Il cameraman coraggioso e le pentole scoperchiate

Dalle rivolte arabe allo sciopero dei cameraman leccesi. Internet e i social network, quando si tratta di propagare l’indignazione, diffondere messaggi di giustizia, scoperchiare pentole, funzionano sempre. Un po’ arabo deve essere anche Vincenzo Siciliano, il cameraman di Canale 8 che a un certo punto si è rotto le scatole e ha invitato i suoi colleghi (della sua e delle altre televisioni) a mollare tutto e, con un gesto dal vago sapore luddista, ad abbandonare telecamera e microfoni nel giorno in cui il lavoro è più prezioso per la collettività (e per gli editori, grazie alle inserzioni pubblicitarie). Quello delle dirette del dopo-voto, lunedì pomeriggio. Una bestemmia in turco praticamente. Anzi in arabo.

Vincenzo non ha lo stipendio da 8 mesi, dice ad Affari Italiani di guadagnare 900 euro al mese, e cita a memoria la situazione delle altre testate televisive. Oltre a ciò, scosta il velo sulla situazione lavorativa nel mondo dell’informazione locale. Un mondo nel quale la precarietà riguarda non solo cameraman e tecnici ma anche – e soprattutto – giornalisti. Quelli fatti, quelli “in erba”, quelli fortunati (generalmente i più anziani) e quelli sfortunati. Ora, tanto per mettere le cose in chiaro dall’inizio, gli editori, da queste parti come in tutta Italia, nel locale, usano e abusano il precariato. Lo fanno anche grazie alla folla di persone che ogni anno, inseguendo il sogno del mestiere del giornalista, entrano nelle redazioni o cominciano a collaborare con i giornali accettando di buon grado, quando ci sono, le paghe da fame, il lavoro straordinario non retribuito e tutto il campionario che l’attuale (in)disciplina del mercato del lavoro consente.

C’è anche chi, come noi quattro gatti di 20centesimi, prova ad avventurarsi nel mondo dell’informazione con le proprie (scarsissime) forze, senza prendere finanziamenti pubblici o rimborsi di spese correnti ( da qualche tempo non abbiamo neanche una sede fissa, e non è un problema, visto che tanto ci piace lavorare per strada). E spesso – molti mesi all’anno – lavora praticamente gratis. In questi casi o funziona in un lasso di tempo relativamente breve o si torna a casa (o altrove) con un bagaglio di esperienza vera, dalla trincea. Ma almeno, finché dura, si lavora per qualcosa di proprio di cui si è contemporaneamente dipendente ed editore. Ma certo, il dramma della precarietà nel mondo del giornalismo e nel mondo dei tecnici che affiancano i giornalisti, non è qualcosa che può lasciare indifferenti. Anche perché esperienze come quella di 20centesimi nascono anche dalla consapevolezza che di spazio ce n’è poco e la fila è lunga.

Non ha lasciato indifferenti l’appello di Siciliano. Che ha scritto cose che sa, per ciò che riguarda la sua emittente, e cose che ha sentito dire dai suoi colleghi, per ciò che riguarda le altre. Mesi e mesi di mensilità arretrate, la crisi, l’indifferenza all’interno della categoria. Dibattito che in queste ore sta crescendo anche tra i giornalisti. L’appello di Vincenzo è stato raccolto da alcuni. La Slc-Cgil ha scritto un comunicato in cui chiede un incontro al Prefetto di Lecce e segnala la preoccupante assenza della rappresentanza sindacale all’intero delle emittenti locali. Scrivono dal sindacato:

Le emittenti televisive locali sono di fatto aziende in cui non sono rispettati i diritti basilari dei lavoratori: dalle retribuzioni non corrisposte da mesi (in alcuni casi da 7-8 mesi) fino all’applicazione del contratto che spetta a quei lavoratori con quelle mansioni. Spesso infatti, per esclusivo tornaconto delle aziende, ai lavoratori vengono proposti contratti di qualsivoglia categoria, salvo l’unico in cui dovrebbero essere inquadrati: il Contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti di imprese radio televisive private. L’assenza del sindacato e del confronto all’interno di queste aziende ha contribuito a una perdita progressiva di diritti fondamentali: orario di lavoro, salario e contribuzione certi.

Di più, precisano dalla Slc, si tratta di emittenti che si sono viste assegnati recentemente cospicui finanziamenti pubblici, come da delibera Corecom (leggi). Contributi che però, sono riferiti all’attività dell’anno precedente e che ancora non sono stati erogati effettivamente.

Accanto alla Slc-Cgil (che in questa vicenda sta tentando di rappresentare i cameraman), si è fatta sentire Assostampa, il sindacato dei giornalisti (o di quei pochi che hanno un contratto da gironalista), che, come magicamente, dopo la denuncia dei cameraman, ha fatto valere la sua presenza – e il senso della sua esistenza – con un comunicato in cui si parla dei giornalisti di quasi tutte le emittenti salentine:

L’Associazione della Stampa di Puglia denuncia la grave situazione dei giornalisti delle emittenti salentine Telerama e Canale 8, ai quali da diversi mesi non vengono corrisposti gli stipendi. La crisi economica, pure innegabile, non può giustificare in alcun modo il comportamento dei due editori, che per assurdi e incomprensibili motivi di immagine continuano a evitare qualsiasi forma di confronto con i dipendenti e con le rappresentanze sindacali per la ricerca di soluzioni a sostegno dei redditi e per la salvaguardia dei posti di lavoro. Intollerabile è poi la situazione di Canale 8, dove risultano numerosi situazioni di lavoro irregolare. Si tratta di fatti per lo più noti, ma sui quali va registrato l’imbarazzante silenzio di tutti, a cominciare dalla maggioranza dei politici locali impegnati nelle passerelle elettorali di questi giorni. Per questa ragione, il sindacato dei giornalisti annuncia la mobilitazione in tutte le sedi, a sostegno dei diritti, dei redditi e della dignità del lavoro dei giornalisti.

La cosa curiosa è che Assostampa parla di fatti “perlopiù noti” dei quali gli editori “per assurdi e incomprensibili motivi di immagine” rifiutano di parlare, prendendosela poi con i politici locali. Ma ha davvero senso prendersela con la politica e le “passerelle elettorali”? Che c’entrano? Non è la politica la controparte del sindacato. Visto che sono “fatti noti” il sindacato dovrebbe conoscere nomi, cognomi, situazioni. Ma nel Salento, per ora, di iniziative di Assostampa a tutela dei giovani giornalisti precari non se ne sono viste. Grazie alla denuncia di Vincenzo Siciliano abbiamo avuto questo “durissimo” comunicato stampa. E un annuncio, il cui seguito sarà tutto da seguire.

Comunque, la proposta di Siciliano di scioperare durante le dirette televisive del dopo-voto è certamente forte e andrebbe supportata ampiamente dal sindacato a cui fanno riferimento i cameraman (che sia Cgil, Cisl, Uil, etc) e dagli stessi giornalisti che con i cameraman lavorano a stretto contatto ogni giorno. Una mobilitazione collettiva, un piccolo black out dell’informazione per far comprendere a tutti quale sia la valenza sociale del lavoro di chi sta dietro e davanti la telecamera (o dietro la tastiera di un computer, a scrivere). Ci vuole grande spirito di collaborazione e solidarietà “di categoria” (attenzione, la categoria dei precari, non quella dei giornalisti che non è una categoria ma una giungla spaccata a metà tra sommersi e salvati). E se la ragione spinge al pessimismo, già il fatto che si sia sollevato un dibattito “pubblico” – soprattutto su internet – è una vittoria. Grazie Vincenzo, per il suo “arabo” coraggio. E grazie internet.

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2 thoughts on “Il cameraman coraggioso e le pentole scoperchiate

  1. Quindi è ora di annunciare la mobilitazione? Lunedì pomeriggio, 7 maggio, tv al buio per mezz'ora in contemporanea. Non credo che si potrà fare molto di più, ma se lo facciamo, tutti, sarà un gesto simbolico la cui eco sarà molto ampia. Ora o mai più, è il caso di sottolinearlo per chi tituba…
    Io sarò con voi, anche se non lavoro più per un'emittente radiofonica (radio popolare salento) che, dopo 3 anni , non mi ha pagato nè stipendi arretrati, nè maternità, nè tfr (alcuni di noi sono stati licenziati in blocco).
    Non siete soli.

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