Il bacino naturale di San Cataldo divorato dall’inquinamento

Tra le tante meraviglie paesaggistiche del Salento ci sono i numerosi bacini naturali presenti lungo le coste. Uno di questi è particolarmente bello e si trova nella delicata zona compresa tra la seconda darsena di San Cataldo e l’area destinata ad uso militare. Già in lontananza è possibile notare la presenza di aironi e altri volatili che insieme alla pineta circostante rendono il bacino in questione uno spettacolo armonioso; peccato che lo scenario cambi nettamente una volta arrivati in prossimità dello specchio d’acqua. Per arrivarci è necessario districarsi in un vero e proprio percorso ad ostacoli caratterizzato da plastica e rifiuti di ogni tipo: questo posto, apparentemente incontaminato, è oggi un grande discarica a cielo aperto, come documentato dalla gallery fotografica in fondo all’articolo.

Camminando sul terreno circostante è facile avvertire, in alcune zone, uno strano scricchiolio sotto i piedi: stiamo passeggiando su un pavimento di plastica che il tempo e la noncuranza ha ormai interrato sotto un superficiale strato di terra e sabbia. Tutt’intorno c’è immondizia: flaconi di pesticidi e olio per macchine, pneumatici e resti di barche, bombole di gas mangiate dalla ruggine e fiale di liquido anticorrosivo. In un tratto particolarmente sporco della spiaggia c’è un grosso legno infilato nel terreno sopra al quale qualcuno ha legato una serie di bottiglie di plastica, creando cosi una sorta di “chioma”. Come fosse una specie di monumento del e nel degrado.

Intorno al perimetro del bacino sono disseminati inquietanti bidoni e l’acqua deposita una grande quantità di schiuma densissima, caratterizzata da grosse bolle che spesso si mischiano con comuni bottiglie in decomposizione. Quest’ultimo aspetto è particolarmente preoccupante perchè, come annunciato durante il meeting dell’American Chemical Society, la plastica fotodegradandosi, ossia frantumandosi lentamente in parti sempre più piccole, rilascia delle sostanze altamente tossiche. Il polistirene, il secondo materiale plastico più utilizzato dopo il polietilene, decomponendosi libera sostanze fra cui gli stireni, cancerogeni e il bispenhol A (bisfenolo) che può compromettere le funzioni ormonali e riproduttive. Difatti queste particelle tossiche di materiale possono facilmente entrare nella catena alimentare degli animali. Le specie che inghiottono plastica sono 177 di cui il 95% è costituito da uccelli marini.Tuttavia il pericolo maggiore è il cosiddetto “entanglement”, ossia l’ imbrigliamento in sacchetti o altri rifiuti plastici e la conseguente morte  per fame, soffocamento o annegamento.

L’aspetto più importante però è un altro: il bacino di San Cataldo fa parte della zona “Torre Veneri” che è stata denominata “sito di interesse comunitario” (SIC) dalla Comunità Europea. Stiamo quindi parlando di un’area naturale che secondo la direttiva comunitaria n. 43 del 21 maggio 1992 (nota anche come Direttiva “Habitat”)  contribuisce in modo significativo a mantenere o ripristinare un determinato tipo di habitat naturale  o a mantenere in uno stato di conservazione soddisfacente un determinato tipo di specie. Entro sei anni dalla dichiarazione del SIC, in questo caso avvenuta nel 2000, l’area deve essere dichiarata dallo Stato membro, in coordinazione con gli enti locali, “zona speciale di conservazione” (ZSC), nella quale vi devono essere applicate tutte le misure di conservazione indispensabili al mantenimento degli habitat naturali e delle specie che vi risiedono.

un esemplare di Martin Pescatore

Tuttavia sono passati dodici anni e il bacino ancora non gode, negli atti ed evidentemente nella pratica, di questa necessaria forma di tutela. La normativa spiega anche che tale area è di fondamentale importanza al mantenimento della biodiversità della regione in cui si trova. Di conseguenza il bacino di San Cataldo rientra nella rete di “siti di interesse comunitario” denominata “Natura 2000”; quest’ultima è un’istituzione creata dall’Unione Europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, considerati come prioritari dagli Stati membri dell’Unione Europea. I siti appartenenti alla rete “Natura 2000” sono reputati di grande valore in quanto presentano rari esemplari di fauna e flora  considerati come “essenziali per l’ecosistema”, inoltre sono luoghi di nidificazione, riproduzione, alimentazione o di migrazione di specie di uccelli “minacciate, vulnerabili o rare”.

Insomma una vera e propria perla che sta letteralmente annegando nell’inquinamento. All’orizzonte c’è anche un altro rischio: la recente ipotesi di creare un porto turistico a San Cataldo pone dei seri interrogativi sulla sorte dell’area naturale in questione. Se il progetto di allargamento della darsena dovesse andare a buon fine, che fine farà il bacino?

Lasciandoci alle spalle i pini d’aleppo e gli aironi, rientrando verso il ponticello che riporta verso la darsena artificiale, è facile incontrare dei pescatori di ritorno dalla loro battuta di pesca, uno di questi si sofferma a guardare lo stato in cui versa il bacino, scuote la testa e afferma: “è un vero schifo ma che ci vuoi fare? Qui è normale”. Questo punto di vista è più condiviso di quanto si possa immagginare, perchè il massiccio inquinamento che il nostro territorio sta vivendo, può portare a tali sentimenti di rassegnazione o peggio assuefazione. Che un sito di interesse comunitario sia ridotto ad una discarica non dovrebbe convenire a nessuno, cosi come la tutela di determinate località non dovrebbe avvenire solo in prossimità della stagione di balneazione. Forse è da più parti che deve subentrare il cambio di mentalità necessario ad invertire la rotta, affinchè lo “schifo” non diventi “normalità”.

Elenco delle specie animali presenti nel Sic “Torre Veneri”

 

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One thought on “Il bacino naturale di San Cataldo divorato dall’inquinamento

  1. ci passo spesso da quelle parti ed è veramente uno scempio….la discarica (perchè così appare) è un interessante giacimento di informazioni, è un sito archeologico del rifiuto, da cui si traggono interessanti spunti…..basta osservare attentamente i rifiuti presenti, ebbene
    il 70%-80% di essi trattasi di rifiuti scaricati in mare da navi, barche, traghetti in trasito sul canale d'otranto..spesso navi straniere..basta leggere le etichette di alcuni rifiuti in plastica….insieme ad i rifiuti proventienti dall'altra parte dell'adriatico a causa dei venti predominanti nord occidentali; tale blocco comprende inoltre tutti gli scarti dei pescatori nostrani (reti da pesca, boe, galleggianti, cassette in polistirolo ecc ecc)
    il restante 20% percento è composto da legna (e li sono i fiumi in genere a portarla in mare)

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