Alla scoperta del mostro di Loch Ness leucano

Pare che si aggiri, per il porto turistico di Leuca, una grossa verdesca. L’esemplare di squalo blu sarebbe rimasto da qualche giorno “stregato” dalle acque temperate del porto, tanto da non avere la minima intenzione di riprendere la strada del mare aperto. Non solo. Lo squalo avrebbe mostrato anche una decisa predilezione per i cosiddetti “Pesci Serra”, che da tempo immemorabile popolano le acque dello stesso porto e che la fantasia dei comunicatori salentini riconduce a tradizionali miti di fondazione della categoria, riguardanti i due presiccesi Sandro e Matteo Serra, F.lli Serra, di PazLab.

Questi Pesci Serra vengono descritti dai frequentatori della marina di Leuca come un incrocio fra una ricciola, una spigola e un barracuda e sono tanto irruenti da poter essere catturati solo dall’eroe amatorio, piscatorio e podologico locale sig. Francesco Colaci, dei F.lli Colaci, di ColaciMare.

Pensate voi, se sono così ambigue le descrizioni di un semplice pesce, per quanto aggressivo, quanto possano variare i racconti di chi ha avvistato, invece, la verdesca. Girano le voci più disparate su dimensioni e temperamento dell’animale. Alcuni riferiscono che per Giuseppe Petese – celeberrimo “Lupo di Mare” nonché padrone di “Dollaro”, il cane matematico – lo squaletto non sia più lungo di 90 centrimetri. Ma si tratta, naturalmente, della stima di un lupo di mare. I più fifoni sono convinti: 4 metri, non una pinna di meno. I realisti optano per un più convincente, ma niente affatto rassicurante, metro e settanta.

Altri habitué di Leuca non sono convinti dell’effettiva esistenza della fiera acquatica, anche se sono molto suggestionati all’idea che possa essere il mostro di Loch Ness del Capo. Tutti, invece, sono persuasi dell’esistenza di Francesco Colaci e dei fratelli Serra. Una risposta potrebbe arrivare da Mario Carparelli, lo studioso di filosofia ugentino che, dopo Giulio Cesare Vanini e i canti di sottanza, conosce solo un’altra passione: i film sugli squali. Sprezzante del pericolo, non persuaso fino in fondo dell’effetto “nostro di Loch Ness”, Carparelli starebbe cercando in tutti i modi di avvistare la verdesca, sfruttando la destrezza e la silenziosità del suo pattino.

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