Dieci buoni motivi per essere Paolo Perrone

10. Contro il logorio della vita consiliare, poter contare sempre e comunque sul supporto delle spalline imbottite di Attilio Monosi, assessore al bilancio del Comune di Lecce Le spalline di Monosi sono ideali per una poggiatina veloce in caso di semplici tempi morti, ma sono adatte anche a periodi più lunghi. Fino ad essere impiegate come vero e proprio cuscino da viaggio, soprattutto quando a prendere la parola è Wojtek Pankiewicz, capo e gruppo dell’Udc a Palazzo Carafa. Che è certo un campione di buon cuore e di fair play, ma non di sintesi e di ritmo.

9. Potersi nutrire per intere infrasettimane esclusivamente di buffet e di cocktail di benvenuto. E pur tuttavia riuscire a non ingrassare di un solo vol-au-vent.

8. Poter mantenere con successo un look vintage, tutto anni ’80; con il solo rischio, qualche volta, di esagerare, risultando perfettamente appropriato, anche presentandosi senza maschera, alle feste a tema anni ’20 di Sergio Alessandrini.

7. Potersi permettere di essere fra gli habitué del Fusion senza consumare mai niente, anche perché onestamente non vi piace poi tanto questo benedetto sushi.

6. Riuscire a sentirsi a casa ovunque, adattando le proprie abitudini a quelle degli autoctoni. Così che a Lecce, quando tutti ordinano uno spritz, lui pretende solo calici di Negroamaro; mentre, in Alta Badia, quando tutti ordinano comunque uno spritz, lui esige il suo teroldego, il “vino principe del Trentino”.

5. Non essere bassi come Rocco Palese ed essere dunque obbligati a salutare chiunque per primi.

4. Di conseguenza, essere cintura nera di torsione del busto davanti al bancone del bar, quando ci entra qualcuno che non si ha voglia di salutare. Con votazioni da parte della giuria di camerieri che non scendono mai sotto alla media del 7,5.

3. Avere il potere di passarla sempre liscia anche se, le volte che si saluta, sentendosi autorizzati a chiamare tutti per nome, si chiamano le mamme col nome delle figlie; le figlie col nome delle mamme; i padri coi nomi delle figlie e i figli col nome delle mamme; o, in alternativa, gli amici coi nomi delle mogli, le mogli coi nomi degli assessori, i nemici coi nomi delle amanti e i parlamentari forfettariamente tutti con “Ciao Cosimino”.

2. Avere l’autorevolezza necessaria per chiedere ad Andrea Guido (consigliere di maggioranza) di fare un remake della propria campagna elettorale del 2007. Solo – in una foto che ha fatto epoca e che purtroppo è volata in cielo, insieme con il vecchio profilo Facebook di Guido – con una stella marina al posto degli slip.

1. Avere una sfilza di privilegi come questa, tutta fatta di cose di gran pregio, ma di cui neanche una si può comprare. Eppure, nel caso fossero a pagamento, potersele comunque comprare tutte.

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

7 thoughts on “Dieci buoni motivi per essere Paolo Perrone

  1. E' proprio vero, la perfezione non è di questo mondo. Anche un giornalista straordinario come Giovanni De Stefano può sbagliare ! Infatti, al punto 1 del suo articolo è contenuta una grave inesattezza, poichè attualmente in Italia i maggiori esponenti dell'arte oratoria siamo non più di 4/5 persone. Cioè Marco Antonio, Cesare, Cicerone, Gerolamo Savonarola ed io. Ho dovuto sviluppare a dismisura tale arte, poichè, come ricorda De Stefano, essendo capo e gruppo dell'UdC a Palazzo Carafa, ogni volta che riunisco il gruppo, le discussioni sono talmente accese che per essere convincente devo fare ricorso alla mia oratoria.

  2. L'arte di convincere sé stessi è la più difficile, in politica.
    Tutta la mia stima, signor Pankiewicz, per l'ironia e lo spirito. E per il suo periodare impavido e assorto. :)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *