“Se il centrodestra candida Perrone, perde le elezioni”, dicono i sondaggi in possesso di Paolo Pagliaro. Che ha annunciato la sua candidatura a sindaco, come era nelle cose. E ha deciso di mostrare i muscoli all’avversario, il quale, qualche giorno fa, aveva sminuito la portata elettorale di Apl, peraltro in diretta su Telerama. Smacco doppio. “Mi svaluti e lo fai pure a casa mia”, deve aver pensato Pagliaro.
Così, smessa la farsa della “consultazione interna”, delle due mozioni contrapposte (De Iaco - Buccoliero) e del “popolo di Apl” che decide autonomamente, insomma, smessa la farsa del leader democratico e popolare che affida il suo destino alla volontà delle genti, si è presentato finalmente per quello che è: un politico, nel bene e nel male. Capace di decidere e fare passi avanti, decisi. Capace di sfidare l’avversario (Perrone) sul terreno delle sue debolezze e di proporre strategie non solo personali (o personalistiche) ma di coalizione (quella del centrodestra).
È il dato positivo dell’assemblea di Apl di ieri sera. E, indubbiamente, un vero e proprio cambio di marcia. Certo, c’è stato tutto il racconto della “travagliata discussione interna tra le liste e i movimenti che compongono la federazione”, c’è stato il necessario passaggio di Buccoliero sul palco che per primo pronuncia la fatidica invocazione (“Paolo Pagliaro è il nostro candidato sindaco”), a significare la ricomposizione interna. C’erano perfino due piccole urne nelle quali, in teoria, dovevano essere depositate le schede dei votanti e sulle quali la data “27 gennaio” era stata scritta su quella precedente “21-22 gennaio” cancellata con il bianchetto.
Insomma, la scenografia c’era tutta. Ma la sceneggiatura era già stata scritta. E, ripetiamo, non è stato un male, anche perché, alla fine, il popolo di Apl ha effettivamente “acclamato” Paolo Pagliaro con entusiasmo e questa volta la sala dell’hotel President era piena. Resteranno perciò un mistero nella storia di queste elezioni amministrative le cause del flop del precedente appuntamento .
Ciò che più conta, il succo della serata, è che Paolo Pagliaro ha apertamente sfidato, con toni da campagna elettorale, Paolo Perrone alle primarie del centrodestra. Sempre che il sindaco – del quale più e più volte è stata rimarcata la “spocchia” e la “arroganza” - accetti. “Se Perrone non vuole confrontarsi con noi, allora, se è una persona seria, deve fare un passo indietro dalla sua candidatura e aprire una nuova fase nel centrodestra leccese, quella della concordia”. E anche qui Pagliaro coglie nel segno. Perrone, lo sa il leader di Apl, non è debole perché “spocchioso”, ma soprattutto perché ha litigato praticamente con tutto lo scenario politico costituzionale della città di Lecce. Con la Poli. Con l’Udc. Con Apl. E, sottotraccia, subisce una malcelata (ma inconfessabile a microfoni aperti) conflittualità da parte dei mantovaniani. Un disastro.
Perciò Pagliaro dice ai suoi (perché suocera intenda): “Non avete idea di quante telefonate ho ricevuto da gente del Pdl che si scusava per le parole di Perrone sulla nostra inconsistenza e che mi manifestava solidarietà”. E aggiunge che tanti amici gli dicono “sai Paolo (pagliaro, ndr), io sono con te, ma sai com’è, non mi posso esporre”.
“Allora cosa dobbiamo attendere, il segreto delle urne?”, si chiede, e chiede, Pagliaro, di fronte a questa variegata (ma davvero) platea di popolo e di giovani professionisti, di gente ricca (o dai ricchi copri spalla, cappotti e pelliccia) di ragazze giovani e truccatissime, di vecchio ceto elettorale socialista e militari e carabinieri in pensione o a un passo da essa.
Poi enuncia i numerosi concetti intorno ai quali ha costruito la sua discesa in campo, espressi – vecchia scuola – come se stesse parlando a un bambino della seconda media: “Noi siamo per il campanile, che è appartenenza”, “l’identità è amore, noi amiamo la nostra città e siamo stanchi degli scippi e delle porcherie che ha subìto”, “è il mio mestiere che mi ha portato qui, ho cercato di alzare l’attenzione su tante cose che ora sono nelle cronache, ma poi mi sono reso conto che era come abbaiare alla luna”. È sceso in politica.
Parola che nella sala del President si traduce in un misto di schifo, di indignazione che si trasforma in ribellione civica, in impegno personale che si traduce in adesione fiduciaria al progetto del self made man Paolo Pagliaro. Il tutto shakerato con una massiccia dose di nazionalismo salentino, la Regione Salento, “che resta la madre di tutte le nostre battaglie”. Insomma, “fare pulizia”, “facce nuove”, “prendiamoci ciò che è nostro”, “noi amiamo la nostra città”.
In bocca al lupo. Ai due Paolo. E ai numerosi terzi incomodi che in queste primarie del centrodestra non vedono l’ora di metterci lo zampino.








Forza Pagliaro.. Forse è davvero arrivato il momento del cambiamento per questa città !
Pagliaro batterà perrone senza dubbio alcuno
Non credo che Pagliaro rappresenti un cambiamento significativo per Lecce, ma ognuno ha il diritto di spendersi per la politica come meglio ritiene.
Se c'è una cosa che le ultime primarie del centro sinistra hanno insegnato è proprio il fatto che i sondaggi non garantiscono il risultato del voto: tra i sondaggi ed quel voto c'è di mezzo una campagna elettorale che può, per vari motivi, fare la differenza.
A parte il passaggio sulla "farsa della consultazione interna" devo ammettere che questo articolo mi piace.
mah, di lega c'è già quella nord….
Il Movimento Regione Salento in comune con la Lega non ha nulla, ma è ovviamente un metodo comodo per delegittimare, non è vero?
uno che non paga nemmeno i propri dipendenti che vuole fare il sindaco di lecce?… è più schifoso chi conosce la realtà e continua a difenderlo… non come emilio fede siete peggio…
E dopo la fantozziana esperienza del Regione Salento Store, ora un polpettaro impeto politichese (dopo un non rispettato "non mi candido") pervade la mente degli stralentini. Comicità a palate.
Mi è capitato solo ora, bellissimo questo pezzo.