La lezione per Vendola dalla tre giorni di Bollenti Spiriti

Alla fine del Bollenti Spiriti Camp di Lecce, chiusosi ieri, uno si chiede “ma cosa è accaduto qui dentro in questi tre giorni?”. Lo fa per primo Nichi Vendola, che interviene in chiusura dell’appuntamento da un palco montato nel cortile tra le Manifatture Knos e l’università del Salento. Vendola ha la sua risposta: al “Bsc12” si è svolto un “importante convegno di economia”, che i “soloni” che pensano di essere il rimedio alla crisi avrebbero dovuto seguire per “vedere quelli che costruirono con la solidarietà e il talento, con l’innovazione e la rete, una risposta per uscire dalla crisi cambiando mondo”.

Il Bollenti spiriti Camp, più che la pubblica presentazione dei risultati di una politica di governo, è stato un meeting dedicato a tutti i progetti – in progress – nati nell’ambito del programma di politiche giovanili della Regione Puglia. Dal recupero di immobili pubblici diventati laboratori urbani, alla miriade di gruppi di giovani che con “Principi Attivi” hanno avuto accesso a un piccolo finanziamento pubblico (25mila euro) per realizzare una idea innovativa.

La bontà delle iniziative di cui sopra non viene però misurata dalla capacità di stare sul mercato. Lo dice, tra le righe, lo stesso Vendola nell’intervento finale (“noi qua abbiamo evitato qualsiasi idea di competizione”). L’intero insieme del programma sembra essersi risolto, piuttosto, in una azione positiva sul tessuto sociale pugliese, attraverso le buone pratiche che i progetti propongono (dalla promozione turistica on-line all’esigenza di rivalutare l’utilizzo della canapa, dall’urbanistica partecipata in una piazza di Lecce a un nuovo settimanale free press per la città di Brindisi).

Dire che tutto questo rappresenta l’ossatura di un nuovo modo di fare economia o una fuoriuscita possibile dalla crisi economica è una esagerazione anche un po’ grottesca. Perché cozza con una realtà nella quale il dato della disoccupazione giovanile nel Salento (fonte Camera di commercio di Lecce), è attestato al 37 per cento. Mica chiacchere.

Né Fratoianni, né Annibale D’Elia (il capo-staff di Bollenti Spiriti), né lo stesso Vendola, infatti, snocciolano i risultati economici raggiunti per esempio dall’iniziativa “Principi Attivi”, che pure è partita cinque anni fa. Quante imprese sono nate?, quanto lavoro è stato creato grazie a Principi Attivi? Qual è il tasso di mortalità delle attività economiche nate grazie al finanziamento pubblico? Se le risposte non ci sono – o non vengono comunicate – ciò porta a pensare che Bollenti Spiriti ha raggiunto il risultato di dare una opportunità ai giovani. Nella maggioranza dei casi, è servito a tirare fuori buone proposte. Però raramente queste buone proposte hanno trovato l’humus in cui innestarsi in un tessuto economico che ha bisogno di altri interventi, in una terra che non è ancora la migliore Puglia possibile. E questo non certo per responsabilità esclusiva dei governi di Vendola o della vecchia classe imprenditoriale pugliese.

Allora, per tornare all’inizio, “cosa è accaduto in questi tre giorni” alle Knos?

A mostrare che effettivamente c’è una gioventù pugliese capace di avere delle buone idee. A dare conferma che queste buone idee, quando cercano di farsi impresa, ancora troppo raramente trovano un tessuto economico in grado di raccoglierne le sfide o semplicemente di supportarle. E quando si fanno associazione (sportiva, culturale, di promozione sociale) hanno difficoltà a trovare il loro spazio nelle dinamiche clientelari che regolano i rapporti tra i Comuni e il territorio. Ma quando riescono, riescono bene, e effettivamente producono una maturazione complessiva del tessuto sociale pugliese. Si tratta di un lavoro culturale i cui effetti, probabilmente, si vedranno più nel lungo periodo che nell’arco di pochi anni.

Insomma, se le si sfronda dal packaging (in realtà quest’anno meno pomposo e più azzeccato delle precedenti edizioni) e dalla esagerata pretesa di ergerle a modello di sviluppo, le politiche giovanili della giunta Vendola sono buone politiche realizzate peraltro a basso costo. E a livello di comunicazione politica sono la concretizzazione di quella “visione” collettiva che ha permesso alla proposta di Vendola di farsi governo da circa sette anni.

Ma questi giorni alle Knos sono stati anche il metro di quanto i giovani precari o disoccupati pugliesi, ma muniti di idee innovative, siano coscienti di vivere in un territorio ancora lontano delle loro aspettative. E anche per questo – tra il pubblico  – ieri ascoltavano gli strali di Vendola contro il governo dei tecnici con disillusione. Quella freddezza che non ti aspetti, dagli spiriti bollenti su cui è stato costruito il progetto di una Puglia migliore.

 

 

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8 thoughts on “La lezione per Vendola dalla tre giorni di Bollenti Spiriti

  1. "Dire che tutto questo rappresenta l’ossatura di un nuovo modo di fare economia o una fuoriuscita possibile dalla crisi economica è una esagerazione anche un po’ grottesca". Alberto, scusa ma dissento su questa affermazione. per dirla con Foucault, trovo che una affermazione del genere si inscriva perfettamente nell'ordine (costituito) del discorso…e quindi lo fortifichi…in un momento storico in cui è proprio la realtà che quell'ordine ha costruito ad evidenziare l'esigenza di un suo smantellamento

  2. Se questa affermazione la fa 20centesimi Foucault è contento. Penso. :)

    Il fatto, Maurizio è che nonostante tutto viviamo in una regione (non Regione) che spende meno dello 0,8 del Pil in innovazione. Solo questo, mi sembrava un po' eccessivo.

  3. Ragazzi, una volta per tutte! Non è pensabile che si costruisca "il socialismo in una regione sola"….Se nelle retoriche pubbliche si dice o si è detto (ma dal report non si capisce se sono state dette, non c'è virgolettato) che queste esperienze sarebbero il nucleo di politiche economiche alternative, questo non significa che un'amministrazione regionale possa invertire un ciclo economico disastroso nel Sud e nel Paese, nè offrire alternative a una crisi che fa boccheggiare tutti e potrebbe ancora trovare un suo picco negativo già a pochi mesi….Era Stalin quello che teorizzò la costruzione del "socialismo in un paese solo" (poi fu l'incubo totalitario….) contro Trotsky che voleva "esportare la rivoluzione" ma a sua volta era un putschista militarista, quindi non era una vera alternativa al Regime. L'ordine del discorso è già un dispositivo di potere, in effetti, per cui la teologia del mercato e dello sviluppo si oppone ferocemente al pensiero critico e alle pratiche eccentriche. Tra politiche giovanili e culturali la Puglia ha portato a una crescita esponenziale del turismo, nel Salento e in tutta la regione, con la r minuscola, cosa positivamente anomala rispetto al resto del mondo. Questo è un fatto, non un'interpretazione o un'opinione! A Lecce, poi, città non arretrata, non eccezionalmente strana, bensì anomala nei comportamenti elettorali e democratici, questa cosa dovrebbe produrre una controtendenza positiva, una speranza, una via da seguire.

  4. Fuori da analisi siderali, provo ad offrire una visione dall'interno, senza pretese di obiettività.
    Sono uno dei ragazzi che ha vinto Principi Attivi nel 2010 e quel giorno (il 2 giugno) ha avuto a disposizione il banchetto numero 57 per far conoscere il proprio progetto. Sinceramente, da persona interna, ho semplicemente immaginato l'evento come il giusto momento per rendere conto a tutti (a voi, a noi, alla regione e alla Regione) su come io stia spendendo soldi pubblici che sono onorato spendere per il meglio che ho potuto, posso e potrò spendere.
    Probabilmente opero analisi spicciole, forse rasento la superficialità sociale, io che porto avanti un progetto di socialità mista a reale e virtuale. Eppure l'intento ultimo del Bollenti Spiriti Camp è stata la trasparenza: i visitatori hanno scorto limpidamente difetti e virtù del sistema delle politiche giovanili della Regione/regione, in un momento di condivisione della spesa pubblica. Da viaggiatore nella mia stessa terra di talenti e volontà più o meno espresse, io stesso ho scorto limiti evidenti della progettualità regionale/Regionale: il follow up di moltissimi progetti è praticamente inesistente già sul nascere. Io stesso, coi miei compagni di avventure, lotto quotidianamente per un'idea e per le nostre visioni di futuro.

    Tuttavia so che 25000 euro di progetto sono almeno 20000 euro di soldi ridistribuiti sul territorio attraverso formule varie: webdesigner, biciclettai, ristoratori, commercialisti, piccoli agricoltori, apicoltori, birrifici, cravattifici, biologi, attori, radio… Ripartire da qui significa trovare soluzioni viralmente positive per lasciare che il territorio pugliese/Pugliese si mantenga variegato contro una crisi che semplifica la società in maniera preoccupante. Dare voce per due anni a un progetto sugli ipo-udenti o disabili significa sostenere economicamente una parte sociale altrimenti non rappresentata convenzionalmente dai circuiti maggiori.

    Principi Attivi, nei suoi limiti paradossali, tiene a galla una società che le analisi pre-1989 che leggo in questi post non considerano affatto. Lo spettro sociale che ha ricreato Principi Attivi (sempre considerando i suoi limiti) è unico in Italia: la stessa Puglia è diventato parametro di riferimento per il ministero della gioventù per ciò che concerne l'associazionismo e il terzo settore (il settore che in all'estero crea sviluppo e che in Italia è chiamato semplicisticamente 'volontariato')

    Il quesito posto da Alberto vira in questo senso, credo: come fare di più?
    Non analisi, ma ricerca di soluzioni.

  5. Trovo che questo articolo sia un'analisi lucida della situazione. Sottoscrivo l'impressione che tutta questa bella gioventù che sa fare progetti e ha idee brillanti quando si tratta di raccogliere i frutti e trasformare il tutto in lavoro si scontri con le logiche clientelari, paesane e lontane da ogni forma di trasparenza e competenza in cui versa l'amministrazione del territorio da parte della maggioranza degli enti locali prima fra tutti i Comuni. La Puglia reale purtroppo è molto lontana da quella impacchettata.
    Condivido anche, da prossima partecipante al nuovo bando, l'approccio critico ma costruttivo di Sandro, anche perché non ci sono alternative.

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