Pd, arriva il commissario. E Marra si fa giacobino

 

La sezione di Lecce del Partito Democratico sarà commissariata. Lo ha annunciato ieri il segretario provinciale Salvatore Capone intervenuto durante il coordinamento cittadino allargato ai candidati alle comunali. Quasi una seduta di autocoscienza, la definisce chi c’era, nella quale si sono confrontati vecchi e nuovi militanti, i “big” ridimensionati dal risultato uscito dalle urne (circa il 10,5 per cento), qualche faccia nuova e quelli che, nonostante tutto, hanno ottenuto un risultato positivo (Foresio e Signore).

C’erano molte persone, non c’erano Loredana Capone – partita per un week end con la famiglia -, Sergio Blasi – a Bari in Consiglio regionale – e il dimissionario ex segretario cittadino Fabrizio Marra che, in due giorni, ha scritto una seconda lettera indirizzandola all’assemblea. Una lettera diversa da quella con la quale aveva annunciato le dimissioni, più dura e piena di nomi, come se fosse deluso dallo scarso esito della prima e dal fatto che nessuno abbia pensato di seguirlo sulla via del “passo indietro” o quantomeno su quella del “mea culpa”.

Scrive Marra:

Fabrizio Marra

Ritengo indispensabile fare alcune precisazioni: la scelta di candidare Loredana Capone a Sindaco di Lecce ha una paternità politica ben precisa, che risponde al nome del Segretario regionale Sergio Blasi. La segreteria provinciale e quella della città di Lecce hanno avallato tale decisione insieme ai parlamentari, all’allora capogruppo del PD a Palazzo Carafa, nonché a tutto il Partito di Lecce, che si è espresso all’unanimità, in un’assemblea ritualmente convocata, a favore della candidatura di Loredana Capone a Sindaco di Lecce. Io mi sono assunto la responsabilità politica di quella decisione, fortemente caldeggiata dalla segreteria regionale e da me condivisa. Loredana Capone, pur sbagliando nel merito le primissime dichiarazioni a caldo, dopo l’evidente sconfitta, attribuendo le cause della stessa esclusivamente ai partiti del centrosinistra ed in particolar modo al Pd, ha manifestato ancora una volta durante la campagna elettorale un impegno assolutamente lodevole e di questo credo che un partito serio le debba dare atto.La lista del PD di Lecce è stato il frutto del lavoro di una commissione composita, a tutti nota, composta da me, dal segretario provinciale, dai parlamentari, dall’On. Giuseppe Taurino, Enzo Armillis, Cosimo Durante, Ettore Bambi e l’avv. Federico Massa, nonché lo stesso segretario regionale. Devo registrare che l’apporto dato in termini di proposte di candidatura, da parte di molti autorevolissimi esponenti di questa commissione è stato pressoché inesistente.

E poi:

Le domande che oggi pongo ai big del Partito, dal Segretario regionale a quello provinciale, passando dai parlamentari ai dirigenti  apicali del PD leccese, è quali siano i candidati al consiglio comunale da loro votati, poiché è importante comprendere anche le ragioni profonde dell’assenza di preferenze importanti su talune candidature. È evidente che delle due l’una, o c’è stato uno scarso impegno da parte di molti dei suindicati autorevolissimi dirigenti sui candidati, oppure questi autorevolissimi dirigenti, nonostante il loro spasmodico impegno, hanno prodotto aria. Ciò pone drammaticamente un problema di legittimazione.

Praticamente Marra non ci sta ad abbandonare il campo con addosso l’etichetta di responsabile di un partito diventato inconsistente e chiama alla condivisione gli altri “notabili”, sicuramente indispettito da qualche intervista di troppo uscita, comme d’abitude nel Pd, sui giornali cittadini (una abitudine ormai radicata nel Partito democratico: quando c’è un problema da risolvere, si chiama Quotidiano per dire la propria e lanciare frecciate).

Ieri il coordinamento cittadino era appesantito in primis da questa lettera inviata da Marra, passato da “testa tagliata” a “giacobino” in meno di 24 ore, poi dalle assenze e poi dalle interviste e dai comunicati. Nel pomeriggio Rotundo aveva smentito nervosamente la possibilità di un suo passo indietro dal Consiglio comunale (ipotesi “frutto di una mente malata o qualche personaggio in cerca d’autore”), dopo gli attacchi degli “indignati del Pd” e il riferimento del renziano Paolo Foresio a lui e Torricelli in una nota in cui chiedeva rinnovamento. Le premesse erano le peggiori: un gruppo dirigente “storico” messo in discussione in maniera troppo “violenta” (con il risultato opposto di farlo irrigidire), un linguaggio sintonizzato sul “chi sei tu e chi sono io”, i forconi alzati del giorno prima da parte del gruppo organizzato da Pedone (in realtà composto per lo più da vecchi militanti Pci), una base scontenta e educata alla rassegnazione, la delusione per il risultato, la difficoltà di individuare figure giovani e capaci su cui rifondare il partito.

Eppure, questa è una notizia, non sono volati stracci. Ognuno ha detto la sua, Rotundo e Bellanova sono rimasti ad ascoltare, dei big è intervenuto solo Maritati (e il segretario provinciale Capone), hanno parlato anche facce nuove, come qualche candidata delle civiche di Loredana Capone. Ieri, insomma, nel momento più difficile della sua storia, il Pd cittadino ha ricominciato a discutere, in vista del congresso che si terrà probabilmente prima della fine dell’anno e che sarà preceduto dal nuovo tesseramento (quello del 2012 non è ancora partito). Nulla che sia particolarmente degno di nota, ma una discussione.

Alfonso Rampino

Come commissario cittadino, traghettatore fino alla fase congressuale, si fa il nome del consigliere provinciale Alfonso Rampino, già vicino al lettiano Giuseppe Taurino (ora presidente Arif ed ex parlamentare Pds), che in molti accreditano come probabile prossimo segretario provinciale. Una scelta politica che pur mantenendo gli equilibri interni al Pd su base provinciale (anche Marra era lettiano), interessa una figura in grado di essere apprezzata da tutte le aree “culturali” del partito.