Vita da comunicatore. L’altra faccia della campagna elettorale leccese

Polpastrelli consumati su superfici touch screen di smartphone e tablet, elevati quantitativi di caffeina e tramezzini chimici quasi sempre ingurgitati con bevanda ipercalorica. E poi tabacco, consumato in tutte le sue possibili declinazioni. Questa è la vita del comunicatore in campagna elettorale. O qualcosa di molto simile.
Piccoli grandi richelieu postmoderni, depositari di un potere perpetrato con la spensieratezza di un infante, pagati (forse, chissà quanto e quando) per pensare la cosa giusta al momento giusto e con la dovuta forma. Che siano addetti stampa o gourmet della dieta social mediale poco cambia. Sempre – o solo – di comunicatori si tratta.

Nella campagna elettorale leccese le squadriglie della comunicazione sono già formate. Si aggirano nella semioscurità come in una rete sociale parallela, e rendono possibile l’ubiquità dei loro assistiti; i quali si possono permettere il lusso evolutivo di essere fisicamente impegnati in un confronto pubblico pur continuando a opinionare come se nulla fosse su Facebook e Twitter.

La specie dei comunicatori della politica è ormai insostituibile. O ti chiami Michele Emiliano (al più Mario De Cristofaro), oppure rischi di fare la fine del povero – virile – Giuseppe Ripa, assurto agli onori della cronaca nazionale e internazionale per non aver capito che dare della “signorina” al governatore della Puglia su Facebook non è come sussurrarlo nell’orecchio del proprio cane.
Ebbene, mettendo insieme la fauna comunicativa di Carlo Salvemini, Loredana Capone, Sabrina Sansonetti e Paolo Perrone (di fatto in campagna elettorale anche se non ufficialmente) è possibile stilare una tassonomia diversamente scientifica degli stili comunicativi in campo.

Tipologia A – L’Apple fanboy – Trattasi di individuo tecnologicamente all’avanguardia, seguace del libro di Jobs dopo un trascorso da accanito miscredente. Attivista pentito di Android, l’Apple fanboy consuma gli iMac, gli iPhone, gli iPad con la stessa naturalezza con cui si fuma i toscanelli speciali. La sua è una comunicazione giocata sul filo del politically correct, mai banale, a volte irritante. Fautore delle parole in libertà sa aderire perfettamente a qualsiasi superficie politico-culturale. Esemplare tipico: Giovanni De Stefano. (Carlo Salvemini)

Tipologia B – Il Guru – Il suo habitat naturale è l’agenzia di comunicazione. Sforna claim e slogan come fossero imprecazioni calendario alla mano. Non ama la vita sociale, ama i social. Pochi fortunati possono vantarsi di aver incrociato il suo sguardo lontano dalla sede legale della sua agenzia; mentre solo una ristrettissima élite può raccontare di averlo conosciuto o addirittura di aver condiviso una sola Kwak alla Cantina delle streghe. Esemplare tipico: Matteo Serra. (Carlo Salvemini)

Tipologia C – L’Urban communicator – Più attento alla credibilità della strada che a quella di un retweet. Aria sorniona con un inconfutabile trascorso da bello impossibile stampato nello sguardo compiaciuto. Come l’Apple fanboy e il Guru, l’Urban communicator non è nativo digitale, ma a differenza dei suoi colleghi non avverte il bisogno di rinnegarlo. Esemplare tipico: Andrea Gabellone. (Carlo Salvemini)

Tipologia D – Il Geek – Completamente assuefatto ai contenuti tecnologici al pari dell’Apple fanboy ma potenzialmente attratto dalle lusinghe libertarie di Linux e dintorni. Ama la socialità reale ancor meno del Guru – è praticamente impossibile avvistarlo – ma trova pieno appagamento in quella virtuale. Tipica eminenza occulta, ideale per la comunicazione politica parasovietica alla Vendola, entra ed esce da Facebook, Twitter, Google plus, Foursquare (e derivati) neanche fossero le stanze del suo appartamento arredato Ikea. Esempleare tipico: Dino Amenduni. (Loredana Capone)

Tipologia E-F-G – La Voice, la Vamp e la Vaga. Per motivi di complementarietà antropologiche, non sono vendibili separatamente. Seguono i loro assistiti stringendosi tutt’e tre in un’unica ombra. Tablet sempre alla mano, soddisfano in tempo reale l’abulia mediatica del politico di turno, il quale in questo modo riesce a essere sia candidato/a che uomo (o donna che sia). E quindi possono – contemporaneamente – replicare a un avversario, inviare un comunicato stampa sulle marine leccesi e augurare la buona notte dal profilo Facebook; nel mentre sono impegnati a rilasciare un’intervista a tre emittenti televisive diverse. Senza di loro, le identità multiple di candidati complessi come Loredana Capone sarebbero separati in casa. Esemplari tipici: le Loredana’s Angels. Alessandra Caiulo, Eleonora Leila Moscara, Maria Grazia Maci. (Loredana Capone)

Tipologia H – La Vintage personal assistant – Fosse per lei utilizzerebbe la macchina da scrivere portatile, che probabilmente possiede. Alla pendrive preferisce la penna stilografica e non darebbe in cambio per nulla al mondo uno dei suoi stilosissimi cappellini, nemmeno per un Tamaggo 360 con ammaccature effetto vecchilizzato. La vintage personal assistant non è nativa digitale e ne va fiera. Anche se per lavoro è costretta ad avere a che fare con internet cerca di compromettersi il meno possibile con il nemico, perché in cuor suo spera di sabotare tutti i server fisici e virtuali del pianeta. Magari con un aeroplanino di carta stampata. Esemplare tipico: Ilaria Lia. (Sabrina Sansonetti)

Categoria I – La Fashion Victim – Curata in ogni dettaglio estetico, non c’è collega maschio che possa vantare di possedere una foto che la ritragga impreparata su trucco e parrucco, pur millantando di averne decine con lei. Presenzialista, infaticabile, ricaricabile. Ideale per sindaci burberi o ad alto tasso di sportività, la Fashion Victim è programmata per far sembrare gioviale un primo cittadino, comunque vada. Impresa non facile, appaltabile solo a una donna in grado di esalare buonumore anche solo dal maglioncino. Pugno di ferro in un guanto di marshmellow. Esemplare tipico: Barbara Politi. (Paolo Perrone)

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10 thoughts on “Vita da comunicatore. L’altra faccia della campagna elettorale leccese

  1. Ora mi sono compromessa…ma per voi lo faccio con piacere! E posso pure vantarmi di conoscere Matteo Serra :-) Complimenti Francesco, un abbraccio a tutta la redazione.
    (Grazie per avermi fatto conoscere il Tamaggo, ne ignoravo l'esistenza. Per me, un oggetto inutile!)

  2. Ieri hai pubblicato il commento
    oggi lo hai cancellato.

    Lefons, ti ho forse insultato? Ho usato parole scurrili? Non ti piacciono le domande che faccio?
    qual è il problema, che mi so firmato Pippo?

    Vuoi che ci metta un nome e cognome?

    fammi capire,
    cosa ha che non va questo commento che lo hai censurato?

    ———–
    Tutti di Lecce tranne questo Dino Amenduni.
    Chi è Dino Amenduni?

    Sono sicuro che l'autore conosce bene tutte queste persone per poterle giudicare in questa maniera.
    E visto che le conosce, sarebbe carino sapere se queste persone vengono pagate o meno.

    Io sono veramente curioso di sapere se si può campare una famiglia facendo i "richelieu postmoderni".

    Infine Lefons, lei, che lavoro fa?
    Non mi verrà a dire che il suo lavoro è "giornalista da 20centesimi"?

    Saluti.

  3. Non mi sembra che dall'articolo traspaia una conoscenza personale di Dino Ameduni, quando un'analisi del suo lavoro, di lui come degli altri: evidenzia piuttosto la caratteristica 'dietro o avanti un pc'. Taluni communicator stanno a casa a gestire notizie, altri seguono il datore di lavoro nella vita reale. Mi sembra un bell'articolo sulle metodologie di comunicazione constatabili dalle tipologie.
    Se poi anche esistesse conoscenza personale, quale il problema, a mio conoscere? Esiste qualche conflittualità che tu conosci, Pippo?
    Grazie per aver fatto scoprire anche a me il Tamaggo :)

    P.S. Avrei approfondito anche la meta-comunicazione di Pagliaro.
    Saluti.

  4. Questo articolo è inutile.
    Se non fosse per una mera rivalità trasposta dal calcio fra lecce e bari riversata in parole ben confezionate.

    Anche uno stolto capirebbe che la lecce socialmediatica non ha digerito che la capone sta dando dei soldi ad un barese.

    A parte questo dettaglio insignificante, il mio voleva essere uno spunto ben più importante sul fatto che questa gente, questi " richelieu postmoderni" vengono mal pagati.
    Anzi nella maggior parte dei casi gli vene fatta una semplice promessa di un futuro lavoro.

    Ma forse è un argomento poco "barocco" e troppo rudemente mal posto per questo blog dai fini ricami letterari.

    PS: Voglio sperare abbiate problemi di funzionamento con il plugin disq.us e che smettiate di decidere un minuto si ed uno no quali commenti pubblicare e quali no.
    Ma forse è solo il mio browser che fa i capricci.

    :-)

  5. Baci da Dino Amenduni, che lavora a Proforma e percepisce un regolare stipendio dalla società.
    No, chi parla di me non mi conosce. Però la testata per cui scrive non fa il tifo per me, diciamo così.

    Un abbraccio a tutti :)

  6. Esimio Direttore, sono scandalizzato da tanta approssimazione e malafede. Nella mia lunga carriera di “comunicatore” e nelle tante campagne elettorali che mi hanno visto protagonista di primo piano, non mi è mai capitato di dover essere costretto a prendere provvedimenti del genere ma questa volta è troppo.
    Nell'articolo a firma Francesco Lefons, riferendosi alla mia persona, viene scritto quanto segue: "Non ama la vita sociale…" con l'evidente obiettivo di dipingermi come un nerd di secondo livello originario del basso Salento. Con il presente commento intendo chiedere formale rettifica e sono pronto a fornire copiosa documentazione fotografica relativa a luoghi, locali pubblici, feste private (affollate), eventi (mondani) ai quali ho preso parte allegramente e senza iphone.
    Spero che situazioni del genere non si abbiano a ripetere mai più onde evitare di essere screditati, direttamente dal sottoscritto, agli occhi della comunità dei comunicatori (pugliesi) che modestamente frequento e della quale sono uno stimato, riconosciutissimo e apprezzato esponente.
    Grazie.
    Matteo Serra

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