Il declino della moralità o la scomparsa della politica

Diciamo la verità. Questo dibattito sul declino della morale pubblica in due importanti città, come Bari e Lecce, tutto centrato su “pelose cozze” e “partite taroccate” comincia a diventare insopportabile. Non che la questione non esista; ma poste così le cose, si finisce solo a ridurre tutto a una brodaglia indigesta e immangiabile.

A mio parere, la questione “Puglia” (di cui le vicende di Bari e Lecce sono solo aspetti particolari) riguarda il cortocircuito tra una politica che ha concentrato tutte le sue potenzialità espansive, sempre più, nella sola azione amministrativa e una società civile, priva di progetti autonomi, ossessionata solamente di essere inclusa nell’utile “cerchio magico”.

Certo le differenze in questa “area sociale” che vive nell’anticamera del potere ha caratteri e storie anche differenti. C’è la componente “gattopardesca” dei vecchi imprenditori pugliesi che hanno fiutato per tempo la fine del “modello Fitto” e sono saliti con rinnovata baldanza sul “carro dei nuovi vincitori” (Vendola, Emiliano).

Sanità, edilizia, rifiuti; un mondo opaco che si è sempre alimentato della “committenza” con il tradizionale potere politico di governo. Solo che questa volta vongole e cozze pelose (o piuttosto aiuti elettorali e regali osceni) venivano inviate agli indirizzi dei notabili del Centro sinistra, piuttosto che a quelli di Fitto e Palese. Un “muro” d’interessi concreti che ha perpetuato il proprio controllo su importanti pezzi dell’apparato produttivo pugliese. Tanto refrattario a ogni cambiamento quanto ostile a qualunque differente statuto nei rapporti tra politica e mercato.

Insomma la deriva populista del modello “Primavera pugliese” risiede tutta qui. Nella velleità “giacobina” della politica (oggi di sinistra ieri di destra) di “presidiare” i soggetti del mercato e nella delirante presunzione che solo dal centro del potere (di governo) esso poteva essere regolato. A questo scopo non servono i partiti di massa. Anzi sono d’ingombro. Sono inutili le “Fabbriche di Nichi” se non per selezionare qualche astuto professionista cooptato nel “governo”. Di moda sono le strutture “flessibili”.

Quelle costruite intorno ai detentori del “potere”, tenute insieme solo dal rapporto d’interesse con l’amato leader e naturalmente del tutto indifferenti a progetti e distinzioni sociali. Il prezzo pagato è stato pesante. Perché il risultato di questi anni è stato una sostanziale “spoliticizzazione” dell’intero tessuto sociale pugliese. Un peggioramento nella sfera dei valori, un pericoloso arretramento nei criteri degli interessi generali; insomma il rischio di scambiare per classe dirigente una generazione ispirata da uno spregiudicato “rampantismo”, sottratta a ogni controllo e a ogni criterio trasparente di selezione.

Proprio per esemplificare: sulla sconfitta della “Primavera Pugliese” non si costruisce una nuova stagione politica progressista. Il futuro non è il moderno partito civico di Vendola ed Emiliano. Ma un deserto sociale, d’idee e progetti, dove si aggirano da protagonisti i Giampi Tarantini, i Massimo Bonerba e, se le indagini dei magistrati saranno confermate dalle sentenze dei giudici, i Carlo Quarta. Ma questo è un altro discorso.

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3 thoughts on “Il declino della moralità o la scomparsa della politica

  1. I partiti ideologici di massa del Novecento non torneranno mai più, ed è soltanto un bene. Il problema è una sorta di fumosa postdemocrazia, a cui solo una riforma dal basso della politica e l'attivazione della cittadinanza attiva può rispondere. La politica sequestata dai partiti non è l'agire per la difesa e il governo dei beni comuni, l'agire collettivo per l'interesse pubblico generale della polis, ma tutt'altro. La fine ingloriosa della Seconda Repubblica (mai nata perchè priva delle istituzioni necessarie) apre scenari inconsueti, inquietanti ma ulteriori. Populismo "di sinistra" e giacobinismo sono come i cavoli a merenda: non c'entrano nulla, non esistono. E' il dalemismo, di cultura tardo-togliattiana, che odia società civile e culture azioniste, oltre a non tollerare competitor a sinistra. Il PD non è stato innovazione ma figliatura tardiva e fredda del "Compromesso stsorico". La "Primavera pugliese" trova certo un intoppo nei personalismi, ma accostare Emiliano con Vendola è un'operazione tendenziosa ed errata. Fino a prova contraria Emiliano, il dottor Balanzone di turno, presidente regionale del PD, che pure è stato una svolta per Bari, voleva mettere su un un insieme li liste civiche che andasse dalla Poli Bortone ai neoborbonici, da De Magistris a Fini…Ora torni a finire onorevolmente il suo mandato, se ne è capace. La crisi della politica si risolve non certo con l'abolizione dei partiti, ma con il loro ritorno nell'alveo costituzionale: basta con l'occupazione dello Stato, della RAI, della Pubblica Amministrazione, con un milione e mezzo di persone che vive di politica. La "Primavera pugliese" si è solo raffreddata, sono troppi a cantare il de profundis, a volte gli stessi che ne sono stati una palla al piede o non l'avrebbero mai consentita con il politicismo e la politica come autonomia e volontà di potenza (spesso solo prepotenza). Fatevene una ragione, la sinistra plurale tornerà in Parlamento.

  2. "Se le indagini dei magistrati saranno confermate dalle sentenze dei giudici" è un concetto che evidentemente vale per i Carlo Quarta, ma non vale per i Giampiero Tarantini e i Massimo Buonerba.
    E per i Gianni Turrisi, dobbiamo o non dobbiamo aspettare l'esito delle indagini condotte dalla guardia di Finanza?

  3. Salve Signor Turrisi,
    mi scusi se utilizzo in modo improprio questo mezzo, ma non riesco a mettermi in contatto con lei in nessun altro modo. Sono la figlia di Rosa Maria Protopapa. Ho letto molti suoi articoli e mi sono soffermata su quello inerente la morte di Antonio Filograna e mi chiedevo se fosse possibile incontrarLa per parlarLe di un progetto che ho in mente. Spero di ricevere presto Sue notizie.

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