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“Antipolitica” o politica smarrita?

 

Ci sono momenti in cui ragionare è difficile. Sono i momenti delle grandi delusioni: come un forte pugno nella pancia che ti offusca la vista e per un po’ ti fa vedere nero tutto intorno.
Domenica a spoglio delle primarie pressoché completato, per esempio. È stata l’ora in cui mi sono chiesto insieme a tanti altri se avessimo sbagliato qualcosa, se avessimo potuto o dovuto fare di più. Forse, ingenerosamente.
Perché il rude cazzotto nella pancia ti lascia per qualche lungo istante senza fiato. Come diceva Peppino Impastato ne “I cento passi” : “Viene voglia di piantare tutto e andare via dietro a loro. Ma qui non siamo a Parigi, non siamo a Berbley, non siamo a Woodstock e nemmeno all’isola di White. Qui siamo a Cinisi in Sicilia, dove non aspettano altro che il nostro disimpegno, il rientro nella vita privata…”.

Allora ho ripensato a tutte le iniziative che con Carlo e Lecce 2.0dodici abbiamo messo in campo per tutti questi mesi, ben prima che iniziasse l’avventura delle primarie. Ho ripensato al ritrovato gusto per la buona politica, per la partecipazione, al confronto, alla vigile attenzione sull’operato degli amministratori. Carlo ci ha fatto riscoprire come esista un modo diverso di fare politica. Un modo che la “sinistra” nostrana ha smarrito da lungo tempo e che la gente ha individuato come elemento di assoluta novità, di rottura con le consorterie ed i salotti, con le pratiche consociative o semplicemente ignave dei nostri rappresentanti o dei partiti più o meno di sinistra.
Un pungolo inquisitorio instancabile unito al confronto di idee con la gente, alla proposta partecipata e messa in discussione ed elaborazione con cittadini, professionisti, artisti, associazioni, creativi. Una politica che non c’era.
Poi ho ripensato allo scoramento ed alla tentazione di mollare tutto. Ho pensato a tutti i volti noti e meno noti di chi è da troppo lungo tempo assente ingiustificato dalla politica del fare. Ho rivisto in sequenza tutti quelli che mi hanno detto: “Voto la Capone per senso di partito, ma io tengo per Carlo”, a volte giovani, ma già troppo vecchi. Ho pensato a qualche Don Abbondio di una sinistra senza coraggio e senza idee che a spoglio appena terminato sentenziava il suo “Vae victis”: “ha perso l’antipolitica!”

Per questo oggi sento di apprezzare in maniera ancora più intensa tutto quanto Carlo e tutti gli instancabili amici di Lecce2.0dodici mi hanno reinsegnato, mi hanno fatto riscoprire.
Per questo oggi sento che non regalerò il mio ed il nostro disimpegno a chi lo desidererebbe, a destra come a sinistra. Questa nostro fare politico non va disperso. Però sappiate che non facciamo sconti: saremo sentinelle attente e critiche con gli altri quanto con noi stessi.
Il nostro consenso, il nostro agire non si può semplicemente cooptare. Vorremmo infettare questa pigra “sinistra” leccese con il virus della partecipazione. No mio caro Don Abbondio, noi non siamo l’antipolitica, semmai la politica smarrita, quella vera.

Gabriele Molendini