Le sedie vuote del Pd e il senso di una sfida culturale

 

Inutile girarci intorno, ieri sera in Piazza Sant’Oronzo, alla presentazione della lista del Partito Democratico per le elezioni comunali c’era meno gente di quanta si aspettasse. Le sedie vuote, peraltro di un blu fiammante, risaltavano in file ordinate sotto un palco colmo di candidati e dirigenti del maggiore partito d’opposizione della città di Lecce, dal quale l’invito ai presenti è stato unanime:

“Lecce ha l’occasione di cambiare, questa volta, portiamoli al ballottaggio e poi vinciamo le elezioni. Altrimenti, dopo, non ci saranno più scuse per nessuno, non ci sarà più spazio per lamentarsi della classe dirigente cittadina che ha governato negli ultimi quindici anni”

Parole di Sergio Blasi, segretario regionale, che ha voluto essere realista. A Lecce la partita è complicata, l’elettorato difficile da motivare, l’ambizione della vittoria passa necessariamente dal risultato del ballottaggio. Il fatto che la sfida si presenti più che complicata per il Pd cittadino, fin dalla sua nascita in cerca di una reale presenza tra i leccesi, di un radicamento possibile che ancora non c’è, è risaputo e fa il paio con la consapevolezza che comunque andranno le elezioni di maggio, ci sarà un lavoro da ri-cominciare.

Non lo dicono solo le sedie vuote, lo dice anche la candidata a sindaco, che interviene dopo Teresa Bellanova e Sergio Blasi e punta tutto sulla motivazione di chi le sta davanti (c’erano circa centocinquanta persone) e di chi le sta alle spalle (i candidati consigliere). Dice: “Alla fine della campagna elettorale questa piazza la voglio vedere piena” e ancora “mi raccomando, le scarpe devono essere consumate!”. Perché è evidente che contro il partito di Palazzo Carafa, che in questi giorni sta consumando scarpe, mani, plance pubblicitarie e comitati elettorali (sostituiscono i negozi chiusi a causa della crisi economica, dettaglio ad alta carica simbolica), l’unica strada per l’alternativa di centrosinistra sia ritrovare una presenza tra la gente, portare la parola “cambiamento” nelle case dei leccesi, convincerli che il centrosinistra ha delle proposte migliori di quelle di chi ha governato.

E contemporaneamente lavorare sulla cultura politica dei leccesi, che in questi anni ha coinciso a volte in maniera imbarazzate (chi ricorda il 70-30 tra Poli e Maritati?) con la cultura politica del centrodestra leccese. Una comunità compatta, cementata al suo interno da valori e disvalori, da amicizie e solidarietà, che alla fine dei conti, una quadra e un accordo lo trova sempre (Poli e Perrone docet). Ma che ha dimostrato il vizio – fondamentale – di non lavorare per il bene comune ma a beneficio di se stessa. Questo è il punto e l’essenza di quel “cumandamu nui” ben individuato come sintesi negli slogan elettorali di Loredana Capone. Questa la sintesi della arretratezza – ebbene sì – di una città che chi ne conosce la pancia solletica con l’epiteto di “capitale” (ma de che?) e che invece il centrosinistra deve spingere a pensarsi moderna, evoluta, con la mente aperta. Con un sogno migliore, collettivo, rispetto a quello del posto di lavoro alla Sgm.

Andare in piazza, metterci la faccia e mostrare le sedie vuote, a questo proposito, può essere un punto di partenza, anche per cambiare un bel po’ di cose nel Pd leccese. Presentare i propri candidati non all’interno di un comitato o di qualche altro rassicurante luogo chiuso, ma in piazza, ha avuto il merito di fornire ai convenuti il senso di una sfida che a Lecce città è dura da raccogliere ma che si può vincere. Consumando le scarpe, nei prossimi 30 giorni e nei prossimi 5 anni.

Le sedie vuote del Pd, quelle di ieri sera, infondo, non è detto che rappresentino altrettanti elettori del centrodestra. I sondaggi di tutti – destra e sinistra, che vedono la quota di non votanti in crescita – dicono che si tratta di gente che semplicemente ha preferito restare a casa e che c’è il forte rischio che se ne resti a casa anche il 6-7 maggio. Come tanti elettori di centrodestra delusi da inchieste giudiziarie e presunto malaffare venuto a galla negli ultimi anni a Lecce. Un triste riflusso. Da convertire in una ondata di cambiamento. Anche questo è il senso della sfida – proibitiva – che il Pd (e Loredana Capone) ha davanti.

foto di paride de carlo