E l’informazione precaria si sposta in Prefettura

Martedì mattina alle 10,30. L’appuntamento l’ha fissato il Prefetto per “esaminare le problematiche del settore dell’informazione”. E il tavolo sarà quello delle grandi occasioni, visto che oltre a Cgil, Cisl, Uil, Assostampa, Confindustria e Camera di Commercio dovranno sedersi anche gli editori di Nuovo Quotidiano di Puglia, Gazzetta del Mezzogiorno, Paese Nuovo, Corriere del Mezzogiorno, Bel Paese, TeleRama, Canale 8, L’Atv, Lecceprima, Salento Web Tv e Futura Tv. All’appello, per quanto riguarda gli operatori, manca ancora qualcuno ma va bene così. Il senso politico della protesta dell’Assemblea “Informazione precaria” è intatto. Come auspicato, infatti, la formalizzazione della protesta attraverso la Prefettura avverrà nel segno di una verifica complessiva della situazione editoriale. E questo in virtù del fatto che le problematiche imprenditoriali e lavorative di questo settore non sono figlie solo della crisi economica, ma di un modus operandi che ormai fa sistema.

Il passaggio in Prefettura della protesta è un passo breve ma molto significativo, soprattutto alla luce delle ultime notizie che arrivano dalle redazioni. Com’è ormai noto, infatti, anche TeleRama si aggiunge alla lista televisioni salentine in grossa difficoltà. Nel caso dell’emittente di Paolo Pagliaro a rischio ci sono un centinaio di posti di lavoro tra giornalisti, tecnici, impiegati e pubblicitari. La prossima settimana si aprirà un tavolo con Assostampa per valutare se ci sono i termini – e i soldi – per attivare la cassa integrazione e per stabilire quali impegni è in grado di assumere l’azienda nei confronti dei lavoratori circa le mensilità arretrate. Nodi, questi, che dovrebbero sciogliere anche gli editori di L’Atv e Canale 8, i quali, però, difficilmente potranno intraprendere un iter istituzionale come quello che sta per avviare TeleRama (dove i rapporti di lavoro sono quanto meno contrattualizzati). E se per quest’ultima le mensilità arretrate sono circa due, nel caso di L’Atv la soglia sale a oltre cinque (a seconda dei casi), mentre a Canale 8 già da tempo si procede con una certa nonchalance al “licenziamento per ristrutturazione aziendale”.

Alla vigilia dell’incontro in Prefettura si apre dunque una discussione sul futuro dell’emittenza televisiva salentina, anche alla luce dell’avvicinarsi del passaggio al digitale. Domanda: si va incontro a uno stillicidio di massa (e a una trafila di vertenze lavorative) o ci sono i margini per intraprendere delle azioni collettive in grado di garantire la sopravvivenza dignitosa delle aziende e dei lavoratori? E se è vero che nessuna delle emittenti salentine ha fatto domanda per ottenere i finanziamenti previsti dalla Regione Puglia per l’adeguamento tecnologico (secondo quanto puntualizzato dal presidente regionale di Assostampa Raffaele Lorusso durante l’assemblea di giovedì scorso), quali investimenti sono in grado di sostenere le aziende in questione in vista dello switch off? Ma non solo.

Corre l’obbligo di distinguere tra aziende editoriali in crisi e aziende editoriali poco trasparenti. Detta altrimenti: vale la pena di sforzarsi per tenere in vita aziende che da decenni
perpetrano un management editoriale ai limiti della legalità?
Tutti lo sanno, ma in pochi ancora lo dicono, eppure editori occulti di società cooperative, prestanomi, editori di fatto che risultano dipendenti sono all’ordine del giorno in questo territorio. Che fare, dunque?
Per il Prefetto, i sindacati e gli tutti gli organismi istituzionali che si apporcceranno alla questione, al netto dell’incontro di martedì, si pone un bivio di natura etica; perché un conto è difendere il lavoro e i lavoratori e un conto è continuare a essere complici di un sistema che non farà che produrre emergenze lavorative e giornalisti depressi. Considerato tutto, appare questo il nodo decisivo della questione.

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4 thoughts on “E l’informazione precaria si sposta in Prefettura

  1. Complimenti per il pezzo…hanno lasciato fuori Studio 100 come mai eppure i giornalisti sono di Lecce,e la sede della redazione locale è a Lecce…gli editori stanno aspettando tra lunedì,e martedì l'uscita della graduatoria per l'accesso al digitale con conseguente riunione al co.re.com puglia,speriamo che non sia martedì……

  2. "Tutti lo sanno, ma in pochi ancora lo dicono, eppure editori occulti di società cooperative, prestanomi, editori di fatto che risultano dipendenti sono all’ordine del giorno in questo territorio."
    Tutti lo sanno? tutti chi? se lo sanno alcuni giornalisti vuol dire che lo sanno tutti?
    in pochi lo dicono? non lo dice nessuno…
    è una caratteristica del giornalismo italiano non parlare mai di sè ai lettori e all'opinione pubblica.
    infatti tutto sommato neanche voi lo fate.
    (anche per questo sono stati "storici" i due incontri dei giorni scorsi…)

  3. Caro Pino, nonostante la tua attenta presenza ti sei perso qualche passaggio. Prima di cominciare a parlare della crisi dell'informazione locale abbiamo messo sul tavolo le nostre carte (dovresti trovare un pezzo di Alberto a riguardo) e questo perché riteniamo sacriosanto compiere quel passaggio preliminare. A ogni modo la nostra realtà è un po' diversa dalle altre, perché io e Alberto siamo editori della nostra precarietà. Il progetto è nostro e ci stiamo ancora investendo con il rischio di non farcela, of course.
    "Tutti lo sanno". Se tu non lo sapevi, com'è lecito, adesso lo sai. E se lo hai saputo dopo aver letto quest'articolo vuol dire che 20cent a qualcosa serve.
    Quel "tutti", però, non è rivolto a te, ma a coloro che DEVONO saperlo e non lo dicono: giornalisti, vero, ma soprattutto politici, che gira e rigira aiutano queste realtà ai limiti della legalità a rimanere in vita, quindi perpetrano indirettamente quei disagi occupazionali che poi cercando di tamponare. A presto, f

  4. non ricordo il pezzo di alberto, comunque mi sembra di conoscere più o meno la vostra "realtà" diciamo "anomala". e apprezzo il vostro rischioso tentativo.
    penso che sia bene ricordarlo ogni tanto ai "lettori".
    perchè penso che i problemi cui vi riferite non devono essere conosciuti solo dagli addetti ai lavori e dai politici, ma anche e soprattutto dai lettori, dagli utenti. che a volte si vedono sparire sotto il naso una testata o una rivista o una rubrica ecc. senza mai capire perchè. a volte qualcuno dice "meno male", a volte è dispiaciuto, ma non si pone mai il problema di chi resta senza lavoro e soprattutto perchè resta senza lavoro… è bene invece che si conoscano anche quei meccanismi che generano disagi occupazionali… (ricordo benissimo, per averlo vissuto, quando una tv, per esempio, riceveva pubblicità da un ente X e subito diventava splendido e perfetto e veniva messo in prima tutto quello che faceva l'ente X; appena finiti i soldi della pubblicità, in attesa di nuovi incarichi, l'ente X diventava pessimo ecc. – non so se è ancora così, ma temo di no…) ciao.

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