La bomba di Brindisi e la piazza che racconta l’Italia
Migliaia e migliaia di persone, una piazza che racconta l’Italia di oggi. Tutti, da Brindisi a Lecce a Taranto, si sono sentiti chiamati in causa in prima persona e sono scesi in piazza Vittoria a Brindisi, contro la bomba. Lo hanno fatto per Melissa Bassi, 16 anni, che è morta in maniera orrenda, senza un perché. Per Veronica Capodieci, che sta lottando in queste ore nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Lecce. Per i cinque ragazzi e ragazze feriti, per la città, per il Paese. Un fiume di persone ha riempito non solo la piazza nella quale era convocata la manifestazione, ma anche le strade adiacenti, come la bellissima via Garibaldi, la via del passeggio che finisce improvvisamente sul mare.
La bomba ha scosso gli animi, ha infierito sulla tensione che la gente pugliese vive ogni giorno, ha fatto vibrare le corde di una indignazione che si è fatta massa, ed è emersa la stanchezza, la delusione, l’insensatezza del ritrovarsi popolo di uno Stato in cui un’esplosione, senza un motivo apparente, uccide una ragazzina di 16 anni davanti a una scuola dedicata ad una eroina dell’antimafia. A pochi passi dalla sede della Cgil di Brindisi, a pochi metri dal tribunale. Nel bel mezzo di quelli che si chiamano, nel linguaggio dell’antimafia sociale, “presidi di legalità”. Garanzie, certezze, le fondamenta sulle quali si regge il vivere civile, da Brindisi ad Aosta a Palermo. La scuola, il sapere, il lavoro, la giustizia. E la speranza delle giovani di Mesagne che una mattina come le altre, con chissà che pensieri leggeri per la testa, entravano a scuola. “La speranza, hanno colpito la speranza”, si dice da più parti, in piazza Vittoria.
E lo si dice dal palco, dove sfilano rappresentanti istituzionali, soffocati dalle telecamere, soffocanti – e necessarie – come sanno essere le telecamere nei momenti di emergenza. La gente di piazza Vittoria si è ritrovata sotto un palco, che era stato allestito a beneficio della nuova giunta del sindaco Consales – presentata ieri – che da quel palco doveva mostrarsi per la prima volta alla città. Il palco è servito ad altro. E verso il palco guardavano le persone, alle 18, quando già era impossibile farsi strada nella folla, sprovvista di bandiere di ogni genere, munita di cartelli contro la violenza: “Lasciate in pace gli innocenti”.
Non si sa – ancora – se Melissa Bassi sia stata uccisa dalla mafia. Non si sa se sia stato terrorismo o follia. “Di certo chi ha piazzato la bomba è un assassino”, urla Don Luigi Ciotti, l’unico rappresentante che è stato invocato dalla gente. Per gli altri c’è stata freddezza. O ostilità aperta. E qui la piazza ha raccontato il Paese. Per i rappresentanti istituzionali (quasi tutti, tranne Vendola, che ha parlato in lacrime), per le cariche pubbliche, per il vescovo Talucci (fischiato impietosamente mentre si accennava una descrizione del corpo della povera Melissa sul tavolo dell’obitorio).
È come se su quel palco fosse andato in scena, per chi guardava, un teatro dei burattini, una rappresentazione dello Stato, civile e doverosa, ma pur sempre una rappresentazione. Qualcosa che non può bastare alla piazza di Brindisi, alla gente comune, per la quale gli uomini delle istituzioni, le fasce tricolori, le pose e le interviste rappresentano in questa giornata schizofrenica l’incapacità di rispondere alla domanda di giustizia, legalità, lavoro, equità di una piccola città del Mezzogiorno ritrovatasi improvvisamente capitale del dolore e specchio del paese intero. Fischi per Talucci. Fischi per il ministro Profumo. Per Ferrarese, per lo stesso Consales, quando prova a interpretare quei malumori come semplici “contestazioni”. C’è qualcosa di più profondo, invece. C’è uno Stato che è arretrato e che si è trovato davanti a una folla che urlava niente altro che “Legalità”. E lo faceva davanti a una tragedia terribile, inspiegabile, con il terrore che tale resti per i prossimi venti, trenta anni. O per sempre. Sicuramente sarebbe stato meglio che i politici e i rappresentanti istituzionali si fossero limitati ad accendere una candela e scendere dal palco per condividere in silenzio un dolore collettivo.
La cosa più bella – e drammatica – della manifestazione di oggi, oltre alla partecipazione massiccia e spontanea, oltre all’aver visto in piazza migliaia di genitori e figli adolescenti, è stata ascoltare l’intervento dal palco di Martina Carpani dell’Uds di Brindisi. Chiamati a reggere uno striscione sul palco, i coetanei delle vittime, tramite la sua voce, hanno detto tutto, spiegando a chi gli stava accanto cosa c’è che non va.
Il modo migliore per trasmetterlo, è ascoltare direttamente i cinque minuti del suo intervento:
Di seguito la gallery di Paride De Carlo con le foto del pomeriggio

