ancora digerito.

Il Gruppo Misto, infine, era costituito da alcuni avventori del vicino Messapia, incuriositi dal dubbio se il vestitino di Fiorella Perrone, in atteggiamenti dionisiaci, potesse essere considerato o no Bene Comune. Carlo Salvemini muoveva fra un tavolo e l’altro, alternando registri narrativi e scelte tematiche con la sapienza di una sposa presa bene al suo banchetto nuziale.

Una volta arrivata sul posto, in preda a un momento di entusiasmo, perfino l’umile rappresentanza ventesimale decide di fare le cose in grande e, per non bere a stomaco vuoto – come invece ha tragicamente fatto Renato Vernaleone – ordina ad Angela un tagliere (subito ribattezzato dai presenti, per via della sua innegabile enormità, tagliere LeccePrima). Il tagliere LeccePrima, manco a dirlo, si rivela irresistibile non solo per i poveri ventesimali, ma anche per buona parte del resto degli avventori. Così che solo il vegetarianesimo del collega Francesco Lefons ha potuto evitare la tragedia: ovvero che il sottoscritto morisse di fame.

Per tornare a Vernaleone, il bello della lista salveminiana, ampiamente rifornito di spumante a stomaco vuoto, della serata di ieri ricorda solo la risata satanica di Francesco Pasanisi (neosalveminiano, anch’egli candidato) e due o tre delle ex fidanzate nordiche di Bruno Mola materializzatesi a un certo punto, fra la dolorosa scomparsa del tagliere LeccePrima e la robodance di Scamardella.

Ah sì, la robodance di Scamardella. In tarda serata, a giornale chiuso, il direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia – habitué, insieme con diversi redattori del suo giornale, di Povero – fa irruzione nella sala deserta (sono tutti all’aperto) e, approfittando della deliziosa colonna sonora fornita da Barry White, comincia a muoversi ritmicamente in perfetta solitudine.

Ma tutte le feste hanno una fine. E quella di ieri ha cominciato a finire quando, purtroppo, si è acuita la rivalità fra le fidanzate di Bruno Mola – internazionali e parecchio slanciate – e quelle di Paolo Paticchio Due – monocultivar grike. Sul più bello, comincia a serpeggiare una voce: “Sapete un motivo per cui andare a letto con Paticchio? Per vederlo con la coda sciolta” (Paticchio non è mai stato avvistato in pubblico privo di coda di Mio Mini Pony monocromo). Replica gelida delle fidanzate di Bruno Mola: “Allora se la può sciogliere anche adesso, tanto ve lo siete fatto tutte”. E’ solo grazie all’intervento di un panino al gorgonzola stagionato e alla mortadella di Norcia che i fasti non finiscono in tragedia.

Mentre Scamardella consumava le ultime energie a pogare contro il banco dei salumi, era chiaro che ormai che le ultime speranze di divertirsi erano affidate all’imitazione di Ignazio La Russa da parte di Checco Pasanisi. Ed era anche chiaro che, comunque provi a sbrogliare i cavilli della nuova giunta il sindaco Perrone, c’è uno e un solo assessore ombra alle Attività Giovanili e questo è l’architetto Totò Mininanni.

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3 thoughts on “I fasti salveminiani da Povero, fra mito e realtà

  1. Fasti non foste per vivere come bere nell' enclave del Marcotraffico-ombra dell'opposizione all' esmonosi.
    Nella prima cronaca è stato ricordato il precedente incontro con Luxuria.
    Fra le prime proposte che avrà cura di presentare nei primi 100 giorni della opposizione di sinistra, si potrebb ero includere quelle che porta avanti Luxuria.

  2. ma che razza di giornalismo è questo? Chi se ne frega delle feste in via Rubichi? C'era questo, mancava quello… Chi se ne frega!!!!!!
    Penoso.

  3. per il buon nome della lista LBC, va specificato che il sottoscritto era sobrio almeno quanto il vestito di Fiorella Perrone. dal momento che lo spirito apollineo non ci ha portato da nessuna parte, lasciate pure che sia quello dionisiaco a guidarci nel futuro. tuttavia si annunciano tagli e rigore anche per la nostra lista: Paolo Paticchio metterà all'asta il suo scalpo su ebay e Bruno Mola pagherà l'IMU sui 2/3 delle sue fidanzate.
    non potevo mancare di aggiungere una penosa e festaiola nota personale, con buona pace del Maltese

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