3 cose sulla politica che ho imparato dai pasticciotti di Ascalone*

*Con il fondamentale contributo di Danilo Lupo, autore dell’intervista ad Andrea Ascalone (che riportiamo in fondo al post), girata in concomitanza con la visita istituzionale dell’On. Ugo Lisi alla bottega del più famoso pasticcere salentino.

1. L’importanza di arrivare in pasticceria prima di Ugo Lisi, specialmente quando è accompagnato da quell’energumeno di Giuseppe Scopelliti, governatore della Calabria, e soprattutto quando per di più i due sono in pausa-merenda da un congresso Pdl.

2. Qualora si voglia professarsi comunisti, lo si può fare, ma giusto “in senso generale”. Anche perché, non appena si dovessero sentire i morsi della fame, e qualora dovesse poi sopraggiungere “l’odore di quel gentil metallo”, non ce ne sarebbe per nessuno: ci si convertirebbe subitaneamente al liberalismo. O, male che vada, alla Democrazia Cristiana.

3. Per quanto possano essere potenti, ricchi o assenteisti in Parlamento i clienti di Ascalone, come giustamente riassume Lupo, la politica è bella, ma la pasticceria è meglio. Di conseguenza, non importa quanto possa attirare l’odore dei soldi: resta più penetrante quello dei dolci. E il ciclo ricomincia, purché quando la vita non somiglia a un cerchio perfetto, abbia almeno l’accortezza di entrare nella forma ellittica dello stampo di un pasticciotto.

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